Intanto l'invaso contiene circa la metà dell'acqua per cui era stata progettata, ma in Consiglio regionale dell'Umbria nessuno si sente tranquillo
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Sui motivi di quanto accaduto nella notte del 29 dicembre scorso alla diga di Montedoglio è ancora buio pesto e lo slogan " se lo conosci lo eviti" risuona nelle menti di molti.

E’ quanto emerso dall’audizione, in seconda Commissione Consiliare dell’Umbria, del direttore dell’Ente irriguo umbro toscano, Diego Zurli, invitato dal presidente Gianfranco Chiacchieroni (PD) per informare la Commissione in maniera dettagliata del cedimento sullo scarico di superficie.
“Si è trattato – ha spiegato Zurli – del ribaltamento di un concio che ne ha trascinati dietro altri due determinando un’onda di piena propagatasi a valle”. “

Quanto accaduto era imprevedibile ed impensabile. Sono in corso accertamenti interni, da parte dell’autorità giudiziaria ed è in atto una ispezione disposta dal ministro dei Lavori pubblici, Altero Matteoli.”
 “ La parte danneggiata  è stata realizzata tra il 1979 e il 1980 ed aveva superato una serie di procedure di controllo e collaudo “

Il fatto ha determinato che l’invaso è stato abbassato a 381 metri sul livello del mare mentre ad inizio estate si alzerà fino a 384 metri.
Si tratta di 80 milioni di metri cubi di acqua, a  fronte dei 150 milioni di metri cubi autorizzati in precedenza, che “riusciranno – a detta di Zurli – a far fronte alla totalità dei servizi a cui l’invaso è chiamato a far fronte anche nella stagione estiva.

In mancanza di elementi concreti sui motivi del crollo, i membri della commissione si sono mostrati tra il cauto ed il preoccupato.
Particolare preoccupazione per l’accaduto è stata evidenziata da Paolo Brutti (Idv) che ha definito di “straordinaria gravità quanto accaduto” e invitando tutti ad un atteggiamento “cauto” ha anche auspicato che la Regione Umbria metta in campo quanto necessario per vederci chiaro su tutta la vicenda”.
Lo stesso ha poi sottolineato che "visto che mai al mondo si è registrato un crollo del principale dispositivo di sicurezza, vanno verificate le ripercussioni che il cedimento ha prodotto nel resto della struttura. Occorre compiere analisi accurate e, purtroppo, costosissime per essere certi che la diga tenga e non travolga le città sottostanti, un pericolo che non sembra turbare i sonni di nessuno".

Esprimiamo preoccupazione per un cedimento strutturale, presumibilmente imputabile a difetti di costruzione o progettazione o ad entrambi. Il nostro auspicio è che la Commissione d’inchiesta nominata dal Ministro Matteoli giunga in tempi brevi a dare risposte”. Così il capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni .
 
Franco Zaffini (Fli), Vincenzo Riommi (Pd) e Sandra Monacelli (Udc) in sostanza hanno chiesto garanzie assolute per la sicurezza manifestando l’esigenza di proseguire con una “Tac” su tutta la struttura
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Sia il presidente della Commissione, Gianfranco Chiacchieroni (PD) che la vice presidente, Maria Rosi (PdL) hanno evidenziato l’esigenza, fatta propria da tutti gli altri consiglieri
presenti, di richiamare direttamente nel Dap (Documento annuale di programmazione) la necessità della partecipazione della Regione ad un’opera di rivisitazione dei controlli dell’infrastruttura come forma di ulteriore sicurezza per i cittadini.

Nel corso dell’audizione non sono mancati riferimenti all’altra importante infrastruttura del Chiascio giudicata dallo stesso Zurli “un’opera strategica” e per la quale c’è un progetto di conclusione lavori già approvato e finanziato con 43 milioni di euro.
L’auspicio è che si possa arrivare alla cantierizzazione entro la fine dell’anno, in caso contrario sarebbe a rischio il finanziamento approvato dal ministero.

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