Aria Adsl, dalla bucolica Todi, nel cuore della verde Umbria, si è trasferita nella meno pittoresca Vimodrone, in Lombardia più consona, evidentemente, al gruppo piuttosto eterogeneo di soci, composto da Goldman Sachs e da una serie di fondi e imprenditori russi, che in luglio hanno nominato Ad una vecchia conoscenza delle tlc italiane, quel Riccardo Ruggiero già al vertice di Telecom Italia, chiamato in causa dal rapporto Deloitte per le sue presunte responsabilità nelle vicende di mala gestione del gruppo.
Tutto ciò dopo che David Gilo si è defilato ed è uscito dall’azionariato.
Ma l’aria lombarda non ha portato bene, Aria è tra le inadempienti alle condizioni poste dal bando che assegno le licenze del Wimax italiano.
Lo Stato incassò 130 milioni di euro per le licenze WiMax, tecnologia che consente la connessione a Internet senza fili ad alta velocità «in movimento».
All’epoca fece rumore l’interesse dell’imprenditore israeliano David Gilo, che da Todi, con la Aria spa da lui finanziata, fece incetta di concessioni nazionali.
Per ora, il servizio non è arrivato a quel 60 per cento di copertura previsto come requisito minimo, il destino di alcuni operatori è incerto e ci sono dubbi ai quali il ministero dello sviluppo economico dovrà rispondere.
Da alcune parti si dice che se alcuni operatori risultano inadempienti, la concessione a questi debba essere annullata e le frequenze riassegnate; ma sembra che l’orientamento del Governo sia per la riapertura dei termini, il Ministro avrebbe dato il suo ok ad una proroga di due anni.
Le stranezze non mancherebbero: uno dei vincitori inadempienti, la E-via del gruppo Retelit (aggiudicataria di tre dei sette diritti d’uso nazionali del blocco B, in pratica tutto il Nord più Toscana e Marche) ha potuto comunicare al mercato il 10 gennaio scorso che la sua richiesta di proroga dei termini per gli obblighi di copertura fissati dal bando di gara era stata accolta, anche se gli altri operatori non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione ed adesso sono sul piede di guerra per adire i tribunali, pronti ad accaparrarsi le licenze degli inadempienti.
La Retelit, quotata in Borsa, ha come primo azionista una società a capitale libico (la Libyan Post Telecomunication Information Technology Company, Lptic), guidata per di più da Mohammed Gheddafi, uno dei figli del Rais.









