Qualcuno lo sospettava da tempo e si chiamava Einstein, ma ora c’è un altro il quale ritiene che «La sparizione di coleotteri, anzi degli insetti tutti e oltre (dei loro predatori, uccelli e mammiferi, delle piante da essi impollinate e cosi via) non può che essere il preludio alla nostra scomparsa, forse non imminente su scala quotidiana ma probabilmente già in corso da qualche secolo e ora enormemente accelerata».
In un articolo pubblicato sulla rivista bi-annuale letteraria e artistica francese ‘Temporel,’ Boris Porena, compositore, ricercatore pedagogico e filosofo della cultura parte dalla sua passione per i coleotteri per spiegare come la loro estinzione costituisca una delle conseguenze del nostro «incauto intervento sull’ambiente» e come questo possa essere un rischio per la nostra stessa sopravvivenza.
Da qui la necessità urgente, secondo Porena, di prenderci «cura anche dei nostri compagni di viaggio» e dell’ambiente che «ci accomuna».
La sparizione dei coleotteri iniziata negli ultimi decenni «con velocità crescente», spiega Porena, è divenuta molto più rapida negli ultimi tre o quattro anni, «tanto che si può oggi parlare di una vera e propria catastrofe ecologica, almeno in area europea».
Anche insetti fino a ieri comunissimi come le cetonie e certe cavallette, avverte, «stanno diventando una rarità. I prati non risuonano più del ronzio degli imenotteri; di notte la luce dei lampioni non viene più visitata dalle grandi falene che un tempo abbondavano perfino in città e anche le acque di stagni e torrenti non ospitano più la ricca fauna cui eravamo abituati». E questo, rileva il compositore, «non accade solo qui da noi. Ho visto la fauna coleotterologica calare bruscamente da un anno all’altro in Bulgaria e la cosa mi è stata confermata da entomologi bulgari».
Tuttavia, rileva Porena, « E se la catena delle sparizioni fosse inarrestabile e, dopo gli uccelli toccasse ai mammiferi e infine all’uomo? Nel mondo si contano molte unità se non decine di specie che ogni giorno si estinguono e ognuna di queste ne trascina con sè delle altre. Fin quando potremmo dirci al sicuro?
E, tutto questo – dice – vedendo le cose unicamente dal nostro punto di vista». Per Porena, infatti, c’è invece la necessità di guardare le cose anche da un altro punto di vista. Perchè, spiega, «anche se ci consideriamo i signori del creato, non è affatto detto che sia veramente così, e alla natura o chi per lei potrebbe non interessare per nulla se ad estinguersi sia un tafano o l’homo sapiens.
Ci conviene allora, visto che il nostro cervello ci permette di pensare oltre noi stessi, prenderci cura anche dei nostri compagni di viaggio, grandi o piccoli che siano, nonchè dell’ambiente che ci accomuna. Questo perchè , quella che chiamiamo Natura, sa essere oltremodo vendicativa e non c’è un ‘Messia’ disposto a sacrificarsi per noi».
«La sopravvivenza nostra è legata a quella della biosfera generale, coleotteri compresi». La sparizione dei coleotteri, degli insetti, quindi, ribadisce, «non può che essere il preludio alla nostra scomparsa».
E consolarci col fatto che il numero degli uomini sulla Terra è in vertiginoso aumento potrebbe non essere sufficiente, dice infatti Porena «le stelle prima di esplodere diventano giganti rosse… ci converrebbe badare più ai coleotteri che alla ripresa economica».
In un articolo pubblicato sulla rivista bi-annuale letteraria e artistica francese ‘Temporel,’ Boris Porena, compositore, ricercatore pedagogico e filosofo della cultura parte dalla sua passione per i coleotteri per spiegare come la loro estinzione costituisca una delle conseguenze del nostro «incauto intervento sull’ambiente» e come questo possa essere un rischio per la nostra stessa sopravvivenza.
Da qui la necessità urgente, secondo Porena, di prenderci «cura anche dei nostri compagni di viaggio» e dell’ambiente che «ci accomuna».
La sparizione dei coleotteri iniziata negli ultimi decenni «con velocità crescente», spiega Porena, è divenuta molto più rapida negli ultimi tre o quattro anni, «tanto che si può oggi parlare di una vera e propria catastrofe ecologica, almeno in area europea».
Anche insetti fino a ieri comunissimi come le cetonie e certe cavallette, avverte, «stanno diventando una rarità. I prati non risuonano più del ronzio degli imenotteri; di notte la luce dei lampioni non viene più visitata dalle grandi falene che un tempo abbondavano perfino in città e anche le acque di stagni e torrenti non ospitano più la ricca fauna cui eravamo abituati». E questo, rileva il compositore, «non accade solo qui da noi. Ho visto la fauna coleotterologica calare bruscamente da un anno all’altro in Bulgaria e la cosa mi è stata confermata da entomologi bulgari».
Tuttavia, rileva Porena, « E se la catena delle sparizioni fosse inarrestabile e, dopo gli uccelli toccasse ai mammiferi e infine all’uomo? Nel mondo si contano molte unità se non decine di specie che ogni giorno si estinguono e ognuna di queste ne trascina con sè delle altre. Fin quando potremmo dirci al sicuro?
E, tutto questo – dice – vedendo le cose unicamente dal nostro punto di vista». Per Porena, infatti, c’è invece la necessità di guardare le cose anche da un altro punto di vista. Perchè, spiega, «anche se ci consideriamo i signori del creato, non è affatto detto che sia veramente così, e alla natura o chi per lei potrebbe non interessare per nulla se ad estinguersi sia un tafano o l’homo sapiens.
Ci conviene allora, visto che il nostro cervello ci permette di pensare oltre noi stessi, prenderci cura anche dei nostri compagni di viaggio, grandi o piccoli che siano, nonchè dell’ambiente che ci accomuna. Questo perchè , quella che chiamiamo Natura, sa essere oltremodo vendicativa e non c’è un ‘Messia’ disposto a sacrificarsi per noi».
«La sopravvivenza nostra è legata a quella della biosfera generale, coleotteri compresi». La sparizione dei coleotteri, degli insetti, quindi, ribadisce, «non può che essere il preludio alla nostra scomparsa».
E consolarci col fatto che il numero degli uomini sulla Terra è in vertiginoso aumento potrebbe non essere sufficiente, dice infatti Porena «le stelle prima di esplodere diventano giganti rosse… ci converrebbe badare più ai coleotteri che alla ripresa economica».






