E' uno dei principali obiettivi dell'accordo tra Provincia di Perugia ed i Comuni di:  Bevagna, Montefalco, Campello, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo,  Massa Martana, Trevi, Cascia e Deruta
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La Provincia di Perugia e 10 comuni sotto i 10mila abitanti (Bevagna, Montefalco, Campello, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo,  Massa Martana, Trevi, Cascia e Deruta) hanno dato vita al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale grazie al quale per i Piani Regolatori comunali si adotteranno linee comuni di programmazione urbanistica.
Uno degli obiettivi posti a base dell’accordo è risparmiare il prezioso suolo umbro (quello non solo da cartolina) da inutili costruzioni che possono danneggiare l’economia locale.

Tutto questo è stato possibile grazie all’applicazione della legge regionale 13/2009 che ha introdotto la possibilità, per comuni di piccola dimensione  di chiedere alla Provincia il coordinamento e la formazione del PRG parte strutturale.
L’accordo porta in dote nuovi criteri di pianificazione che privilegiano programmi di limitazione e conservazione del suolo, il rilancio delle politiche volte al riuso delle volumetrie esistenti o dei tessuti edilizi dimessi nonché alla loro riqualificazione.

Questo significa: recuperare i capannoni o aziende dismesse per nuovi insediamenti produttivi; una maggiore attenzione su dove realizzare impianti di energia rinnovabile senza sottrarre terreno all’agricoltura e una svolta per i centri storici per arginare lo spopolamento.

“E’ una giornata storica per la Provincia e i comuni – ha spiegato il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi –  per la prima volta è possibile mettere in campo il principale ruolo delle Province e cioè il coordinamento d’area vasta in campo urbanistico. Con questa iniziativa  sarà possibile salvaguardare il suolo dei comuni e allo stesso tempo recuperare aree o strutture abbandonate per un nuovo sviluppo economico dei territori.
Da oggi si apre una collaborazione tra istituzioni e si mette in comune personale, capacità e conoscenze.
Inoltre si consente ai comuni con bilanci più contenuti – soprattutto dopo i tagli del Governo – di non ricorrere a consulenze esterne costose”.

Molto soddisfatto anche l’assessore all’urbanistica Carlo Antonini: “L’accordo non partorirà piani regolatori uguali per tutti anche perché i territori devono mantenere le loro specificità. Ma siamo convinti che non c’è bisogno di allargare nuove zone industriali, quando si possono concentrare le aziende di più comuni limitrofi o meglio ancora si possono recuperare volumetrie di strutture in disuso.
Dobbiamo stare molto attenti a ben localizzare gli impianti di energia rinnovabile; piuttosto che sfruttare prima il territorio si possono utilizzare agli ettari di tetto a disposizione nelle zone industriali”.
Il patto vuole riportare anche famiglie nei centri storici minori con nuova politica urbanistica.

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