L’Ufficio studi della CGIA di Mestre, in attesa dell’approvazione definitiva della riforma federalistica, ha calcolato l’incidenza percentuale dei tributi regionali sulle spese correnti delle regioni a statuto ordinario.
L’analisi ha tuttavia evidenziato un problema che si presenterà in fase di attuazione del federalismo. Infatti le grandi aziende che producono i loro ricavi su tutto il territorio nazionale poi pagano le tasse, Irap, alla regione dove hanno la sede legale, così’ come versano l’Iva incassata quando vendono anche fuori regione.
Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre ha infatti così spiegato il fatto che il Lazio, ma il discorso potrebbe valere per altre regioni che attraggono le sedi centrali delle imprese, abbia un record in fatto di tassazione “è riconducibile al fatto che in questa Regione sono ubicate la stragrande maggioranza delle multinazionali presenti nel nostro Paese. Pertanto, il gettito Irap è molto consistente”.
In base ai dati ufficiali e con tutti i limiti di questi risulta comunque che l’Umbria ha un carico pro capite di tributi regionale di 700 euro annui contro un volume, sempre pro capite, di spesa corrente di 2.298 euro e quindi con una copertura limitata al 30,4% della spesa.
Tale rapporto percentuale pone l’Umbria in una posizione nella graduatoria fra regioni che sembra più da una delle prime del sud .
Infatti per la regione umbra si tratta di confrontarsi con una Lombardia che, con le proprie tasse, copre il 61,8% delle spese correnti regionali. Seguono il Lazio, con il 54,8% e il Piemonte, con il 51,8%. Appena fuori dal podio, troviamo il Veneto, con un tasso di copertura del 49,9%.
Valori molto lontani da quelli umbri che sono più simili a quelle delle regioni del sud che scendono sotto il 30%.
Nell’Italia di Mezzo, l’Emilia Romagna sta al 45,5%, le Marche al 37,8%, la Toscana al 36,7%,l’Abruzzo al 31,4%











