Riflessione sulle colate di cemento volte, con lo scempio del paesaggio, a fare la regione sempre più grigia, fisicamente, culturalmente, socialmente, turisticamente
pievaiola

Non c’è spregio solo per i libri che, noi come associazione "Intra", spesso andiamo a recuperare nelle riciclerie, ma anche per il territorio, per gli usi, costumi, tradizioni, vestigia, simboli amati dai Cittadini. Per i loro interessi. Suvvia, non imputiamo questo spregio a spiriti maligni, a Satana l’Anti Dio, a Seth dio dell’oscurità e del male, ad Ahriman dio del male nel dualismo zoroastriano. Va imputato, infatti, a persone in carne ed ossa. Persone, almeno per me immigrato e residente da nemmeno sei anni, difficili da individuare, ma penso anche per chi in Umbria è nato ed è attento a quanto accade. Difficili da incastrare, lo si sa, perfino per la Magistratura che – per una carta scomparsa o un cavillo formale – deve mandare assolto anche chi di queste colpe è palesemente reo.
Non può essere solo la brama del potere a spingere delle persone a vilipendere, distruggere, calpestare le emozionanti bellezze dell’Umbria: oltre che la sete di danaro e di potere dev’esserci anche quel senso acre e feroce che si chiama odio. L’odio è profonda repulsione, radicata antipatia intrisa dalla brama di distruggere l’oggetto odiato e di trarre da questa rovina appagamento per una folle sete di giustizia: chi odia, infatti, crede che la sua azione sia giusta, anche se è contro ogni legge, ogni morale, ogni insegnamento ricevuto. L’odio – per chi odia – è al di sopra di tutto.
Potere e odio rendono possibile l’esecuzione di misfatti che distruggono giorno dopo giorno ciò che abbiamo ereditato, ma contro i quali nulla possiamo fare. Nemmeno con il voto. Di questi ce ne sono a josa in ogni posto dell’Umbria: mi limiterò a citare tre casi vicini.
Un qualsiasi mercoledì di sole del mese, a metà settembre, avevo appuntamento a Tavernelle alle 10, con una persona del luogo. Nella certa attesa mi sono messo a contare le vetture che transitavano lungo la Pievaiola: in mezz’ora ne sono passate 42, nemmeno una e mezza al minuto. Ora è assodato che vi siano dei colli di bottiglia a Tavernelle e a Strozzacapponi (lo dice la parola stessa), ma era davvero necessario sventrare una verde vallata con colate d’asfalto e svincoli seminati lungo tutto il percorso? Era davvero indispensabile ridurla al livello mostruoso della Valle del Tevere o della bretella che congiunge Perugia a Foligno per dire solo di due strade che molto di frequente percorro? Tra le esigenze di miglioramento viario, oltre al fatto che ad attrarre il turismo non sono le superstrade ma le tranquille ben tenute e ombrose strade di campagna (Süd Tirol lernt), non era più giusto intervenire sulla Chiusi Terontola, molto più trafficata e pericolosamente stretta o, meglio ancora, terminare il collegamento Adriatico Tirreno che langue da anni ed anni per interessi e disinteressi tutti da capire?
L’inutile scempio della Pievaiola, il grave inquinamento che già sta subendo la vallata può essere dovuto solo ad un radicato odio per l’Umbria, giacché distrugge per sempre non solo il bello immortalato dal Perugino sulle sue tele, ma anche da Johann Wolfgang von Goethe nel suo indimenticabile Viaggio in Italia: “Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare. Nel secondo anno seminano fave per i cavalli, imperocché qui non cresce avena. Seminano pure lupini, i quali ora sono già verdi, e portano i loro frutti nel mese di marzo. Il lino pure è già seminato; nella terra tutto l’inverno, ed il freddo, il gelo lo rendono più tenace.”
Hanno un bel decantare le guide turistiche “un’atmosfera mistica tra arte e cultura ed un ambiente naturale ricco di verde e di tradizioni: l’Umbria offre un patrimonio storico ed artistico completo …” Ma dove? E, se trovato un dove, per quanto? Queste nostre vallate hanno già subito uno scempio efferato e l’aggressione prosegue imperterrita, dilagando sui monti e nelle sue città piccole e grandi. Ovunque sorgono casoni e casacce, piscine e fabbriche, stadi e impianti privi sia di piani regolatori intelligenti sia di genio e di rispetto. Ovunque di produce CO2 ed altri gas e solidi inquinanti.
Alla Valnestore Sviluppo era stata concessa anni or sono l’ampia area della vecchia centrale termoelettrica, affinché fosse utilizzata a vantaggio della gente del luogo. Sapete che ci vogliono impiantare? Una batteria di pannelli fotovoltaici che – in barba alle regole etiche che prevedono una copertura dei terreni agricoli destinati  al fotovoltaico non superiore all’1% – copriranno tutta la superficie per produrre appena un pugno di energia elettrica e dando lavoro a pochissimi amici e nipoti e penalizzando Agricoltura, Zootecnia e Turismo qualificato, le vere fonti di ricchezza futura per un’Umbria polmone verde d’Italia.
Chiudiamo con il ridicolo: il parco del Trasimeno, istituzione che dovrebbe difendere quell’area da aggressioni d’ogni genere, in ispecie edilizie ed urbanistiche, non è costituito – al contrario degli altri parchi lacustri – dallo specchio d’acqua più il suo bacino imbrifero: tutto il bacino vi è escluso. I suoi confini corrono lungo le rive in modo da consentire alla speculazione edilizia di dilagare selvaggia da Magione a Castiglione, da Tuoro a Panicale.
Solo l’odio può indurre a compiere – qui e altrove –  imprese volte a fare l’Umbria sempre più grigia, fisicamente, culturalmente, socialmente, turisticamente. O forse l’odio ed il potere.

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