La proposta di riunificazione delle due aziende provinciali per l'edilizia residenziale riaccende il dibattito campanilistico
ater

C’è da augurarsi che non si giunga agli estremi del “boia chi molla” ai tempi della scelta della sede della regione Calabria, ma i primi segnali che il “campanile” tornerà a svettare nel dibattito di quel quartierino, con giardini, che è l’Umbria, se paragonata a qualche piccola metropoli italiana, ci sono già dalla proposta della unificazione delle due Ater
provinciali in una unica struttura regionale
, che nella sostanza porterà alla eliminazione di un consiglio di amministrazione ed un collegio dei revisori e la “degradazione”, non è detto economica, di qualche dirigente.
Mentre però la proposta della Giunta Regionale dell’Umbria sembra voler incidere solo sulle “sovrastrutture politiche”, mantenendo l’organizzazione interna di fatto separata, almeno per una prima fase di assestamento, per Stufara sarebbe “Meglio prevedere  una forte caratterizzazione tematica di ciascuna sede per poter accrescere la massa critica e, di
conseguenza, l’efficienza, evitando onerose duplicazioni. Si potrebbe, ad esempio, concentrare in una sede l’intera attività di progettazione e nell’altra le funzioni amministrative per gli appalti e l’affidamento dei lavori, in una sede le funzioni generali e nell’altra la programmazione dell’attività di manutenzione del patrimonio, valorizzando al meglio le
professionalità di cui la nuova azienda regionale potrà disporre e accrescendone le performances attraverso una più razionale organizzazione”.
Secondo Stufara “occorre anche individuare, già nella legge, la sede della costituenda azienda regionale, non rinviando tale decision e ai futuri amministratori dell’Ater. E’ noto – puntualizza – come in queste settimane si sia aperta, nel dibattito politico regionale, una ‘questione ternana’, che prende le mosse dal fatto che il modello di sviluppo dell’Umbria
meridionale, sostanzialmente diverso rispetto al resto della regione, risulti oggi molto più esposto agli effetti della crisi economica in atto. La percezione che nell’opinione pubblica si determina rispetto alle politiche regionali che vengono poste in essere, parte anche da aspetti simbolici, che non per questo vanno sottovalutati”.
“Proprio per tali ragioni – conclude il capogruppo di Rifondazione comunista – riteniamo che in questa fase la scelta più opportuna sia collocare nella città di Terni la sede della futura Ater regionale. Questo – conclude – per rilanciare, in un periodo storico caratterizzato da inedite e gravose difficoltà, una nuova fase del regionalismo che parta tanto da un rinnovato rapporto fra le due città capoluogo, che da un più forte spirito unitario delle comunità umbre”.
Per Stufare, quindi, tutta l’Umbria si riduce a due città e il concetto di città regione può ben andare a farsi benedire. 

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