Nel territorio di Montignano, secondo quanto afferma Carlo Ridolfi nel suo libro su Massa Martana, in un colle sovrastante il lago di S. Faustino, si trovano le rovine di una chiesa del 200, dedicata a S. Degna, vergine e martire, vissuta a Todi nel IV secolo .c.
Per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano, la giovane si rifugiò in questo luogo, dove visse in totale isolamento predicando la fede in Cristo.
Morì in santità nel 303 e lì fu sepolta nella chiesa a lei dedicata, diventata poi meta di pellegrinaggio per lungo tempo.
Intorno alle rovine di questa chiesa si conserva attualmente un sarcofago di travertino, anepigrafo, che secondo la fede popolare nessuno è riuscito mai a rimuovere, nonostante l’utilizzo di mezzi meccanici e si dice pure che quando piove, l’acqua raccolta sparisce subito. Si pensa che in questo sarcofago, anticamente, fosse custodito il corpo della Santa fino a quando nel 1301 le sue spoglie furono trasferite nel tempio di S. Fortunato a Todi, sotto l’altare maggiore, insieme a quelle di S. Romana, eremita, anche lei tudertina e sua compagna di fede, morta mentre pregava in località Forello tra Todi e Orvieto nel 324d.c
La traslazione avvenne a seguito della lettera (conservata nell’archivio storico comunale di Todi, con ancora il sigillo pendente di ceralacca, di forma ovale), che il Cardinale Matteo di Acquasparta inviò nel 1297 al vescovo di Todi.
Nella missiva lo informava della volontà del pontefice Bonifacio VIII di concedere due anni di indulgenza per la (prima) traslazione dei corpi delle due Sante.
Mentre per la traslazione delle spoglie dei Santi martiri Fortunato, Cassiano e Callisto, il Pontefice aveva concesso un’ indulgenza di tre anni e centoventigiorni.
Esistono in Umbria chiese, ruderi o singoli nomi che richiamano alla memoria il culto per S. Degna e per avere un’ idea di quanto fosse forte la devozione nei confronti di questa giovane martire , soprattutto dopo la seconda traslazione avvenuta nel 1596, basterebbe consultare i vari registri dello Stato delle Anime conservati negli archivi parrocchiali della diocesi di Todi.
Nella parrocchia di Collevalenza , il parroco Don Benedetto Astancolle nello Stato delle Anime del 1619 registra alla famiglia num. 40: Degna, di anni 20, figlia di Girolimo di Sofferente da Rosceto, lavoratore del sig. Tarquinio Stefanucci ; ancora al n° 61: Degna, di anni 5, figlia di Paolo di Spoletino, lavoratore del sig. Alemanno Stefanucci; e infine al n° 90: Degna, di anni 50 madre di Regonio di Giulio, preziose testimonianze che confermano quanto già detto sopra.
Devozione che in un tempo assai più remoto ha attraversato il Mar Tirreno arrivando anche nel nord della Sardegna e cioè in un piccolo paese della Gallura chiamato Aggius, (provincia di Olbia –Tempio).
In questo piccolo centro a pochi chilometri da Tempio Pausania , in una folte vegetazione boschiva, ricca di querce da sughero, lecci e macchia mediterranea, si conservano le rovine di una chiesa risalente forse al XIII secolo, dedicata proprio a questa Santa martire.
Ne dà notizia anche il sacerdote Don P. Baltolu, parroco per molti anni di questo piccolo paese, nel suo libro su Aggius, segnalandone anche l’esistenza del toponimo.
In questo luogo, dedicato a S. Degna, è stata realizzata un’area di incantevole bellezza,con la presenza anche di un laghetto artificiale, per una sosta ideale, tra il verde per chi ama il relax e il pic nic.
L’architetto Cecilia Sanna di Aggius, studiosa di questo sito, si dedica da diverso tempo alla ricerca delle fonti relative alla Santa, al fine di poter ricostruire in primo luogo per quali percorsi e in quale epoca la devozione a S. Degna è arrivata ad Aggius e con quale comunità ( se laici o religiosi).
Dopodichè il suo obbiettivo è ricostruire il luogo di culto ( magari in area limitrofa quella preesistente) recuperando i ruderi e le pietre presenti nella chiesa abbandonata, per dare nuova vita al culto che è stato sempre presente nella memoria degli abitanti di Aggius.
Il luogo boscoso e suggestivo di S. Degna, (forse unico sito nell’intero comune), risulta immune dalla piaga degli incendi che a memoria d’uomo si dice non ne abbiano mai intaccato la vegetazione, forse la Santa continua a proteggerlo anche a distanza di secoli.
L’architetto ha già compilato una interessante scheda abbastanza dettagliata del luogo, arricchendola di foto, in cui si testimoniano visivamente i ruderi di un’antica chiesa, struttura isolata, immersa nei boschi appena fuori dall’ abitato urbano di Aggius.
Cecilia Sanna che è anche una brava pittrice di icone Sacre, in futuro spera di poter donare al Vescovo di Todi un’ Icona di S. Degna, con la speranza poi di poter raccontare Lei stessa la storia di questa devozione in terra sarda ai cittadini di Todi.
Il corpo di S. Degna riposa dal 1596 nella cripta fatta costruire appositamente dal vescovo Angelo Cesi, (1530-1606) grande mecenate, sotto il piano del presbiterio, nel Tempio di S. Fortunato, dopo che, casualmente, nel 1580, furono trovati, rimuovendo il vecchio altare maggiore. in un sarcofago di travertino, le ossa della Santa e degli altri Santi protettori di Todi.
Con una solenne processione alla quale prese parte una folla immensa , lo stesso vescovo Cesi nel 1596 fece tumulare le ossa dei santi patroni nella nuova cripta.
In una grande urna sepolcrale collocò le quattro cassette contenenti appunto le spoglie di S.Fortunato, S.Cassiano, S.Callisto, e in un’ unica cassa quelle di S.Degna e S.Romana.
Per ricordare questo evento, nello stesso anno, il Vescovo ordinò al pittore Ferraù Fenzoni , espertissimo decoratore, autore anche dell’imponente affresco del Giudizio Universale, eseguito nella controfacciata della Cattedrale di Todi, un disegno con le effigi dei Santi Martiri, conservato purtroppo attualmente al British Museum di Londra, ma tradotto fortunatamente in incisione da Pietro Paolo Sensini, pittore tuderte
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