A stupire soprattutto il fatto che, mentre gli infortuni ufficiali diminuiscono, aumentano le morti ( non in Umbria nel 2010) sul lavoro, dati che invece, per le leggi della statistica, dovrebbero avere lo stesso andamento.
Ma gli infortuni mortali o gravi è difficile nasconderli, per quelli più lievi l’impressione è che ci si “arrangi” magari col “consenso” dolente di lavoratori spaventati di perdere il lavoro in un momento in cui non è facile trovarlo.
Ora tali dubbi trovano il conforto lo studio di un ricercatore dell’Istat, Antonio Frenda, pubblicato su lavoce.info, per il quale sarebbe difficile, quasi impossibile stabilire con precisione quanti siano veramente gli infortuni sul lavoro in Italia.
Nel dossier riferito al 2009, l’ultimo ufficiale disponibile, si parla di 1.050 morti e di 790mila incidenti, fenomeno sceso complessivamente del 6,3% rispetto all’anno precedente per via della crisi. Per un raffronto a livello europeo si guarda al programma "Esaw", un metodo statistico messo a punto dall’Eurostat per favorire la prevenzione.
Proprio nel Mezzogiorno si può invece stimare una percentuale di infortuni indennizzabili e non denunciati, in gran parte avvenuti agli irregolari, non lontana da quella degli infortuni denunciati e indennizzati.
Un valore ottenuto imponendo per ipotesi, nelle regioni meridionali (escluso l’Abruzzo), un rapporto tra infortuni e irregolari pari al totale Italia (4,2 per cento).
Emerge quindi che circa 78mila infortuni, come stima minima, in gran parte e presumibilmente di entità “non molto grave”, non sono assolutamente denunciati alle autorità competenti.
Si tratta comunque di stime basate su ipotesi – precisa il ricercatore – che utilizzano variabili talvolta misurate con metodi diversi o relative a periodi diversi (ma prossimi), e quindi i dati vanno considerati solo tendenzialmente, come misura approssimata del fenomeno.
E, in tema di irregolarità e lavoro nero l’Umbria non scherza.
Dall’analisi delle ispezioni effettuate a livello territoriale – riferita alla sola attivita’ ispettiva condotta dal Ministero del Lavoro – da gennaio ad ottobre 2010 emerge che, a differenza di diffusi luoghi comuni, questo fenomeno non e’ prevalentemente radicato nel Mezzogiorno. Secondo lo studio, infatti, tra le Regioni con il piu’ alto tasso di aziende irregolari tra quelle ispezionate quattro su cinque sono presenti nel Centro-Nord: Liguria (73,1%), Lombardia (63,9%), Marche (62,9%), Campania (il 59,8%) e Umbria (il 59,4%).








