Di Luisa Todini la stampa e la televisione nazionale si sono da tempo e spesso occupate, ma adesso, dopo i rifiuti alle offerte di un posto come Governatore regionale e di Ministro e soprattutto dopo la sua nomina a Presidente della Federazione dell’Industria europea delle costruzioni, l’attenzione si è notevolmente acuita.
E così la giovane imprenditrice ha rilasciato una lunga intervista, a Fabrizio Roncone per la rivista “Io donna” ora in edicola nella versione integrale, in cui si vede soprattutto la Todini “privata” e si sente l’amore per le sue origini e la sua terra: Cecanibbi, il piccolo borgo poco discosto da Todi. Un borgo che non è dimenticato perchè Luisa, nei primi passi dell’intervista, precisa subito che “ Viviamo in una società che va veloce, dove si pretende, dove non si conosce il sacrificio, dove tutti tendono a dimenticare le proprie origini. Mentre io….”
E qui la Todini diventa “pittrice” e traccia le linee di un’infanzia contadina “
La nostra casa di pietra a Cecanibbi, una frazione di Todi, in Umbria.
Mura spesse, il fumo del camino, le lenzuola gelide che cercavamo di riscaldare con un braciere, un solo bagno per tutti. E poi la cucina grande, e intorno al tavolo eravamo dieci, nonni e cugini compresi.
Ricordo la gioia per una caramella, ricordo la festa e la paura per l’uccisione del maiale.”
Ma un ricordo forte è anche quello del padre Franco Todini “ diceva di voler costruire «strade in tutto il mondo».
Devo tutto a lui. Nei primi anni Settanta, la sua piccola azienda vinse l’appalto per la costruzione della via Pontina, a Roma. Fu il primo grande salto che fece uscire la società dall’ambito regionale.
Ci trasferimmo nella capitale e fui iscritta al liceo "Massimo" la famosa scuola dei gesuiti, quella in cui avevano studiato anche Draghi e Montezemolo. Però ancora non avevo la consapevolezza d’essere una privilegiata.”
Un padre che viene ricordato con sincerità ed affetto anche per i suoi momenti più bui “Nel 1992 anche la nostra azienda e la mia famiglia furono colpite dallo tsunami di Tangentopoli. Papà si fece 15 giorni di carcere. E pure io, che avevo appena 26 anni, fui interrogata da Di Pietro… Durò tre ore filate. Fu piuttosto pesante.
L’indagine comunque poi venne archiviata con tante scuse per me e per mio padre… Purtroppo i tempi della giustizia italiana sono tremendamente lunghi e così quando l’ultimo capitolo fu chiuso, lui era già morto.”
- Bic
- 14 Giugno 2010








