Molti che lo dicevano da tempo sono stati bollati come disfattisti, ma adesso che lo dice la Banca d’Italia molti capiranno che con la famigerata “riforma delle pensioni” s’è vestito un altare per spogliarne un altro.
Il brutto della storia è che la riforma è stata sbandierata come un modo per aiutare le generazioni future ed invece sono loro che si troveranno in grande difficoltà e lo Stato non ci guadagnerà nulla perché non potrà lasciare nessuno, salvo che la “sindrome cinese” non ci avrà riportato agli inizi del secolo scorso, senza mangiare.
Secondo uno studio dei ricercatori Giuseppe Cappelletti e Giovanni Guazzarotti della Banca d’Italia, molti lavoratori in futuro si troveranno "esposti a un forte rischio previdenziale, ovvero alla possibilità che, raggiunta l’età del pensionamento, si trovino a non avere risorse sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato".
Anche lo studio evidenzia che vi sono "rischi anche per l’intera collettività, poiché essa verrà chiamata a farsi carico di interventi di natura assistenziale"..
Per i conteggi fatti dalla Ragioneria dello Stato, nel 2010 un lavoratore avrebbe ottenuto una pensione pari a circa il 70% della propria retribuzione, ma lo stesso soggetto nel 2040 avrà una pensione pari al solo 52% della retribuzione a parità di anni di contribuzione.







