Secondo Gianfranco Chiacchieroni, occorre “Consentire l’attuazione di quanto previsto dal Piano di Tutela delle Acque (miglioramento dell’efficienza depurativa degli impianti di trattamento degli effluenti zootecnici presenti nei Comuni di Bettona e di Marsciano; corretta gestione degli allevamenti afferenti agli impianti secondo le migliori tecniche disponibili, con l’obbligo di immissione nelle reti di adduzione dei soli effluenti di allevamento) in ordine alla eventuale riapertura dell’impianto di Olmeto.
Permettere la prosecuzione del lavoro congiunto avviato tra Comune di Marsciano, Regione Umbria e Provincia di Perugia, volto ad individuare le migliori soluzioni volte alla depurazione delle acque azotate attualmente presenti nei bacini di stoccaggio. Rispettare la decisione assunta dal Consiglio Comunale di Marsciano nel 2009, nella quale vengono previste le
condizioni per la eventuale riattivazione consortile dell’impianto di Olmeto”.
sistema della soccida”.
La mozione evidenzia che “nel Comune di Marsciano le attività zootecniche rappresentano da sempre una grande risorsa per l’economia, in quanto fonte di reddito non solo direttamente, per gli allevatori, ma anche in via indiretta, grazie all’indotto e la loro presenza sul territorio non è stata motivo di allarme dal punto di vista della salubrità dell’ambiente. Il numero di capi allevati, dagli originari 60 mila è però ad oggi ridotto (nei 167 chilometri quadrati di estensione del Comune) a 35 mila, con una densità che è scesa da 359 a 209 capi per kmq, il che equivale a dire 2 capi per ettaro.
Le attività produttive – si legge nel documento – hanno subito le conseguenze della chiusura del biodigestore di Olmeto, avvenuta con ordinanza del sindaco del 11 agosto 2009, cioè un giorno prima della data stabilita dall’Amministrazione Comunale. Infatti, la chiusura dell’impianto, fermo ormai da tempo, era già stata prevista dal Comune per 12 agosto, a causa della scadenza, in tale data, dei contratti per la produzione di energia elettrica, che ne avrebbero reso insostenibile il funzionamento per ragioni economiche, e non come è
erroneamente stato detto per la richiesta dell’Arpa”.
intervento del tutto ordinario”.
“Per risolvere alla radice le problematiche legate allo stoccaggio dei reflui zootecnici nelle lagune sopra citate – rileva Chiacchieroni – viene individuato il trattamento nel biodigestore, che si struttura in tre fasi successive: fase iniziale chimico-fisica, fase centrale biologica, fase finale fisica. Dalla relazione tecnica si desume chiaramente che il trattamento depurativo è
prevalentemente biologico, in quanto è in questa fase che si abbatte maggiormente il carico inquinante delle acque trattate: domanda chimica di ossigeno e Azoto. Il progetto della Sia spa per lo smaltimento prevede il rispetto dei valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognatura (Norme in materia ambientale, decreto legislativo 152 del 2006) e l’apporto al torrente Genna di acque con tali caratteristiche non comporterebbe di certo un peggioramento dello status quo. Ad oggi nessuno ha avuto modo di prendere visione del parere del ministero dell’ambiente con il quale si classificherebbero come rifiuti i residui che derivano da trattamenti dell’impianto di biodigestione e non è stata resa nota all’organo competente
alcuna dichiarazione di illegittimità della delibera della Giunta regionale 456/2008”.
Infine l’analisi dell’acqua proveniente da pozzi limitrofi a zone ove viene effettuata la fertirrigazione non hanno evidenziato alcun tipo di inquinamento, tanto meno riconducibile a questa pratica e non è stata fornita dalle autorità competenti (Comune, Arpa, Asl) nessuna analisi che comprovi o alimenti il dubbio di un inquinamento delle falde acquifere legato alla
fertirrigazione”.








