Ad uno spettacolo del Festival tra il disinteresse dei todini in piazza... e poi ci si lamenta della morìa di iniziative, di poca cultura, di scarso richiamo, della perduta centralità e via elencando
todi

I quattro appuntamenti pomeridiani in piazza per  la rievocazione di altrettanti avvenimenti  che hanno marcato il faticoso viaggio dell’Italia verso l’Unità sono stati la proposta più emozionalmente ricca messa in scena dal Todi Arte Festival.  
“Stringiam’ci a coorte” era il titolo legante dei quattro appuntamenti  ed è tratto, come molti forse sanno,  dall’Inno di Mameli, imparacchiato dai più seguendo in tv le partite di calcio della nazionale. Bella e bene articolata la proposta dunque,  e ricca di spunti che toccavano il cuore. E’ accaduto con la rievocazione dei moti rivoluzionari del 1848; eguale emozione con tocchi  d’epica quando sono state celebrate le imprese garibaldine; efficace sortilegio di musica e parole quando è stato il turno della Grande Guerra.
Ieri, l’ultimo appuntamento aveva per titolo “Ascolta, il nemico non tace” ben ideato slogan che ripropone, alla rovescia, l’ammonimento che figuarava sui manifesti incollati sui muri delle città martoriate dai bombardamenti degli anni Quaranta.
Il cuore dello spettacolo di ieri era  il bombardamento di Terni dell’11 agosto del 1943.  Leggevano  i testi Costanza Farroni, Stefano de Majo e l’americano Edmund Zimmermann, cantava e suonava il violino Barbara Sabatini e gli Eldar (chitarra e basso, percussioni e tastiere)  marcavano  con suoni, parole e canto  i passaggi più significativi della toccante narrazione.
Ecco, ho detto  toccante narrazione perchè mia moglie ed io l’abbiamo seguita con turbamento tanto era coinvolgente la storia. Poche  altre  persone, alcune decine forse,  sedevano con noi davanti al grande palcoscenico montato in piazza, la stessa sparuta presenza che ha compensato con commossi applausi la fatica degli artisti anche nei giorni precedenti. Ma la piazza non era vuota. C’era un gran passeggio di mamme con carrozzine, c’erano coppie di giovani con colatura di gelato, c’erano donne con la borsa della spesa, c’erano uomini con la sigaretta in bocca, c’erano bambini che si rincorrevano, ragazze in serie truccate in serie e maschietti vocianti sotto le volte del palazzo comunale e corredo di  automobili di passaggio.  Ma lo sconvolgente era il disinteresse di tutti costoro per quello che veniva letto e musicato sul palcoscenico.
Posso capire la scarsa disponibilità di una certa massa ad ascoltare l’Iliade, riverniciata da Baricco, e letta con bella intensità da Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey. Posso accettare che non tutti abbiano lo spirito adatto a percepire le sottigliezze che Ruggero Cappuccio estrae dal Don Chisciotte di Cervantes, ma quando si mette in scena –  sia pure una scena  immaginata ma pur sempre animata da voci  e suoni – il dramma della seconda città umbra macellata da tonnellate di esplosivo e ridotta a duemila anime alla fine del conflitto, viene da pretendere che la piazza si fermi per ascoltare.
Invece è continuato il chiacchiericcio, i papà e le mamme hanno lasciato sgavazzare i pargoli, il passeggio non s’è mai interrotto e sguardi distratti e forse infastidi sono stati lanciati verso il palco sul quale i tre  lettori e i musicisti aggiungevano la propria emozione a quella magistralmente espressa dai testi.
Un’ora abbondante è durato lo spettacolo, avviato  – come sempre – con più di mezz’ora di ritardo,  e per quell’ora abbondante ho avuto la sensazione che a Todi non gliene importasse niente di quello che veniva raccontato. Un menefreghismo che la dice grossa sulla sensibilità dei tuderti, sul loro marcato disinteresse per tutto ciò che non li riguardi da vicino, pancia e portafoglio esclusi.
Mi si dirà che un’adeguata promozione avrebbe forse potuto sollecitare una bella attenzione del popolo todino che sicuramente ha avuto  parenti e amici travolti dalla distruzione di Terni sessantasette anni fa. Certo, la promozione serve a creare l’avvenimento, ma se uno è sul posto quando l’avvenimento si celebra  –  con ingresso gratuito – e non sente la curiosità muovergli il cuore allora tiro la conclusione che ho detto: non gliene frega niente. E poi si lamentano della morìa di iniziative, di poca cultura, di scarso richiamo, della perduta centralità e via elencando.

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