In un articolo pubblicato sul mensile cartaceo dell’Ucei "Pagine Ebraiche", in distribuzione nei prossimi giorni, Giorgio Goldenberg, 78enne ebreo di origine fiumana, che ora vive a Kfar Saba, in Israele racconta un episodio della storia di un grandissimo campione di ciclismo del passato italiano: Gino Bartali.
Una nuova rivelazione sulla vita di “ginettaccio”: il ciclista salvò una famiglia ebrea di Fiume nascondendola in uno scantinato di sua proprietà a Firenze.
Una nuova rivelazione sulla vita di “ginettaccio”: il ciclista salvò una famiglia ebrea di Fiume nascondendola in uno scantinato di sua proprietà a Firenze.
Il mensile, che raggiunge tutti gli ebrei italiani, ad aprile scorso ha lanciato un appello per trovare testimonianze utili per piantare un albero in onore di Gino Bartali allo Yad Vashem, uno dei luoghi della Memoria più sacri per il popolo ebraico.
«Bartali – si legge nell’articolo – fingeva di allenarsi per le grandi corse a tappe che sarebbero riprese dopo il conflitto, ma in realtà pedalava per la libertà, celando nel sellino della bicicletta nuovi e salvifici documenti di identità che fece recapitare a circa 800 ebrei nascosti in case e conventi tra Toscana e Umbria».
L’appello di "Pagine Ebraiche" ha portato finora a due testimonianze cartacee a cui si affiancano adesso le parole di Giorgio Goldenberg.






