Anche una ricercatrice italiana ha partecipato ad un studio americano
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Se tutte le ricerche mediche sui topi giungessero a conclusione positiva,  anche sull’uomo, il mondo sarebbe ben diverso.
L’esempio viene da uno studio condotto in laboratorio sui ratti ha mostrato che gli animali che si auto-somministravano cocaina da tempo, avevano livelli maggiori del microRna miR-212 in un’area del cervello, lo striato; una sorta di ‘scudo’ contro la dipendenza da cocaina. Una specie di interruttore cerebrale che, se ‘attivato’, aiuta a limitane il consumo.
Bloccando il micro-Ran ‘nel mirino’ a livello dello striato, si scatena un aumento nel consumo di cocaina, mentre aumentandone ancora i livelli si provoca un calo nell’assunzione della polvere bianca.
Un team di ricercatori americani, fra cui anche l’italiana Marina Picciotto, della Yale University, ha identificato infatti un sottile filamento di Rna che giocherebbe un ruolo chiave nell’uso compulsivo di cocaina. Le strategie terapeutiche mirate a ‘bombardare’ questo microRna possono, dunque, avere delle proprietà anti-dipendenza, spiegano i ricercatori su ‘Nature’.

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