Le tragedie sono tutte uguali? Oppure ci sono tragedie di serie A e di serie B? Un morto di Haiti vale quanto un morto del Pakistan?
A queste domande hanno provato a rispondere, per il Festival del giornalismo di Perugia, il direttore comunicazione di Medici senza Frontiere (MSF) Sergio Cecchini, l’operatrice umanitaria di MSF Paola Mazzoni, ed i giornalisti Giovanni Porzio, La Repubblica, e Paola Zanuttini, Panorama.
Haiti e Pakistan, ha esordito Cecchini, sono due nazioni rimaste vittime di due grandi tragedie nel corso del 2010, la prima in gennaio a causa di un terremoto, la seconda per le alluvioni seguite all’incredibile forza delle piogge monsoniche di agosto. Entrambe queste catastrofi hanno portato morte e distruzione, con conseguenze incalcolabili per il futuro di entrambi i paesi. Eppure la crisi di Haiti ha avuto in Italia, nel mese immediatamente successivo, 450 servizi televisivi ad essa dedicati, mentre il Pakistan, considerando lo stesso lasso di tempo, solamente 88. Perché?
Secondo Giovanni Porzio la ragione è legata alla diversa natura delle due tragedie. Il paese americano è stato scosso da un terremoto, una catastrofe improvvisa e sconvolgente. Perfetta dunque per titoli ed aperture ad effetto, capaci di creare orrore e sgomento nei telespettatori. Nel paese asiatico, al contrario, la tragedia è stata, per così dire, a lento rilascio. Si è materializzata nell’arco di 3-4 settimane, rendendo così meno appetibile la notizia, meno adatta ad essere sbattuta in prima pagina.
Va sottolineato anche un altro aspetto, ha continuato Cecchini. Il Pakistan è un cosiddetto rogue State, un paese in cui si rifugiano terroristi, che possiede la bomba atomica, ma che, allo stesso tempo, riceve finanziamenti dal governo americano. Si tratta dunque di un paese “scomodo” in cui intervenire e di cui parlare.
Paola Zanuttini ha invece voluto analizzare gli eventi da un punto di vista antropologico: il terremoto, sostiene la giornalista di Repubblica, è per sua stessa natura più “affascinante”, da sempre spaventa l’uomo per la sua forza devastante, è un qualcosa che arriva da sotto, come dei «demoni che si trovano sotto di noi». E’ dunque più facile e più vendibile parlare di Haiti, il paese più povero dell’emisfero occidentale, con le sue angoscianti figure di “morti viventi” che si aggirano per le macerie del terremoto, rispetto al Pakistan, paese vittima di una tragedia meno caratterizzabile a livello mediatico.
Paola Mazzoni ha partecipato in prima persona agli aiuti in Pakistan, lavorando in un ospedale da campo nel maggio-giugno scorso. Il suo operato all’interno di MSF, raccontato qui a Perugia anche attraverso un’ampia documentazione fotografica, le ha permesso di toccare con mano l’immane tragedia pakistana, in cui la maggior parte delle vittime era di giovanissima età: «Nei 30 giorni in cui sono stata lì abbiamo operato 210 interventi, l’80% dei quali erano su bambini».
Le domande con le quali avevamo aperto trovano dunque una parziale, sconfortante risposta nelle esperienze sul campo degli oratori: purtroppo alcune tragedie vendono più di altre, è un dato di fatto. Sta perciò a noi analizzare con occhio critico le notizie ed il modo in cui ci vengono servite, sforzandoci di conoscere le verità che non troviamo in prima pagina o in apertura dei tg.
- Lorenzo Maria Grighi
- 13 Aprile 2011











