Gli aderenti al Comitato “Difendiamo la Consolazione”, ad onta di tutti gli sforzi fatti per convincerli del contrario, continuano a credere nelle leggi e nei regolamenti di questo Paese. Pazientemente hanno aspettato che le direttive, i consigli, le promesse fatte dagli organi preposti, dal Ministero, dagli esperti chiamati a verificare l’offesa perpetrata ai danni del Tempio della Consolazione di Todi, illuminata come una giostra di periferia piuttosto che come uno dei monumenti più importanti del rinascimento italiano, fossero attuati.
Tutto questo purtroppo non si è verificato, anzi c’è stato chi, mettendo la questione su un livello barbaro di sola contrapposizione politica, ha fatto del tutto perché non fosse sanato un danno di straordinaria gravità inferto alla cultura e alla città.
Abbiamo atteso compostamente che chi di dovere intervenisse, ma inutilmente.
Ancora una volta i cittadini vengono considerati dei sottoposti, dei sottomessi, a cui si può imporre di tutto a dispetto delle leggi, delle regole, del buon gusto, della ragione e dell’estetica.
La famosa e pungente massima messa in bocca al marchese del Grillo: <>, sembra essere il motto fondamentale di chi governa questa nostra città.
Le stesse opere della scultrice Beverly Pepper poste nella prospettiva visuale della Consolazione (la cui collocazione, si assicurava, doveva essere soltanto temporanea) sono ancora in loco, come anche le piante di fico sul monumento ed i vetri rotti alle finestre.
Le stesse persone che nel 1979 tuonavano per un analogo allestimento (quello sì, temporaneo) in piazza del Popolo, o contro la scultura di Ruta posta all’inizio di viale Abdon Menecali, ora tacciono e se ne compiacciono, solo perché questa volta ne sono gli artefici.
Perché tanto accanimento contro questo monumento che tutti dicono di amare?
Incongruenze e irrazionalità che ci richiamano ancora una volta alla massima del Marchese del Grillo.
- Redazione
- 24 Maggio 2010








