Gli ispettori del Ministero della Giustizia sembrano dover avere le valige sempre pronte. Secondo il capogruppo dell’Italia dei Valori in Commissione Giustizia al Senato, Luigi Li Gotti «Giungono notizie che il ministro della Giustizia starebbe per inviare gli ispettori ministeriali presso la Procura di Perugia, titolare dell’indagine sulle corruzioni nelle opere per il G8 da cui è scaturita la vicenda Scajola. »
Secondo la Giunta umbra dell’Associazione nazionale magistrati anche i media avrebbero contribuito alla decisione in formazione « notizie di stampa (che) hanno indicato quale simpatizzante dello schieramento di centro sinistra uno dei tre pubblici ministeri titolari delle indagini nell’ambito delle quali il ministro Claudio Scajola è stato convocato come persona informata sui fatti ».
La giunta umbra dell’Anm «reputa gravemente offensive le sottese insinuazioni in ordine a scelte processuali a lui solo attribuite e ribadisce la necessità del rispetto della funzione del magistrato e della sua indipendenza».
La pluralità degli inquirenti, peraltro, dovrebbe essere garanzia di imparzialità ed in vero non sembra che a Perugia abbiano ecceduto né in accuse, ben altre sono quelle formulate dalla gente comune sul caso delle case in “regalo”, né in spettacolarità e forse avvalorare la teoria del complotto giudiziario, in ogni luogo ed in ogni tempo, se per un po’ “regge,” alla fine si ritorce contro chi grida troppo spesso “al lupo, al lupo”, come ricordano quanti le favole le hanno lette prima di andare all’asilo.
Forse per questo, fonti qualificate del ministero della Giustizia fanno notare che il Guardasigilli Angelino Alfano, «moderatamente sereno e al tempo stesso preoccupato» rispetto a indagini che hanno coinvolto il ministro Claudio Scajola e il coordinatore del Pdl Denis Verdini, non avrebbe alcuna intenzione di voler «aggredire» le inchieste in corso.
La cosa che avrebbe disturbato le alte sfere, ma che potrebbe essere stata invece una specie di riguardo verso l’ex Ministro e/o di cautela in attesa di riscontri oggettivi è la mancata iscrizione di Scajola nel registro degli indagati che, di fatto, non ha consentito all’ex ministro di accedere alle carte dell’inchiesta nè ad alti di valutare preventivamente quali carti la Procura di Perugia abbia in mano.
A Perugia, infatti, sarebbero arrivate dalla Banca D’Italia altre segnalazioni – una ventina – di operazioni sospette; indicazioni sulle quali il nucleo tributario della Guardia di Finanza ha iniziato a lavorare.









