Al centro dell'attenzione le donne d'origine straniera, tra le quali il ricorso all'interruzione di gravidanza è in leggero aumento, a fronte di una diminuzione che si registra per le italiane
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«Il costante monitoraggio condotto sulle interruzioni di gravidanza in Umbria – ha detto l’assessore regionale Riommi – testimonia un trend in costante diminuzione, anche se il ricorso alle Ivg da parte delle donne straniere, residenti o no, è ancora alto. Questo è dovuto anche all’incremento della popolazione straniera.
Le donne straniere in età feconda sono infatti più che triplicate nel quinquennio 2003/2008 passando da circa 11 mila a 36 mila.
Secondo i dati in possesso della Regione – ha proseguito Riommi – il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne straniere è passato dai 786 casi del 2008 (41%) agli 841 del 2009 (44%).
Il tasso di abortività – vale a dire il ricorso all’aborto tra 1.000 donne residenti italiane e straniere in età compresa tra 15-49 anni è invece leggermente diminuito. Nel 2008 era del 9,6 per 1.000 e nel 2009 del 9,5 per 1.000»

Per cercare di prevenire l’interruzione volontaria della gravidanza e promuovere una maternità responsabile fra le donne straniere la giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore alla sanità Vincenzo Riommi, ha aderito ad un progetto sperimentale promosso dal ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza e l’Istituto superiore di sanità.
Il progetto, di durata biennale, verrà sperimentato in tutte le aziende sanitarie umbre allo scopo – spiega un comunicato della Regione – di ridurre il numero degli aborti e l’alto tasso delle recidive tra le donne straniere.

Anche il comitato tecnico scientifico istituito dalla giunta regionale per l’applicazione della Ru486 lavorerà alla realizzazione del progetto. Dovrà realizzare pacchetti formativi per gli operatori socio-sanitari finalizzati ad approcci interculturali di tutela della salute sessuale e riproduttiva della donna, rivolti soprattutto alla contraccezione e alla prevenzione dell’interruzione volontaria della gravidanza.
All’organismo spetterà inoltre di definire percorsi organizzativi e protocolli per la messa in rete dei servizi tra ospedale e territorio, con particolare attenzione ai consultori familiari così da favorire l’accesso e l’utilizzo dei servizi da parte delle immigrate.
Alla realizzazione del progetto nazionale hanno aderito anche le Regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia.

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