Il consigliere regionale Oliviero Dottorini chiede un aumento dei canoni di concessione alle aziende di imbottigliamento: al momento, dall'estrazione di 1,25 miliardi di litri la regione incassa 1,5 milioni di euro
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“I dati del 2009 relativi al settore dell’imbottigliamento delle acque minerali in Umbria confermano che occorre assolutamente correggere una situazione che appare ormai insostenibile, allineando l’Umbria alle regioni più virtuose. Non è più tollerabile vedere aziende che lucrano enormi profitti, utilizzando un bene comune fondamentale e versando solo pochi ‘spiccioli’ nelle casse pubbliche, per un’attività che comporta anche un notevole impatto ambientale. E’ necessario aumentare i canoni di concessione per le aziende che imbottigliano, adeguandoli almeno a quelli delle regioni con legislazioni più avanzate della nostra. Oltre a questo è necessario che i proventi dei canoni per l’imbottigliamento vengano investiti in opere di manutenzione della rete idrica, in informazione sulle qualità dell’acqua pubblica, nel miglioramento delle risorse idriche”. Con queste parole il capogruppo regionale dell’Italia dei Valori, Oliviero Dottorini, ha commentato i dati elaborati dalla Regione Umbria  sulla ricerca, coltivazione e utilizzo delle acque minerali.
 
“La nostra proposta di aumentare i canoni di concessione – spiega il capogruppo Idv – intende correggere una situazione incredibile che fa sì che, a fronte di un miliardo e 250 milioni di litri imbottigliati in Umbria, nelle casse della Regione arrivino poco più di 1,5 milioni di euro, praticamente una cifra simbolica. I benefici per la collettività sono praticamente inesistenti. L’impatto occupazionale è minimo. In cambio l’Umbria deve farsi carico dei costi derivanti dall’inquinamento per il trasporto delle merci fino a quelli per lo smaltimento della plastica. Le aziende che imbottigliano pagano circa due lire al litro per un bene che, una volta imbottigliato e portato negli scaffali del supermercato, rivendono a 400-500 lire. La normativa umbra prevede canoni bassissimi pari a 50 euro per ettaro". La Regione Lazio fissa invece i canoni a 60 euro per ettaro e a 2 euro ogni mille litri, mentre il Veneto fa pagare alle aziende 580 euro ad ettaro e 3 euro ogni mille litri.

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