In un libro di Fabrizio Ardito, esploratore per vocazione ed oggi giornalista e fotografo, la discesa nei tombini, nelle cantine nascoste, raccogliendo testimonianze, descrivendo sensazioni, scattando fotografie spettacolari.
Il tutto raccolto in un volume-guida "Viaggio nell’Italia sotterranea" (Giunti Editore), in cui mette in evidenza ventuno aree sotterranee visitabili che si trovano distribuite lungo tutta la penisola, con l’Umbria che non poteva mancare.
Ed è, scrive la Repubblica it. “ l’acqua piovana la protagonista ad Amelia, in Umbria. 4400 metri cubi d’acqua, tanta era la portata delle cisterne che i romani costruirono sotto la superficie della cittadina, per l’approvvigionamento idrico per laboratori e case, in caso di siccità o come emergenza durante i periodi di assedio militare, a disposizione di tutti, tramite pozzi in superficie.
Ogni sala, tra i cinque e i sei metri di larghezza e altrettanti di altezza, ha volta a botte e i mattoni riportano ancora il bollo di produzione.
Si racconta che i romani per purificare questo bene prezioso per la sopravvivenza, erano soliti inserire delle anguille che mangiavano i microarganismi e allo stesso tempo, con il loro movimento, creavano un riciclo d’acqua.
Anche il vicino paese di Narni nasconde affascinanti percorsi sottoterra. Gli affreschi della chiesetta rupestre rinvenuta fortunosamente al di sotto della chiesa di San Domenico sono stati il primo passo per la scoperta dei tesori di sotto, come una cella misteriosa e le basse volte dell’acquedotto romano della Formina.”
- Redazione
- 3 Dicembre 2010










