Pesanti critiche sono state avanzate dall’Ugl dell’Umbria alle misure urgenti in materia di sicurezza emanate dal Governo e successivamente convertite in legge.
“Schierare a presidio delle ordinanze dei sindaci sulla sicurezza urbana gli apparati di polizia pone problemi rilevanti che meriterebbero una lucida valutazione.
Sia perché si rischia di distrarre dalla difesa dell’ordine pubblico risorse già sotto pressione, sia perché si potrebbe incrinare l’equilibrio fra Istituzioni sovrapponendo indebitamente ruoli e funzioni” afferma il segretario regionale confederale dell’Ugl dell’Umbria, Enzo Gaudiosi.
Il riferimento è all’art.8 del decreto-legge 12 novembre 2010 n. 187 definito di ”carattere elettoralistico e propagandistico”.
La norma “amplia i poteri del sindaco in materia di sicurezza pubblica. Questo articolo inserisce di fatto nella catena di comando e responsabilità nell’uso della polizia, prevista dalla Costituzione della Repubblica, la figura del sindaco”.
“Siamo – prosegue Gaudiosi – purtroppo all’ennesimo spot politico da campagna elettorale permanente che segue l’annunciato fallimento delle ronde.
Queste ordinanze nate per consentire ai primi cittadini d’intervenire nei casi d’urgenza negli ultimi anni hanno assunto le finalità più disparate con un grande e stucchevole sfoggio di fantasia. Tanto da suscitare in molte circostanze le decisioni riparatrici dei Tar.
La questione sicurezza merita invece attenzione e serietà sia a livello locale che nazionale. Nella nostra regione ad esempio non si può tacere la recente e incredibile vicenda che lega il destino del corpo di polizia locale delle Comunità Montane alla soppressione di questi enti. Non è dato ancora sapere quale sarà il futuro professionale di questi agenti per i quali si sono spese risorse pubbliche in formazione, che fino a poco tempo fa sono stati finanziati dalla Regione con legge umbra 23/79 e che ora sono alla ricerca di una ricollocazione.
Effetti collaterali dovuti a miopi decisioni politiche prese nelle stanze dei bottoni che creano numerosi problemi occupazionali, aumentano il malcontento, disperdono professionalità e ancora una volta sono esempio scellerato dello sperpero delle risorse pubbliche.
La sicurezza in Umbria e in Italia ormai sta assumendo contorni che hanno dell’incredibile. Mancano i mezzi per poter lavorare, negli uffici c’è carenza di personale, materiale e attrezzature. I nostri agenti devono provvedere personalmente all’acquisto di giubbotti antiproiettili. Computer e auto che hanno vent’anni, benzina limitata e nemmeno carta e penna vengono più fornite. Questa è la situazione reale. Anzi surreale.
Peggiorano sempre più le condizioni di lavoro nelle caserme umbre, in particolare quelle di Todi, di Città di Castello e di Assisi, presidi di legalità che restano aperti soltanto grazie alla alta professionalità degli agenti che giorno dopo giorno dimostrano coraggio, abnegazione e spirito istituzionale di Corpo.
Un segnale che conferma la scarsissima attenzione da parte dei sindaci locali e della Giunta Marini”








