La cessazione appare ingiustificata ai sindacati, che chiedono  al Comune di Terni, la Provincia, la Regione e il Governo una forte presa di posizione politica ed economica
meraklon

Pesante colpo al lavoro in Umbria e grande motivo di riflessione per chi sostiene la libertà assoluta degli imprenditori di far quel che gli passa per la testa, in barba anche alla Costituzione, che si vorrebbe modificare, dimenticando che essa adesso stabilisce che la proprietà ha una funzione sociale.
Ciò giustifica l’esproprio soprattutto quando la proprietà, di un’azienda in questo caso, è utilizzata per fini che sono all’opposto di quelli sociali

Alla Meraklon, infatti, chiude la catena di produzione. A perdere il posto saranno 240 lavoratori.
Un atto da condannare senza se e senza ma” denuncia Emanuele Riccioni, segretario regionale Ugl Chimici.
E che sia un’organizzazione sindacale che certo non può essere accusata di “comunismo” è significativo di quanto scandalo faccia la decisione
“Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti, a dir poco paradossale dove l’impresa prima dichiara la buona salute dell’azienda smentendosi due giorni dopo con una richiesta di cassa integrazione fino ad arrivare alla mobilità di oggi.

L’azienda – sottolinea Riccioni – ha le commesse per garantire il funzionamento degli impianti e nonostante ciò dichiara la cessazione dell’attività presso lo stabilimento ternano, prevede l’avvio della procedura per licenziamento collettivo a danno di 240 lavoratori annunciando che collocherà in mobilità tutto il personale. Licenziamenti impossibili da digerire in questi gravi tempi di crisi economica” continua Riccioni.
“A preoccupare sono soprattutto i giovani colpiti dalla crisi attuale. Gli operai della Meraklon sono tutti padri e madri di famiglia con un’età media compresa tra i 35 e i 45 anni a cui sono stati rubati il futuro e la serenità.
Uniti – racconta il segretario Ugl dei Chimici – stanno dando vita ad un’immediata protesta davanti ai cancelli della fabbrica. Si è deciso il blocco immediato e totale delle merci in ingresso e in uscita di tutte le aziende che gravitano intorno al polo chimico ternano.
La protesta non si fermerà fino a quando i lavoratori non riceveranno risposte concrete e positive sul loro futuro professionale”. 
 
“Un atto scellerato da condannare senza riserve. A Terni c’è una situazione esplosiva che riguarda nell’immediato il licenziamento collettivo di Meraklon, senza contare la Basell e le altre aziende.
Oggi, la prima questione sulla quale intervenire sono i posti di lavoro che la nostra regione perde. Occorre che tutte le forze Istituzionali e anche il sindacato lavorino per ottenere risultati concreti e non vuote promesse" dichiara il segretario regionale confederale dell’Ugl dell’Umbria, Enzo Gaudiosi.
“La crisi è strutturale e nazionale, quindi richiede una risposta con caratteristiche analoghe. Le lotte devono superare il limite imposto dalla territorialità. Servono subito risposte immediate, ragionevoli e piani di rilancio lungimiranti” ammonisce Gaudiosi.
Con il licenziamento di 240 unità, tra quadri, impiegati e operai – precisa il segretario Gaudiosi – si perdono non solo numerosi posti di lavoro ma anche le loro alte professionalità che davano competitività all’impresa, in un momento in cui la qualità e la
tecnologia sono elementi fondamentali per difendere il lavoro.
I lavoratori della Meraklon si vanno purtroppo ad aggiungere ai molti lavoratori in mobilità nella nostra regione con effetti devastanti sul piano economico e sociale.
Il campanello d’allarme era già suonato da mesi con lo stato di crisi della Basell, che lavora in sinergia con Meraklon e che ha visto cadere progressivamente tutto il settore in una depressione produttiva impressionante.
L’ennesima crisi annunciata e sottovalutata dalla classe dirigente contro cui si erano subito mobilitati gli operai di Meraklon incrociando le braccia.
Gli addetti del fiocco avevano immediatamente scioperato quando era iniziato il fermo delle linee di produzione.

Le parti sociali e le istituzioni avevano rivolto alla società una proposta per non fermare gli impianti. C’erano significativi ordini da evadere e con il fermo degli impianti si rischiava di perdere i clienti.
Ma Meraklon aveva risposto picche sottolineando che non c’era una crisi di liquidità e che il fermo degli impianti rientrava nella gestione della fabbrica.
Ormai sembra di essere giunti all’epilogo – conclude Gaudiosi – Se il Comune di Terni, la Provincia, la Regione e il Governo non daranno seguito ad una forte presa di posizione politica ed economica nei confronti dei vertici aziendali Meraklon e del polo chimico ternano nel suo complesso a breve potremo scrivere la parola fine per l’industria chimica in Umbria”.

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