L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione con gli imprenditori umbri per affrontare i temi legati ai meccanismi che hanno portato a quella che viene definita la più pesante crisi economico-finanziaria dal dopoguerra.
Gli interventi dei relatori presenti sono stati utili ad individuare possibili strategie per poterne uscire già nel corso del 2011.
Il Presidente del Sindacato dei Servizi Innovativi e Tecnlogici di Confindustria Umbria Sergio Cimino – nel suo intervento – ha spiegato che il convegno si inserisce nel contesto delle iniziative atte a favorire una più efficace presenza delle imprese del comparto dei servizi nello sviluppo del territorio.
In particolare è stato evidenziato come, dall’analisi dei principali indicatori macro-economici, l’Umbria mostri segnali di arretramento preoccupanti sia in termini di PIL che di occupazione e produttività del lavoro.
Anche nei confronti della media nazionale e dell’area di riferimento TUM (Toscana Umbria Marche) appare, dai dati ISTAT, un quadro poco confortante, soprattutto per l’industria in senso stretto e per settore delle costruzioni in particolare.
Tuttavia si cominciano a intravedere alcuni timidi segnali di ripresa, tutti ancora da confermare.
Maracchia ha poi continuato il suo intervento soffermandosi sul contesto economico-territoriale pre-esistente nel quale si è inserito il “virus della crisi” macro-economica cominciato con il crack finanziario della Lehman Brothers nella metà di settembre del 2008.
Infine ha individuato una exit-strategy dalla crisi che “deve passare – ha detto – da tre punti prioritari: la CONSAPEVOLEZZA che non si tratta solo di una recessione momentanea ma di una crisi strutturale interna alle PMI che produce una perdita di marginalità e minaccia la sopravvivenza della stessa nel lungo periodo, una RIVOLUZIONE CULTURALE che muti profondamente la conduzione attuale dell’impresa per recuperare competitività e la BANCA e i CONFIDI affinché possano assumere un ruolo strategico, di catalizzatore del cambiamento addossandosi la responsabilità di selezionare i “progetti vincenti” e quelli “convincenti”.
Bolognini ha evidenziato come “per costruire un rapporto migliore con il sistema bancario, i piccoli imprenditori devono prima di tutto imparare a conoscere i meccanismi che regolano il funzionamento delle banche: i loro obiettivi commerciali, i sistemi premianti e di concessione del credito.
Solo in questo modo possono comprendere i comportamenti delle banche con cui hanno rapporto e gestire attivamente le relazioni.
Molti problemi tra banche e PMI hanno origine dal mancato investimento degli imprenditori nel capitale di relazione con il sistema bancario”.
“La crisi 2008-2010 – ha continuato Bolognini – ha creato seri problemi alle imprese ma anche al sistema bancario, evidenziati dai grandi numeri di sofferenze (75 miliardi di euro) e delle imprese che hanno richiesto la moratoria (200.000), ma si è anche trasformata in un’opportunità per indurre entrambe le parti a trovare un nuovo punto d’incontro emodificare le basi storiche della relazione.
Le banche oggi sono nelle condizioni di prendere decisioni più complesse e le imprese devono aiutarle a farlo con le giuste informazioni.
La selettività delle banche nella concessione del credito è destinata ad aumentare nel 2011, così come dobbiamo attenderci un grande numero di ristrutturazioni del debito.
Le PMI possono trarre lezioni dalla crisi attuale presentandosi con piani espliciti e credibili, curando la qualità del controllo di gestione, gestendo la liquidità, il capitale circolante e il cashflow con attenzione superiore rispetto ai ricavi e a quanto fatto nel recente passato”.








