I contrasti sulle "poltrone" e sui territori hanno indotto il partito del segretario Carpinelli a dire addio al sostegno alla giunta regionale dell'Umbria ed all'alleanza col Prc.
pdci
La maggioranza politica che sostiene Catiuscia Marini perde i pezzi a causa della notoria attitudine della sinistra al suicidio politico ed alla rissa.
Il Pdci dell’Umbria in consiglio regionale ha annunciato di non riconoscere più vincoli di maggioranza.
Ciò perchè si ritiene  « la vittima sacrificale delle scelte di potere messe in atto da Pd e Prc su giunta e consiglio».
Ovviamente il suicidio va fatto veramente e non solo per finta e il segretario Carpinelli ed i vertici del Pdci umbro hanno recitato il de profundis anche  per la Federazione della sinistra: « se ci saranno congressi, noi non ci saremo» e «un partito come il nostro, non può stare con un Prc che privilegia logiche interne e si dimostra, lui sì, appiattito sulle scelte del Pd».
Il motivo di tanto risentimento come al solito le poltrone:  «Siamo stati in questi anni sempre affidabili, leali e responsabili, ma penalizzando il Pdci, che non ha neanche un assessore in giunta e pensavamo che Giuseppe Mascio poteva continuare il proprio lavoro cominciato nel 2005, si è scelto di penalizzare anche Terni e la sua provincia.
Cinque anni fa c’erano quattro assessori di quel territorio, nella giunta Marini ce n’è uno
: è uno scandalo», nonché «per quadrare dei cerchi tutti interni a Pd e Prc si buttano a mare interi territori ed importanti professionalità.
Il Pd ha preteso posti e prebende per accontentare correnti interne e mozioni congressuali, il Prc, che non è più un partito ma è esso stesso una federazione, ha pensato solo a sistemare Vinti, Goracci e Stufara».
Infine il presidente del Pdci umbro, Mario Andrea Bartolini, ha prospettato «conseguenze politiche» della scelta dei Comunisti italiani «anche per altri livelli istituzionali» rispetto a quello regionale. 
 

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