Il presidente del Comitato nazionale del paesaggio, Carlo Ripa di Meana, che ha la sua dimora nel comune umbro, ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica
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Dalle verdi colline umbre di Monte Castello di Vibio, dove spesso soggiorna nella sua villa, il presidente del Comitato nazionale del paesaggio, Carlo Ripa di Meana  ha maturato l’appello al Presidente della Repubblica perche’ ci difenda ”dall’assalto ai valori tutelati dall’articolo 9 della Costituzione” e chiede ”un contrattacco” che ci liberi da questa vergogna: un prelievo delle gia’ scarse risorse operato da ”speculatori di una finanza torbida”, con l’ acquiescenza, quando non addirittura complicita’ di settori dell’ambientalismo nostrano.
Il proclama è una nuova fiammata nella diatriba tra favorevoli e contrari alle pale eoliche in Italia.

Amici della terra, Comitato nazionale del paesaggio, Italia Nostra e Mountain Wilderness Italia si sono dichiarati ”favorevoli alle rinnovabili e all’ efficienza”, ma assolutamente contrari all’eolico e al ‘fotovoltaico a terra’, ovvero ai grandi impianti solari sui terreni una volta agricoli.
Rosa Filippini, leader storica degli Amici della terra, chiede ”una moratoria di tutte le istallazioni e autorizzazioni” per evitare ”l’assalto alla diligenza” prima che entrino in vigore le nuove regole del settore che sono ora all’esame delle Camere.

Oreste Rutigliano, di Italia Nostra, parla di ”un massacro in pieno svolgimento”, con una lobby dell’eolico ”ancora piu’ rabbiosa” e intenta a ”succhiare incentivi all’infinito” nonostante che nel nostro paese il funzionamento delle pale eoliche sia modesto, con una media di ‘pieno regime’ di appena 1550 ore l’anno.

Anche Vittorio Sgarbi che sembra abbia ambizioni di arrivare a fare il Sindaco in quel d’Amelia, ci va giu’ duro definendo l’eolico ”una turpe speculazione economica”.

Legambiente risponde alle accuse difendendo senza se e senza ma l’eolico come ”fonte di energia che funziona”, pur riconoscendo che ”senza dubbio in alcune parti d’Italia, soprattutto al sud, si sono fatti errori”. ”Ci battiamo per l’eolico. Sono sette anni che su questo, come sul solare a terra, chiediamo delle regole e finalmente nel luglio 2010 sono state approvate le linee guida per l’approvazione dei progetti di impianti eolici”, sette anni di lavoro, mentre ”altri si occupavano solo di paesaggio”.
Le pecche dell’eolico – sottolinea Zanchini di Legambiente – come i ‘certificati verdi’ troppo generosi o le infiltrazioni mafiose, sono colpe della politica e che la politica e’ chiamata a risolvere.

In quanto alla questione ‘estetica’ Zanchini ricorda come gli impianti eolici di una certa taglia, in Italia rappresentino solo il 3%, e quindi, sul nostro territorio si possono percorrere centinaia e centinaia di chilometri senza vedere una sola pala eolica. Discorso analogo per il fotovoltaico a terra: e’ vero, occupa terreno agricolo ma, una volta smontato, ”il terreno torna agricolo, mentre non accade cosi’ per la cementificazione delle nostre coste e delle nostre periferie”.
 

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