Secondo i dati raccolti dall’osservatorio caduti sul lavoro di Bologna, nel 2010 ci sono state 1080 vittime sul lavoro,1.040.000 infortuni,oltre 25.000 invalidi.
Del totale dei decessi, quelli avvenuti nei luoghi di lavoro, esclusi i decessi avvenuti sulle strade sia durante i percorsi casa lavoro che nei casi in cui il mezzo di trasporto è uno strumento di lavoro, sono 593 , un + 6,5% rispetto al 2009 che mal si concilia con la presunta diminuzione degli incidenti totali, dato che, se si dimostrerà vero, significherà anche che la pericolosità degli incidenti sul lavoro sta aumentando.
Nel tragico testa a testa tra categorie, l’ediliza ha avuto la "meglio" ed ha fatto registrare più morti dell’agricoltura: 167 morti contro 165, il 28,4% sul totale contro il 28,1%.
Vengono poi: l’industria col 12,5% (73 morti), l’autotrasporto con l’8,7% (51 morti), l’artigianato il 4,4% (30 morti nell’installazione o manutenzione di impianti elettrici, fotovoltaici, revisione caldaie ecc.), l’esercito italiano l’2,1% (14 di cui 13 in Afghanistan).
Tra gli stranieri morti, che sono stati il 10,1% sul totale (60 vittime), forte l’incidenza dei Romeni (41%).
In questo triste panorama, l’Umbria avrebbe fatto registrare una significativa inversione di tendenza passando dai dieci morti nel 2009 ai sei del 2010.
L’ultimo morto dell’anno in Umbria, un anziano agricoltore dello spoletino, fa parte di un problema che si continua a disconoscere e, come scrive l’Osservatorio di Carlo Soricelli, “nulla è stato fatto per incentivare la rottamazione dei vecchi trattori, veri e propri killer che uccidono centinaia di agricoltori a causa del ribaltamento del mezzo e di riflessi poco pronti dovuti all’età avanzata”.
La rottamazione sembra essere una strada obbligata, anche se non risolverà il problema di quei mezzi che vengono usati occasionalmente e pertanto non verranno mai sostituiti con nuovi, visto anche che, scrive Soricelli, un provvedimento analogo per le normali auto ha fatto registrare una “ diminuzione dei decessi che si registra in itinere o più genericamente “sulle strade”. Le ragioni di questo calo derivano soprattutto dall’acquisto da parte dei lavoratori di automobili nuove più sicure, dopo la rottamazione delle vecchie.”






