Un altro grande indizio che l’organizzazione della società italiana ha qualche cosa che non va. Soprattutto sembra che al centro di tutto ci sia il luogo di lavoro attorno al quale ruota la vita degli uomini e non viceversa.
Lo testimonia il fatto che il 52% delle morti sul lavoro si verifica in strada. Sul percorso che da casa porta in ufficio o in officina, oltre che nei cantieri stradali, perde la vita un lavoratore su due.
E’ quanto emerge dai dati dell’Inail: nel 2008 su 1.120 infortuni mortali registrati, oltre la metà sono stati causati da incidenti su strade e autostrade italiane. E le strade restano dunque il killer numero 1 dei lavoratori, nonostante la leggera flessione registrata nel primo semestre del 2009: edl 6% e i decessi del 15%
Il numero degli incidenti legati al lavoro sulle strade è invece pari a circa il 17% del totale degli infortuni segnalati all’Inail nel primo semestre del 2009.
Il fenomeno coinvolge soprattutto i giovani, perché un terzo degli infortunati sulle nostre strade ha tra i 18 e i 29 anni.
E secondo i professionisti della sicurezza riuniti a Milano, sono i cantieri le aree più a rischio per chi lavora sulle strade: gli automobilisti, nonostante i cartelli continuano a sfrecciare a velocità folli sulle corsie, spesso ridotte in numero e ristrette in larghezza a causa dei lavori in corso.
Non succede raramente dal momento che solo sulle autostrade vengono attivati ogni anno 40 mila cantieri, che impiegano mediamente oltre 30 persone al giorno.
La viabilità modificata, la segnaletica provvisoria, unite alla velocità e alla scarsa visibilità dei cantieri nelle ore notturne, sono le cause principali degli infortuni stradali.
- Redazione
- 4 Luglio 2010








