Da che mondo è mondo il proibizionismo ha sortito come unico effetto quello di stimolare la violazione del divieto.
Non per nulla il divieto di cogliere la mela nel Giardino terrestre si risolse come tutti sanno.
Nei tempi moderni poi il superamento dei divieti ha fatto la fortuna di intere generazioni di criminali.
E questo nonostante l’oggettivo valore intrinseco dei divieti che tuttavia hanno rilevanza solo quando la gente percepisce come sbagliati i comportamenti sbagliati.
In Inghilterra hanno calcolato che i costi legati alla criminalizzazione delle droghe sono di circa 13 miliardi di sterline ogni anno, spiegando che vi sono ormai prove sull’efficacia della depenalizzazione per ridurre il crimine, la recidiva e migliorare la salute pubblica.
Sta di fatto che quando ci sono sufficienti motivazioni etiche il fenomeno droga si riduce. L’Associazione nazionale medici d’azienda e competenti (ANMA) ha condotto uno studio su un campione di circa 16.500 lavoratori per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti sui luoghi di lavoro.
I test di screening hanno rilevato un esito positivo alle sostanze stupefacenti solo per l’1,22% dei lavoratori, per lo più giovani tra i 20 e i 35 anni.
Il campione era composto, per la maggior parte di maschi, con un’età media di circa 40 anni e mansioni quali mulettista, carrellista, autotrasportatore. Dai test sono risultati positivi 201 individui su 16.498 e le sostanze assunte, nella maggior parte dei casi, erano cannabis e cocaina.
A dimostrazione poi che non è male la sostanza, ma solo l’uso che se ne fa, sui cannabinoidi ci sono novità mediche interessanti per la salute delle donne.
Era già stato dimostrato in vitro un effetto antitumorale dei cannabinoidi nel tumore mammario.
Adesso studiosi dell’Università Complutense di Madrid hanno scoperto che i cannabinoidi hanno dimostrato di inibire la proliferazione delle cellule tumorali, di provocarne l’apoptosi (il “suicidio” cellulare), e di contrastare la proliferazione dei vasi sanguigni che irrorano il tumore.
Vi è stata anche una riduzione delle metastasi (il THC ha ridotto il numero di metastasi al polmone, l’altro composto ne ha ridotto le dimensioni). Per la prima volta, inoltre, si è dimostrato che i cannabinoidi non solo agiscono sullo sviluppo del tumore, ma anche sulla loro genesi
Gli Autori concludono che “questi risultati forniscono un’evidenza preclinica forte per l’uso di terapie basate sui cannabinoidi per il trattamento del tumore mammario ErB2-positivo”.






