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31 ottobre 2010
Con il nuovo parcheggio al Mercato Vecchio meno posti auto in centro storico di Todi

Nei giorni scorsi l’assessore Antonio Serafini ha rilasciato un’intervista alla stampa sul progetto del parcheggio in Piazza del Mercato Vecchio dalla quale si deduce chiaramente che le nostre perplessità erano e rimangono ampiamente fondate.
La giunta Ruggiano due anni fa ha messo in campo il progetto di parcheggio al “Mercataccio” per complessivi 400 posti auto, con pedonalizzazione dell’area oggi adibita a parcheggio e l’idea di sgombrare dalle auto anche Piazza Garibaldi. In molti abbiamo ritenuto fin da subito che il progetto – con quattro o cinque piani interrati, proprio di fronte ai Nicchioni romani – fosse impossibile da realizzare. Ruggiano ed i suoi hanno continuato ad insistere che fosse possibile, arrivando a presentare il progetto, anche pubblicamente come definitiva soluzione dei problemi di sosta nel centro storico (in particolare durante una riunione nella sala del Consiglio con gli operatori economici della città, quando si iniziava a discutere di accesso e varco elettronico).
Nel corso dei mesi il progetto si è andato silenziosamente ridimensionando, tanto che, giunti al momento della gara, la ditta che si è aggiudicata i lavori ha presentato un progetto per un solo piano interrato e 100 posti auto.
Tra poco, sostiene l’assessore Serafini, i lavori partiranno; una volta completato il piano interrato si pedonalizzerà l’area oggi occupata dai posti auto (non solo a pagamento, ma anche per residenti) e pure Piazza Garibaldi verrà liberata dalle macchine.
Risultato: 100 posti auto realizzati e 150, oggi presenti, cancellati. L’operazione si concluderà, paradossalmente, in perdita ed il problema del parcheggio in centro storico si aggraverà, piuttosto che risolversi, con 50 posti in meno! Costo dell’operazione: 4 milioni di euro, per un quarto soldi pubblici.
Un totale fallimento rispetto al punto di partenza: risolvere il problema dei parcheggi in centro storico. L’assessore Serafini e l’intera giunta Ruggiano hanno subito messo le mani avanti, sostenendo che i posti forse si ridurranno di qualche unità, ma il risultato sulla città sarà positivo, per la riqualificazione urbana di Piazza Garibaldi e Piazza del Mercato Vecchio.
A questo punto vorremmo capire due cose: l’obiettivo di partenza era la riqualificazione urbana delle due piazze, con conseguente riduzione dei posti auto o l’aumento delle capacità di parcheggio in centro storico, per permetterne il rilancio? E poi, è ragionevole di questi tempi spendere 4 milioni di euro (di cui 1 milione di soldi pubblici) per sgombrare Piazza Garibaldi dalle auto e riqualificare l’area del Mercataccio? È davvero questa una priorità per Todi? E non c’erano proprio altre soluzioni?
Noi crediamo di sì! Occorreva ragionare di altro, pensando a parcheggi magari un po’ più distanti, ma con maggiore capienza e dotati di impianti di risalita. Andava studiato un complessivo piano parcheggi. Oggi, dovendo constatare che l’amministrazione Ruggiano, come al solito, è andata avanti all’arrembaggio, senza meditare le soluzioni e noncurante delle tante perplessità emerse, non rimane che limitare i danni. Perché nel centro storico non si perdano posti auto, occorre escludere la pedonalizzazione di Piazza Garibaldi e rivedere il progetto del Mercataccio, prevedendo che l’area di fronte ai Nicchioni, oggi adibita a parcheggio, una volta riqualificata, sia comunque in grado di ospitare auto, anche se in numero minore rispetto all’attuale disponibilità.
Solo così si eviteranno danni ulteriori alla vivibilità, alla vitalità ed agli operatori economici del centro storico che, peraltro, dovranno già scontare una lunga pena durante tutto il periodo di presenza del cantiere, quando al Mercataccio non si potrà parcheggiare ed i cittadini accederanno al centro storico con enormi difficoltà. L’assessore Serafini parla di 14 mesi, ma siamo certi si tratterà, ad andar bene, di un periodo molto più lungo.
Su tutto questo continuiamo a ritenere necessaria una discussione in Consiglio Comunale, aperta a cittadini ed operatori economici, e nei prossimi giorni verrà formalizzata la richiesta. Per il resto, siamo alla solita propaganda del centrodestra, che non ci interessa.
Partito Democratico Todi

31 ottobre 2010
Chissà perché in Svizzera dal 2001 vige il divieto di utilizzo degli erbicidi?

Dal lontano 2001 la confinante Svizzera ha adottato con una propria ordinanza il divieto dell’utilizzo di erbicidi sia in campo privato che pubblico ed in particolare sulle strade, i sentieri e gli spiazzi come pure sui tetti, le terrazze e i depositi con delle deroghe che riguardano solo le strade cantonali e nazionali.
Il divieto assoluto di utilizzo dei prodotti fitosanitari (in cui rientrano gli erbicidi, i fungicidi, gli insetticidi ecc.) riguarda in particolare le riserve naturali, i cariceti e le paludi; le siepi ed i boschetti campestri e in una striscia di tre metri di larghezza lungo gli stessi, i boschi e in una striscia di tre metri di larghezza lungo i loro margini; le acque superficiali e in una striscia di tre metri di larghezza lungo le rive delle stesse.
E’ evidente che la normativa svizzera sia stata improntata ad evidenti esigenze di salute pubblica ed in particolare alla salvaguardia delle falde e quindi dell’approviggionamento idrico da ogni possibile contaminazione.
Tanto è ritenuta basilare la protezione delle riserve di acqua potabile e dei corsi d’acqua che, contestualmente al divieto, sono stati organizzati dei corsi di manutenzione del verde senza l’utilizzo di erbicidi in centinaia di comuni.
In Italia, invece, tale esigenza pare non si sia ancora manifestata, nonostante la riduzione progressiva delle fonti di approvviggionamento idrico e del rischio di desertificazione – di alcune aree del Paese  in cui l’acqua potabile in alcuni periodi dell’anno sgorga a singhiozzo dai rubinetti.
Insomma la riduzione dell’acqua da bere e per usi domestici cammina di pari passo con la non remota possibilità di aumento dell’inquinamento dell’acqua disponibile tenuto conto che al di là di altre fonti di contaminazione, attraverso gli erbicidi finiscono in falda ogni anno migliaia di tonnellate di sostanze attive contenute nei diserbanti.
L’estensione del divieto di vendita di prodotti fitosanitari di tipo erbicida potrebbe costituire un primo passo per la riduzione dei rischi da contaminazione delle falde.
Giovanni D’Agata

30 ottobre 2010
Il comitato pro-acqua di Gualdo non molla…

Eppure ci avevamo sperato! Dopo ben 2 volte in cui si era arrivati a nulla di fatto credevamo che con il Consiglio Comunale di Venerdi 29 Ottobre si arrivasse finalmente al voto dell’ordine del giorno con cui 660 gualdesi, che hanno firmato la petizione, chiedono di modificare lo statuto comunale e di tornare ad affidare la gestione dell’acqua al Comune o ad un’azinda completamente di diritto pubblico.
Invece, sotto i nostri occhi e quelli di tanti altri gualdesi presenti in Consiglio, hanno rifatto di nuovo il giochetto della mancanza del numero legale per raggiungere il quorum per la discussione ed il voto della mozione. Di  tutta la maggioranza dileguata, l’unica rimasta è stata Simona Vitali. La maggior parte dei consiglieri ha preferito rimanere assente per impegni improrogabili o impellenti necessità fisiologiche dell’ultimo momento. Avrebbero voluto bocciarla quella petizione, ma come spiegarlo senza imbarazzo a 660 cittadini firmatari ed a tutti gli altri? Come giustificare la mancata volontà a voler vedere riconosciuta l’acqua come bene comune e la sua gestione priva di rilevanza economica?
Hanno preferito la VERGOGNA di una fuga voluta o comandata, ma l’hanno fatto e per la terza volta! La vergogna piuttosto che la bocciatura della mozione, la vergogna piuttosto che l’assunzione della responsabilità derivante dal ruolo che rivestono in quella sede e di fronte a così tanti firmatari. La politica della nostra città è lontana dai cittadini e dalle loro necessità e la vergogna di questo ignobile atto che ignora sfacciatamente i firmatari la petizione ed i gualdesi in generale, ne è la prova schiacciante.  La rappresentazione inscenata per il pubblico del Consiglio Comunale è stata veramente esemplare di una classe politica che non sa giustificare le sue azioni contrarie o assenti nel senso del bene comune.
 La gestione privata dell’acqua è’ la più clamorosa sconfitta della politica, è’ la vittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business sotto il controllo di pochi ed a danno dei molti. Come spiegare alla gente tanta ingiustizia e sofferenza sociale che ne deriva?
Ma noi non molliamo, non molleremo nel vedere votato l’ordine del giorno voluto da tanta gente e già approvato in migliaia di Comuni Italiani e in svariati Consigli regionali! La battaglia continua e noi non ci tiriamo indietro, noi  non fuggiremo.
COMITATO PRO ACQUA GUALDO

26 ottobre 2010
I consigli della Cisl sulla sanità, in una lettera aperta alla Marini

Le vicende che in queste settimane stanno caratterizzando il sistema della Sanità si sono imposte all’attenzione della pubblica opinione ed hanno fatto emergere una realtà che, se ad oggi, non presenta un profilo di eventuali reati particolari di natura penale, certo lascia notevoli perplessità, dubbi ed amarezze sul piano etico e morale circa una corretta gestione di un bene comune, di un servizio primario come è quello della sanità e della salute dei cittadini.
Apprezzabile nello stile come nella sostanza, l’atto di dimissioni dell’Assessore Riommi soprattutto, se questo, potrà contribuire a fare chiarezza su tutta la vicenda eliminando le zone d’ombra senza condizionare né indagini in corso da parte della Magistratura né tanto meno la necessità di rallentare le necessarie, e più volte sollecitate anche dalla CISL, azioni di riorganizzazione delle strutture e del miglioramento del servizio sanitario umbro.
Ciò che da questo vicenda, al di là delle sue conclusioni giudiziarie, si ripropone con forza è l’assoluta necessità, non più procrastinabile, di far fare un “passo indietro” alla invadenza della politica e dei partiti nella gestione del servizio sanitario in tutte quelle circostanze e a tutti quei livelli in cui essa si manifesta e si esercita in modo improprio (appalti, acquisti, spesa farmaceutica, esternalizzazione di servizi, assunzioni di personale, progressioni e carriere professionali, selezione delle figure apicali, primariati fino ai criteri di nomina dei direttori di Dipartimenti e dei manager delle aziende sanitarie ed ospedaliere).
La conseguenza è che, troppo spesso, le logiche deteriori dell’appartenenza politica partitica prendono il sopravvento su quelle più virtuose della professionalità, dell’impegno e della serietà dell’operatore, del professionista o del dirigente che sia.
Spesso un metodo sbagliato di nomina di un direttore ne può appannare o offuscare gli stessi meriti del medesimo!
Questo è uno dei veri mali che va radicalmente rimosso nel sistema sanitario in Italia come in Umbria!
Questo è il tempo, in Umbria, di rimettere mano alla Legge regionale n. 3 sull’assetto del sistema sanitario Umbro per una riorganizzazione più funzionale ed efficiente dei servizi, delle strutture e delle aziende del sistema sanitario regionale conservando e migliorando ciò che di buono ha rappresentato questo modello ma anche eliminando quelle aree di sprechi, inefficienze, duplicazioni, diseconomie di gestione e scarsi livelli di cooperazioni che si sono determinati per recuperare così risorse senza ridurre qualità, quantità dei servizi né aumentarne i costi (tickets).
Servono davvero sette Aziende in una Umbria di neanche 900.000 abitanti?
La CISL dell’Umbria chiede alla Presidente Marini, anche alla luce della scelta giusta di assumere transitoriamente le deleghe in materia di sanità e nell’ambito del recente accordo sull’Alleanza per l’Umbria, di avviare urgentemente un confronto, anche con il Sindacato (peraltro già iniziato con l’Assessore Riommi), al fine di condividere insieme le scelte necessarie non solo a dare attuazione, nel DAP, al Piano Sanitario Regionale ma anche per ricontestualizzarne alcuni aspetti specifici anche nella prospettiva del Federalismo Fiscale e dei futuri costi standars e indicatori di efficienza che saranno presi a base per la ripartizione delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale da parte dello Stato alle Regioni.
Vogliamo perciò indicare, di seguito, otto cose urgenti e concrete da decidere alla Presidente Catiuscia Marini.
Potenziare i servizi sanitari nel territorio (assistenza domiciliare per la non autosufficienza, strutture di lunga degenza, RSA – RP, servizi per la salute mentale, centri Alzheimer) avviando anche utili e funzionali integrazioni e collaborazioni fra servizi distrettuali e medici di famiglia e potenziando il sistema dei distretti sanitari, dei Centri per la salute e la sperimentazione del modello “casa della salute”.
Organizzare in modo più efficace le attività dedicate alla prevenzione a partire da quella primaria (ambiente, educazione, informazione, stili di vita e alimentari, screening, contrasto alle dipendenze, ecc.) compreso la riorganizzazione dei servizi per la prevenzione e tutela degli infortuni e della salute nei luoghi di lavoro (PSAL) investendo in questa direzione almeno il 6% delle risorse regionali disponibili del Fondo sanitario e organizzando un adeguato Dipartimento Regionale della Prevenzione.
Relativamente all’AUS (Agenzia Umbria Sanità) la CISL ha da sempre sostenuto l’idea che, in assenza di una chiarezza su ruolo e funzioni delle attuali Aziende in materia di acquisti di beni e servizi, la stessa AUS rischia, paradossalmente, di aumentare i costi anziché ridurne come si prefigge di fare. I dati relativi ai bilanci dell’AUS dei primi due anni di attività stanno lì a dimostrarlo. Grave è stato il comportamento del Collegio dei revisori dei conti!
Se si deve “montare” una funzione in capo ad un soggetto “nuovo” la stessa deve essere “smontata” dal soggetto “vecchio” che ne detiene la competenza altrimenti si aumenta, insieme ai costi, anche la confusione ed il disordine amministrativo.
Per la CISL, nell’ambito di un riordino della L.R. n. 3, si dovrebbe affermare il principio secondo il quale tutto ciò che a che fare con la gestione dei sistemi organizzativi e amministrativi andrebbe dimensionato a livello regionale (compreso il potenziamento della Direzione della tecnostruttura di settore della Regione Umbria) mentre tutto ciò che a che fare con i servizi e le prestazioni sanitarie alle persone và dimensionato a livello territoriale.
Per la rete ospedaliera, prima di realizzare nuovi ospedali forse è bene mettere a sistema e specializzare, in modo funzionale, quelli attuali, comprese le cliniche private, migliorando le strutture esistenti a partire da quelle più “vecchie” e realizzando una unica struttura di 118 regionale e un correlato sistema di eliosoccorso.
Relativamente al rapporto con l’Università e allo sviluppo delle attività di ricerca, sperimentazione e didattica utili ad accrescere l’eccellenza della nostra rete ospedaliera, è bene che questo rapporto si sviluppi in modo più completo fra Regione, Aziende Ospedaliere ed Università prevedendo in modo chiaro onori ed oneri di ciascuno nell’ambito degli indirizzi del Piano Sanitario Regionale.
Sui tempi lunghi delle liste d’attesa c’è un problema serio di appropriatezza di prescrizioni e cure da parte dei medici di base e specialisti che và affrontato con serietà e determinazione così come va previsto un efficace sistema premiante nei confronti delle aziende sanitarie e ospedaliere che valorizzi e promuova comportamenti virtuosi nella gestione dei servizi, nella qualità delle prestazioni, nei tempi di attesa e nella riduzione della spesa farmaceutica.
Proponiamo che, almeno il 10% del Fondo Sanitario Regionale vada ripartito con criteri premiali fra le aziende sulla base, non della spesa storica, ma di indicatori di risultato correttamente monitorati!
Vanno promossi modelli di “governance” delle aziende sanitarie ed ospedaliere più partecipative, valorizzando il personale sanitario ed istituendo dei Comitati partecipativi, con funzioni consultive, aperti alle associazioni di rappresentanza sociale per favorire, più partecipazione attiva nei PAL (Piani Attuativi Locali) di programmazione ed organizzazione dei servizi sanitari e nelle azioni di promozione e prevenzione della salute nel territorio nonché nella stessa accoglienza e umanizzazione dei servizi. Va messo al centro del sistema sanitario la salute della persona!
Al tempo stesso vanno rivisti i criteri di nomina dei direttori, dei manager e primari per favorire criteri più trasparenti che valorizzino i meriti e le competenze chiedendo alla politica ed ai partiti di fare un “passo indietro” rispetto all’attuale sistema di invadenza impropria.
Infine è necessario un nuovo sistema di integrazione, meglio attraverso un Unico Assessorato, fra settore sanitario e settore sociale. Questo si dovrà realizzare a partire dalla concreta e, ad oggi, ancora troppo disordinata attuazione del Fondo per non autosufficienza recuperando i gravi ed ingiustificati ritardi accumulati nella erogazione dei servizi e delle prestazioni alle oltre 24.000 famiglie interessate e nella capacità di spesa di quasi 100 milioni di euro accantonati a tale scopo.
Il Segretario Regionale Il Segretario Generale Il Segretario Generale
CISL Umbria                   FP CISL Umbria           CISL Umbria
(Claudio Ricciarelli)      (Ubaldo Pascolini)       (Ulderico Sbarra)

 

14 ottobre 2010
Quel continuo furto di fiori dalle tombe dei miei figli…

Sono Anna Moretti, vedova Spera, vostra assidua lettrice. Mi rivolgo a voi per segnalare un fatto di malcostume che si sta rivelando grave, come quello dei tanti furti nei vari cimiteri della zona, tra i quali non meno significativo quello dei vasi di fiori e delle piante.
Vado ogni giorno a far visita alla mia famiglia lì riunita dove, oltre a Ferdinando, giacciono i due miei figli sottrattimi tragicamente dal treno nel verde della loro vita. Io parlo con loro e da loro traggo conforto e stimolo a vivere.
Quel fiorire di vasi nella cappella, per me, non è abbellimento, non è per chi passa, ma è il mio comunicar loro amore; l’attenzione, le cure, le carezze, le dolci parole dette, sono per i miei cari! Quelle vive piante danno vita ai miei Enrico e Roberto, la morbidezza delle foglie diventa quella della loro pelle, il roseo dei fiori le loro gote, la luminosità dei colori lo splendore dei loro occhi.
Quelle piante mi vengono continuamente rubate. Non è servito un toccante cartello affisso: i furti continuano.
Questo mio sfogo non è per gli autori di tali bravate… è solo per denunciare il degrado morale in cui siamo precipitati.
Anna Moretti

7 ottobre 2010
Futuro e Libertà si organizza anche nella media valle del Tevere

"Non ci sono figli e figliastri. Non ci sono solo i temi e i problemi delle metropoli, ma anche quelli di una società italiana variegata che, in larga parte, si compone nei centri piccoli e medi i quali, esattamente come quelli grandi, necessitano di servizi e, in qualche caso, particolarmente efficienti ".
È con queste parole del Presidente Gianfranco Fini che AreaNazionale Media Valle del Tevere, associazione guidata dagli on. Roberto Menia e Silvano Moffa, lancia la nuova sfida alle forze politiche presenti nel territorio tuderte e, per l’appunto, nel bacino della Media Valle del Tevere. AreaNazionale confluirà nel nuovo partito di Futuro e Libertà e, come suo primo atto ufficiale, intende aprire al dialogo con l’attuale Amministrazione comunale di Todi, anche in vista delle venture elezioni amministrative, riconoscendo altresì l’impegno e i risultati ottenuti, seppur tra molte difficoltà, dalla giunta Ruggiano. Intendiamo farci avanguardie del futuro movimento di opinione, Futuro e Libertà, attingendo alla tradizione per trovare nuove sintesi, nell’interesse della comunità Tuderte e di tutto il comprensorio della Media Valle del Tevere.
Siamo convinti che il dialogo ed il confronto costruttivo vengano al primo posto, per abbattere gli steccati e per non farsi coinvolgere dalla facile e gratuita sterile opposizione di quei soggetti che della politica hanno fatto un personale mestiere invece di un servizio alla comunità ed alla democrazia.
Luca Cardaio, responsabile AreaNazionale MVT

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