La formula si sta realizzando a Massa Martana
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«Semplice ma geniale»  così il ‘The New York Times’  ha definito l’idea dell’albergo diffuso lanciata, anche, a Massa Martana.
Un modello di ospitalità made in Italy capace di integrare, in un equilibrio perfetto, turismo e rispetto del territorio.
Figlio di una strategia che punta al recupero dei centri storici in chiave turistica, l’albergo diffuso rappresenta infatti la risposta allo spopolamento e alla desertificazione dei borghi.
La soluzione alternativa al turismo esasperato. Una ricetta tutta italiana che ha acceso l’interesse dei media stranieri.
 Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione nazionale degli alberghi diffusi ha precisato. « A differenza di un albergo tradizionale, che si sviluppa verticalmente concentrando in un unico stabile servizi e stanze, l’albergo diffuso si estende invece in orizzontale andando a comprendere diversi edifici sotto un’unica direzione».
 Naturalmente, questa «è una forma di ospitalità apprezzata dalle persone che non amano le strutture convenzionali, i villaggi turistici e gli ambienti artificiali».
 L’interlocutore privilegiato è il turista che «predilige l’autenticità, la vita in mezzo alle persone, in spazi accoglienti».
A ripercorrerne la storia, è lo stesso Dall’Ara. «La prima idea -racconta- risale a 30 anni fa, quando a seguito del terremoto del 1976 in Carnia mi sono chiesto come si potesse utilizzare a fini turistici case e borghi disabitati. Il passaggio da quello che era solo un progetto alla realtà, però, ha richiesto che ci fosse una legge vera e propria».
La storia ufficiale, quella che segna l’ingresso degli alberghi diffusi nel mercato, inizia, infatti, molto più tardi. È nel 1998 che la Sardegna, prima regione italiana, emana una legge
che ne riconosce e regola l’esistenza.
Da allora, l’albergo diffuso si propone come una struttura ricettiva a tutti gli effetti, in grado di garantire servizi differenziati agli ospiti. Al momento se ne contano circa quaranta disseminati lungo la Penisola.  «Purtroppo -sottolinea il presidente- non c’è ancora una direttiva che a livello nazionale coordini i vari interventi pubblici sul settore o per lo meno riconosca questo modello ricettivo esclusivamente made in Italy». 
Non solo. «l’Italia -prosegue Dall’Ara- non ha mai appoggiato la formula, come invece è accaduto per gli agriturismi, strafinanziati da circa 30 anni con incentivi enormi e sgravi fiscali».

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