Sempre più persone hanno reazioni allergiche alle sostanze che i frutti degli alberi sviluppano per proteggersi dall'inquinamento
anticrittogamici1


La natura comincia a ribellarsi a tutte le schifezze che l’uomo gli proprina
e si vendica.
Uno dei risultati di uno studio condotto dagli esperti del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano, su 600 pazienti della struttura di Allergologia Ambientale dello stesso Policlinico ha scoperto che sempre più persone allergiche ai pollini cominciano ad avere reazioni anche ad alcuni tipi di frutta.  
Un terzo delle persone allergiche « un 31% di costoro, e sono soprattutto donne -risulta anche colpito dalla ‘sindrome orale allergica’, un prurito-bruciore avvertito sulla lingua e sul palato mentre si mangia un frutto, e mostrano sintomi a carico delle mucose orali, talora con abnorme gonfiore delle labbra».
«Il fatto è – continua l’allergologo – che molte verdure o piante da frutto, per difendersi dagli attacchi che ricevono dal mondo esterno come l’inquinamento dell’aria, usano proteine che hanno una struttura molto simile ai panallergeni presenti nei pollini degli alberi.
E chi sviluppa allergia al polline di betulla o di nocciolo, più facilmente si sensibilizzerà anche alle proteine panallergeniche di certa frutta o verdura».
Molto spesso quest’allergia si manifesta con le mele, ma anche con frutta col seme grande (pesche, albicocche, ciliege, mandorle), frutta con guscio (noci, nocciole, arachidi) e altri vegetali quali carota e finocchio.
«Queste proteine sono però termolabili: è sufficiente la cottura perchè non siano più attive».

condividi su: