601.747 euro sono stati assegnati all’Umbria per l’attuazione della intesa per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, sottoscritta tra Stato-Regioni il 29 aprile 2010 che si iscrive nel più ampio quadro di interventi denominato “Italia 2020. Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”, sottoscritto dal Ministro per le Pari Opportunità e dal Ministro del Lavoro a dicembre 2009
Emilia Romagna, Piemonte, Sicilia, Toscana e Umbria sono le prime cinque Regioni ad avere firmato con il Dipartimento per le Pari Opportunità le relative convenzioni .
Le risorse a disposizione, 40 milioni di euro assegnate con un decreto dello scorso maggio, sono state ripartite secondo criteri che tengono conto della popolazione residente tra 0 e 3 anni, del tasso di occupazione femminile, del tasso di disoccupazione femminile e della percentuale di madri che hanno usufruito di congedi parentali.
Le finalità dell’Intesa, perseguite dalle Regioni e dalla Province autonome sono rivolte a creare o potenziare i servizi per l’infanzia; incentivare l’acquisto di voucher per servizi di cura all’infanzia o di cura e assistenza per disabili e anziani; facilitare il rientro al lavoro dopo un periodo di congedo per esigenze di conciliazione (es. percorsi di formazione e aggiornamento); sostenere modalità di lavoro e tipologia contrattuali “familiy friendly” (es. telelavoro, part-time, banca ore); sostenere eventuali altre tipologie di intervento in linea con le finalità dell’Intesa.
Le Regioni si sono impegnate, in base alle esigenze di ciascun territorio, a finanziare voucher per asili nido per chi ha un reddito più basso, albi comunali di badanti e babysitter, corsi di formazione per la nuova figura della tagesmutter, altrimenti detta “mamma di giorno”, che darà vita agli asili nido condominiali già diffusi in Nord Europa e destinati a far crescere il numero dei posti-bimbo a disposizione.
Tutte proposte interessanti che però lo sarebbero indubbiamente di più se riguardassero anche i lavoratori maschi uscendo dalla logica che della famiglia "se ne occupano le donne" che devono appunto "conciliare" lavoro di cura e lavoro produttivo









