«Nell’affrontare questa problematica – ha sottolineato – non ci si può discostare dalle linee guida nazionali che devono rappresentare dei punti fermi e indiscutibili. Non tenerne conto significa solo alimentare polemiche e strumentalizzazioni. Ritengo che su questi temi che attengono anche a principi e valori eticamente forti – ha concluso Brega – si debba sviluppare un largo e approfondito confronto, e le sollecitazioni in tal senso sono perciò necessarie e non certo ‘dannose e superficiali’».
In sintonia col Presidente anche due altri consiglieri del Pd: Barberini e Smacchi.
Apparentemente i tre chiedono lo stesso confronto che aveva annunciato e ribadito l’assessore Riommi che ha reso noto come:
”La Giunta regionale, alla fine di luglio ha preso atto del lavoro svolto dalla commissione tecnica e ha deciso di avviare un’ampia consultazione, garantendo la partecipazione alla definizione delle scelte che verranno adottate nella nostra Regione, alle donne, alle associazioni e a tutti i soggetti che esprimono diverse sensibilita’ e punti di vista, che vogliamo trattare con la massima attenzione e rispetto. E’ fin troppo evidente che il percorso seguito dalla Giunta regionale esclude che la somministrazione avvenga al di fuori dell’ospedale, come la legge 194/78 prescrive, essendo nostra intenzione difendere i contenuti di una legge che ha prodotto risultati molto positivi, nel nostro paese e nella nostra regione”.
Nonostante, dunque, il dibattito sugli aspetti tecnici, della somministrazione della pillola abortiva elaborati dalla commissione tecnica, non sia ancora iniziato, le posizioni divergono in quanto per taluno in effetti ad essere al centro delle attenzioni è l’aborto e non il modo di attuarlo.
La Regione invece sembra intenzionata a conformarsi a quanto avviene nella restante parte del mondo, come hanno sottolineato anche da parte di Prc : “In nessun altro Paese dove la RU486 è legale è previsto il ricovero delle donne in ospedale. La somministrazione avviene normalmente in regime di day hospital”.
“Le linee guida ministeriali non possono sostituirsi ad una legge di stato ‘194/’78’ che, all’articolo 8 prevede il ricovero solo ‘se necessario’.
Per Il consigliere “La donna che voglia prolungare il ricovero ospedaliero è libera di farlo, così come è libera di farsi assistere e sostenere psicologicamente. Colei che, invece, preferisce vivere in maggiore autonomia questa pratica deve poterlo fare senza essere costretta a sostare giorni interi nelle affollate strutture ospedaliere, peraltro già sollecitate da molteplici esigenze. Le ore di day hospital previste dopo l’assunzione della pillola sono più che sufficienti a tutelare la salute della donna”.








