Oggi, 12 novembre, a Todi si festeggia San Martino. No, non San Martino quello “della fiera”, quello è San Martino di Tours e lo abbiamo festeggiato ieri. Oggi la chiesa tuderte ricorda San Martino I Papa e Martire nato a Pian di San Martino, ed eletto papa nel luglio del 649.
La statua bronzea annerita che lo raffigura, presente all’interno del Tempio della Consolazione, ci racconta dell’antica devozione dei tuderti verso questo santo. La Dedicazione al suo nome della Cripta del Duomo ci dice del ruolo di guida che il clero locale gli ha sempre attribuito. Le pubblicazioni e le iniziative che l’allora vescovo Grandoni dedicò a Martino nel 1991, insieme al convegno promosso dal Centro Studi sull’Alto Medioevo, lasciano intendere che intorno alla sua figura c’è ancora molto da approfondire e studiare.
Eppure, in realtà, forse a Todi oggi lo conosciamo poco e un po’ lo abbiamo dimenticato. Peccato perché Papa Martino I è stata una figura importantissima che ha saputo guidare con determinazione la Chiesa in un momento molto particolare della sua storia.
Basti pensare alle insidie delle prime invasioni islamiche che si affacciavano nel Mediterraneo e al pericolo rappresentato dalle numerose eresie che tormentavano le autorità ecclesiastiche. E proprio la lotta ad una di queste, il Monotelismo, è stata la missione della vita di Martino e la causa del suo esilio e della sua morte. E si perché Martino da subito chiarisce come la pensa riguardo a tale dottrina che di fatto negava la presenza in Cristo sia di una volontà divina che di una volontà umana. Per la sua nomina papale, infatti, avrebbe dovuto chiedere il “nulla osta” all’imperatore ma, sapendo che l’imperatore Costante II appoggiava l’eresia monotelita e dunque non avrebbe mai avallato la sua nomina, evita del tutto dal chiedere la sua approvazione. Indice poi un Concilio nel quale condanna il Monotelismo e dispone la scomunica per i seguaci di esso (e dunque anche l’imperatore !). Ciò evidentemente suscita più di una irritazione in Costante II e da quel momento in poi è tutto un braccio di ferro tra Roma cioè il papato, e Bisanzio cioè l’impero.
La storia sarebbe lunga da raccontare: per brevità diciamo solo che, alla fine, l’imperatore fa rapire papa Martino dalla residenza del Laterano e lo conduce a Bisanzio. Lo processa e lo condanna all’esilio nel Chersoneso, l’odierna Sebastopoli in Ucraina, dove papa Martino muore il 16 settembre 655.
Di lui ci restano 17 splendide lettere nelle quali troviamo i fondamenti della condanna all’eresia monotelita e la descrizione delle sofferenze subite per la difesa della fede. A tali lettere si è ispirata Margherita Chiaramonti Caporali per raccontare sotto forma di dramma, Il Ponte di San Martino, la storia di questo martire che nell‘ultima lettera, scritta nel settembre del 655 esprime il rammarico per l’essere stato troppo presto dimenticato da tutti, anche dalla chiesa (basti pensare che dopo tre mesi dal suo rapimento venne eletto un altro Papa, con Martino ancora vivo): “sono rimasto sconfortato dalla noncuranza ed insensibilità di tutti coloro che una volta mi appartennero, dei miei amici e parenti, che così completamente si sono dimenticati della mia infelicità, tanto che non vogliono sapere nemmeno se sono vivo o morto”.
Morì, dicevamo, nell’antica Cherson, oggi Sebastopoli. Ed è proprio là che sono rimaste le tracce più vive della sua figura. Durante un recente viaggio in questi luoghi, infatti, ho avuto la certezza che, fin da subito dopo la sua morte, papa Martino I abbia suscitato una forte devozione nella popolazione locale, tanto che la sua tomba, nell’antica Chiesa di Santa Maria delle Blacherne, era meta continua di pellegrinaggi di fedeli che imploravano da lui miracoli. Dunque, almeno là, non fu dimenticato. Anzi, tale costante venerazione è giunta fino ai nostri giorni. Tanto che la sorpresa più grande è venuta dalla “scoperta” di una suggestiva chiesa a lui dedicata, scavata nella montagna, che è tradizionale meta dei pellegrinaggi degli ortodossi. Si, degli ortodossi, perché Martino è venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi e anche questo è un punto a suo favore, alla luce dei continui sforzi sulla via di un dialogo tra le varie confessioni cristiane. E proprio per mantenere viva la sua testimonianza la chiesa tuderte lo ricorda oggi alle ore 17 con una cerimonia presieduta dal vescovo Giovanni Scanavino presso la Cripta del Duomo a lui dedicata.










