Riguardo al 2009 si registrata una crescita, legata però anche ad un maggior utilizzo delle abitazioni private, dal 18,7% del 2009 al 21,6% del 2010, con un calo delle scelte alberghiere dal 51,8% del 2009 al 41,2% di quest’anno.
A richiamare i turisti sono anche l’offerta culturale ed enogastronomica, come conferma il 44,8% dei soggiorni in città d’arte.
Anche lo sport trova una conferma di mercato, soprattutto se legato ad attività all’aperto come il trekking, l’equitazione e le passeggiate in bicicletta.
I mercati di provenienza sono abbastanza diversificati. Oltre il 40% degli operatori indica al primo posto la Germania, il 29,1% i Paesi Bassi e l’Olanda e il 23,4% il Regno Unito. Tra gli altri bacini esteri si segnalano la Francia (citata come il più importante dal 17,3% delle strutture), gli Stati Uniti (14,9%) e il Belgio (13,2%).
Tra i turisti italiani, il Lazio si conferma il principale bacino di provenienza dei vacanzieri. I campani e i pugliesi, con quote rispettivamente del 12,5% e del 10%, si collocano al secondo e terzo posto della graduatoria, superando i lombardi (9,6%) e i veneti (5,7%).
L’Emilia-Romagna, che rappresenta l’8,4% del totale, si afferma come nuovo bacino di provenienza.
L’identikit del turista italiano che ha visitato l’Umbria in questo primo semestre è uomo nel 56,4% dei casi, è per lo più adulto, per il 61% di età superiore ai 45 anni e dotato di un livello di istruzione medio-alto (l’85,1% dei vacanzieri possiede almeno il diploma di scuola superiore). I vacanzieri che raggiungono le località umbre sono per lo più sposati con figli (57,1%) e sono occupati (54,8%), oppure pensionati (27%). Oltre la metà dei degli italiani in vacanza in Umbria ha trascorso il proprio soggiorno in coppia, mentre 4 su 10 sono partiti con la famiglia, sia con che senza figli al seguito, o con un gruppo di amici.
Le motivazioni di vacanza e i canali che ne influenzano la scelta sono rappresentate dalle bellezze naturali, con il 37,7% delle preferenze, e costituiscono il maggiore fattore di motivazione per i vacanzieri italiani che scelgono l’Umbria come destinazione del proprio soggiorno, in particolare coloro che si recano nella provincia di Perugia (41,5%).
La regione è vissuta come luogo ideale per rilassarsi dal 22,8% dei visitatori che, nel 15,3% dei casi, la scelgono anche perchè la considerano conveniente a livello di costi.
Ad attirare i turisti è inoltre la possibilità di essere ospitati da amici e parenti (20,6%), oltre all’offerta culturale, sia in termini di patrimonio artistico (15%) che in termini di eventi culturali (9,8%).
La presenza di luoghi di culto richiama il 12,3% dei vacanzieri in visita nella provincia di Perugia, mentre è alta nel ternano la quota di clienti fedeli, il 27,9%.
Rispetto al 2009, la maggior parte delle strutture ricettive dell’Umbria ha giocato su una politica di contenimento dei prezzi: il costo medio di una camera doppia è sceso di circa 28 euro nei 4 e 5 stelle e di oltre 5 euro nei 3 stelle. L’effetto probabilmente si vedrà solo nei prossimi anni perchè è l’esperienza personale e il passaparola che spingono alla visita delle località dell’Umbria.
L’esperienza personale coinvolge poco meno della metà dei vacanzieri italiani della regione. Importante per la provincia di Terni anche il passaparola (45,3%), mentre per quella di Perugia risulta rilevante la presenza sul web sia in termini di informazioni su siti di alberghi e agenzie (6,9%) e sul portale regionale e quello provinciale (5,6%), che in termini di offerte (5,9%) e che richiama circa 2 vacanzieri su 10.
«In Umbria ci viene soprattutto chi già la conosce e l’apprezza, questo è positivo ma non è sufficiente», afferma il presidente regionale di Unioncamere, Giorgio Mencaroni, commentando le indagini.
Secondo Mencaroni, « Tuttavia il passaparola o l’esperienza personale non possono rappresentare il canale di comunicazione esclusivo per la scelta delle vacanze in Umbria (92,7% per Terni e 73,2 per Perugia). Il turismo, quello italiano soprattutto, vive ancora di prodotti-notorietà, che il turista ricerca per soddisfare una curiosità creata dai mass media. Occorre quindi rilanciare una azione coordinata di comunicazione e promozione della regione, oggi praticamente assente nei cataloghi dei tour operator, nei depliant delle agenzie di viaggio, negli articoli e nei redazionali, nei mass media più in generale».
Infine, secondo Mencaroni, «una riduzione delle tariffe può comportare un aumento delle vendite (tasso di occupazione) ma ciò implica sicuramente una riduzione del ricavo medio camera, ovvero il ridimensionamento dei prezzi applicati ha incrementato la probabilità di vendita delle camere ma, a parità di costi, ha reso anche più difficoltoso il conseguimento del break event point. Inoltre, l’alta stagionalità comporta una scarsa ottimizzazione dei costi fissi».
Questa della ritenuta insufficiente comunicazione è dunque ritenuta la nota dolente, ma forse occorrerebbe utilizzarne una che faccia appunto perno sull’esperienza personale del turista, che determina comportamenti duraturi, piuttosto che puntare su messaggi d’effetto.
«Che il movimento turistico umbro sia prevalentemente legato al passaparola la dice lunga sulla incisività della campagne promozionali magari anche affiancate da missioni di assessori e sindaci che evidentemente dimostrano poca capacità di persuasione»: lo dice, in una nota, il consigliere provinciale Udc Maurizio Ronconi. «Sarebbe da chiedersi – continua Ronconi – quale funzione svolgano i tanti e costosi carrozzoni della regione, delle province e di alcuni comuni, visto che siamo ancora al fai da te e soprattutto nel pieno di una crisi irrisolta. Sarà probabilmente il caso si aprire una riflessione ad anche una verifica politica sulla inadeguatezza delle iniziative istituzionali».










