Mentre l'esperimento italiano del Kitegen sembra languire per mancanza di soldi, in altre parti del mondo l'utilizzo di "aquiloni" per sfruttare il vento ad alta quota ha nuovo impulso e si guarda anche alle correnti negli abissi marini
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In Italia una innovazione che potrebbe costituire una pietra miliare sulla strada dell’energia pulita è stata costretta a cercare di percorrere la strada dell’azionariato popolare per trovare i soldi necessari per passare dal prototipo funzionante del KiteGen ad uno in scala industriale.
Il progetto è apprezzato in tutto il mondo scientifico tanto che anche l’Italia lo porta come “portabandiera” all’esposizione universale in Cina.
Secondo gli esperti, la capacita’ teorica totale dell’energia eolica ad alta quota e’ di 870 milioni di megawatt: vale a dire oltre 50 volte quella dell’eolico a terra, stimata in 17 milioni di MW, abbondante, economica e reperibile in tutto il mondo
Ma i soldi per il progetto italiano latitano ed in altre parti del mondo hanno preso la palla al balzo, guardano sia in alto, per sfruttare le forti correnti eoliche, sia negli abissi marini dove ci sono correnti altrettanto forti.
Una tecnica recente e’ stata sviluppata
dall’americana Joby Energy che sta sperimentando una turbina volante che, grazie a un computer, si orienta in direzione del vento e puo’ scendere a terra automaticamente in caso di bonaccia e la trasmissione dell’elettricita’ avviene semplicemente tramite i cavi degli aquiloni.
Il prototipo della Joby ha una potenza di 30 kilowatt che, nel primo modello commerciale, salira’ a 300.
Ma c’è anche un ‘aquilone’ subacqueo: il Deep Green, legato al fondo dell’ oceano, che sara’ in grado di produrre elettricita’ sfruttando le correnti marine. Gli scienziati hanno spiegato che ogni ‘aquilone’ operativo, attraverso una particolare turbina collegata ad un’ ala, sara’ in grado di produrre 500 kW di potenza.
Un progetto ingegneristico ‘importante’ che i ricercatori, delle aziende Saab e Minesto, sperano di poter provare sul campo nel 2011, data prevista per il lancio di un modello in scala in Irlanda del Nord. In questo modo, dopo aver analizzato anche gli effetti che l’aquilone potrebbe avere sulla fauna marina, la nuova tecnologia sara’ resa disponibile a tutti entro quattro anni.
 

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