Forse a causa delle alte temperature raggiunte dalle acque superficiali, che non evaporano più per la presenza del petrolio, si è creato un vortice, che trattiene una parte della imponente macchia all'interno del Golfo spingendola verso le coste messicane
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Forse una parte della marea nera formata dalla uscita di petrolio dal pozzo della BP potrà essere contenuta all’interno del Golfo del Messico, 
anche se questo non farà piacere agli stati rivieraschi.
Sulla base delle immagini del satellite Envisat, presentate in Norvegia, a Bergen, nel convegno sull’osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa),  è certo che il petrolio ha ormai invaso tutto il Golfo del Messico e continua ad essere trascinato dalla parte inferiore della corrente del Golfo (Loop current) che tocca Cuba e la penisola dello Yucatan,  ma sta cominciando a formare un vortice all’interno del Golfo, probabilmente a causa del forte innalzamento della temperatura superficiale delle acque.
La pellicola di petrolio presente sulla superficie del mare, infatti, impedisce l’evaporazione e così la diffusione nell’aria del calore.
La marea nera ha cominciato ad essere catturata dalla corrente calda a partire dal 18 marzo scorso.
Quello che stanno mostrando adesso le immagini da satellite è che «la Loop current sta cominciando a formare un grande vortice, separato dalla corrente principale», ha detto Collard dell’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare Ifremer.. «Se questo andamento sarà confermato nei prossimi giorni, potrebbe accadere che parte del petrolio continuerà a confluire nel vortice, ma continuerà ad essere contenuta nel Golfo del Messico», spingendo le acque inquinate in tutta la parte meridionale del Golfo.
Tuttavia non è chiaro quanto questo vortice potrà continuare a svolgere la sua funzione di contenimento, nè se la parte del petrolio che si è già incamminato nell’Atlantico possa determinare anche un diverso percorso della Corrente del Golfo (quello attuale è nella foto all’infrarosso accanto)

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