L'associazione ambientalista favorevole in linea di principio segnala i problemi che la realizzazione creerebbe per l'ecosistema del fiume già sotto pressione
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Nel Piano di utilizzazione idroelettrica delle acque superficiali della Provincia di Terni approvato dalla Provincia nel novembre del 2008 e che prevede l’individuazione di 14 siti idonei alla utilizzazione idroelettrica sui fiumi Nera, Paglia e Naia, è prevista anche la realizzazione di due nuove centraline idroelettriche a Ferentillo ciascuna da 210 Kw di potenza  e distanti tra loro poco piu’ di 1 km.

Per Legambiente Umbria ”Il mini idroelettrico e’ una tecnologia sostenibile, a condizione, pero’, di tenere conto della protezione prioritaria di ecosistemi delicati e preziosi come quelli fluviali, della conservazione del patrimonio di biodiversita’ e di paesaggi e del contrasto allo spreco e all’inquinamento della risorsa acqua, destinata a divenire sempre piu’ preziosa ( per cui ) Legambiente Umbria, coerentemente con l’ambientalismo scientifico che la ispira si attivera’, perche’ si tenga conto della tutela e la conservazione delle risorse naturali, in special modo di quelle all’interno delle aree protette”.

Gli impianti, infatti ”rischiano di compromettere ancor piu’ l’ecosistema fluviale del Nera e gli effetti negativi della loro realizzazione si andrebbero a sommare a quelli dell’inquinamento causato dagli allevamenti di trote ed all’impoverimento del fiume dovuto alle numerose centrali idroelettriche, grandi e piccole, ed alle captazioni per scopi agricoli e civili.
La loro realizzazione inoltre e’ incompatibile con il Piano e il regolamento del Parco Fluviale del Nera, con la Rete Natura 2000 della Regione Umbria e con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, strumento di pianificazione e programmazione urbanistica e ambientale del territorio della Provincia di Terni”.

E’ quanto emerge dalle osservazioni che Legambiente Umbria ha presentato alla Regione Umbria in opposizione al progetto che prevede la realizzazione delle due centraline idroelettriche.
‘La gestione idraulica degli sbarramenti comporta gravi alterazioni dei deflussi idrici che incidono sulle capacita’ di autodepurazione del fiume e sulle condizioni ambientali degli habitat e delle specie rare di animali e piante presenti lungo e nelle acque del fiume – dichiarano da Legambiente -.
 Un ulteriore sfruttamento ad uso idraulico, realizzando nuove deviazioni e sbarramenti, non ci pare opportuno.
Possono essere ripristinate le infrastrutture gia’ esistenti, come i vecchi mulini, le vecchie traverse, o i salti naturali e soprattutto, ogni ulteriore intervento idraulico dovrebbe essere preceduto da una verifica generale degli impatti e da un piano di restauro ambientale generale e dalla predisposizione di un piano di settore che stabilisca il carico massimo di impianti sostenibili ai fini della conservazione degli habitat e della vita acquatica”.

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