Importante scoperta all'Oasi di Orbetello con l'osservazione per dieci anni delle anatre selvatiche ed il loro rapporto col virus dell'aviaria
anatre-in-volo_1
Da osservazioni decennali avvenute presso l’Oasi WWF di Orbetello (GR), un team di scienziati, coordinati dal virologo Mauro Delogu, ricercatore presso la Facolta’ di Medicina Veterinaria dell’Alma Mater-Universita’ di Bologna assieme ai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanita’, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia e del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis ha scoperto una nuova via di trasmissione e circolazione dei virus dell’influenza aviaria in natura.
Come noto a molti, l’Oasi costituisce infatti una delle principali aree di sosta italiane per gli uccelli acquatici migratori perche’ caratterizzata da un ambiente palustre in cui sono presenti ancora tutte le componenti di fauna e flora tipiche di questi ecosistemi, fattore fondamentale per questa ricerca.
Qui è stato constato che numerose anatre selvatiche presentavano importanti concentrazioni di virus sul piumaggio ma risultavano apparentemente non infettate dal virus dell’influenza aviaria.
La conclusione della ricerca e’ stata che i virus dell’influenza aviaria non incontrano l’ospite da infettare in maniera passiva e casuale mentre questi nuota ma, contrariamente a quanto noto fino ad ora, che esiste in natura un meccanismo raffinato che consente ai singoli virus dispersi nelle acque in quantita’ infinitesimali da soggetti infetti, di ritrovare la strada verso un nuovo animale da infettare accumulandosi attivamente sulla superficie del corpo degli uccelli.
Cio’ avviene perche’ i virus si legano saldamente ai grassi che gli uccelli utilizzano per impermeabilizzare il piumaggio arrivando cosi’ a raggiungere velocemente delle concentrazioni virali che ne permettono una nuova infezione.
Questa nuova via di infezione sfrutta il fatto che le anatre selvatiche passano oltre il 10% del loro tempo giornaliero per rimettere in ordine il piumaggio ed inghiottono normalmente questi grassi quali fonte naturale di vitamina D.
Questa modalita’  consente ai virus di farsi trasportare per lunghe distanze senza essere esposti ai sistemi di difesa immunitaria dell’animale, trasformando l’infezione in un evento casuale all’interno di una finestra di tempo ben piu’ ampia di quanto ad oggi noto.
Cosi’ facendo i virus patogeni evitano di uccidere subito il loro ospite e lo trasformano in un involontario timer programmato per una probabile futura infezione.
Il meccanismo scoperto spiega ampiamente quella che e’ stata la capacita’ di diffusione dall’Asia all’Europa di virus altamente patogeni quali il ben noto A/H5N1 e la loro facilita’ di ripresentarsi nel tempo all’interno di ecosistemi acquatici.
 

condividi su: