Il Venerdì Santo, la Chiesa rievoca ogni anno con grande devozione la dolorosa Passione di Gesù Cristo, non solo con processioni accompagnate dall’amatissimo canto della Stabat Mater di Iacopone da Todi, ma anche con sacre rappresentazioni in costume.
Il più antico ricordo di rappresentazioni del “mistero” della Passione, secondo don Mario, risalirebbe al 1491 e ce lo hanno tramandato i Disciplinati della confraternita di Santa Maria Maggiore, annotandolo nel “libro della Matricola,”
Si sa solo che fu realizzata nella piazza di Todi da tutti i fratelli della confraternita; la “parte di Gesù, posto in croce, la fece un certo Brunoro e la parte dei ladroni, a destra Gaspare Battaglini ed a sinistra Giovanni Monci detto falsa pedata”.
Ma l’unica e ampia descrizione conosciuta fino ad oggi della rappresentazione sacra della Passione, in costume, realizzata a Todi in due tempi, “nell’incomparabile scenario della splendida piazza medievale della città di Jacopone”, risale al 1563 e si conserva, nelle prime carte del registro delle “Congregazioni” della Compagnia del Monte della Pietà, custodito in ottimo stato, nell’archivio Vescovile di Todi.
Nel 2004, questo prezioso manoscritto, insieme a tanti altri di notevole pregio storico, fu esposto in occasione della mostra storico- documentaria: “Con gli Ultimi- Carità e assistenza della Chiesa e delle Istituzioni civili di Todi, dal XIII al XIX secolo” allestita dalla Soprintendenza archivistica per l’Umbria, nel Museo Pinacoteca Comunale di Todi, per quale collaborai, come promotrice dell’iniziativa insieme alla Caritas diocesana, anche alla scelta dei documenti esposti.
In quella circostanza mi tuffai con tanta curiosità e interesse, per la prima volta, nella lettura di un antico avvenimento religioso, trascritto da Don Mario Pericoli e pubblicato nella Collana Res Tudertinae nel 1963
Nella prima carta di questo registro si legge che, il 20 marzo del 1563, frate Stefano da Faenza, dell’Ordine dei Cappuccini,” predicatore della città di Todi” durante la quaresima, con il consenso del vescovo Giovanni Andrea Cesi, istituì nuovamente, “una Compagnia onorata di trentatrè persone ad honore et reverentia delli 33anni del nostro Suavissimo Signore et Redemptore sotto nome de la Compagnia del Monte de la Pietà” vestite categoricamente con sacchi neri.
Frate Stefano, con le sue prediche, infiammò così tanto gli animi dei fedeli da indurre, il 9 aprile dello stesso anno, la Compagnia, appena riattivata, insieme alle altre Compagnie della città di Todi, rinate per l’occasione, a organizzare per il Venerdì Santo “a laude, honore et gloria del Omnipotente Iddio, Il Trionfo della Passione” e, nella Domenica in Albis” il Trionfo della Resurrezione”.
Ancora una volta in primo piano e protagoniste le Confraternite, così indispensabili alla Chiesa, e i loro componenti sempre così uniti e compatti, riuscirono a realizzare un evento sacro unico e straordinario e quasi sconosciuto alla popolazione Tuderte.
Sarebbe già qualcosa se il pennello di un artista potesse raffigurare in una grande tela quell’avvenimento, ma sarebbe altrettanto meraviglioso, se la Chiesa di Todi riuscisse a riproporre, anche in forma più semplice, quell’antica e dimenticata sacra rappresentazione, alla quale parteciparono più di seicento figuranti tra attori e comparse e due stupendi carri allegorici
Ed è così, che il venerdì Santo, nella spazio antistante il portone della Cattedrale di Todi, in una piazza gremita di fedeli, ebbe inizio il Trionfo della Passione: le compagnie di S. Giovanni, della Misericordia , della Concezione, della Croce, dell’Annunziata, vestite rispettivamente con sacchi di colore giallo, turchino, bianco, rosso e verde, recitando ognuna un proprio ruolo, accompagnarono Gesù nel doloroso cammino di Passione dal Monte degli ulivi, allestito sempre nel “pianello di detta chiesa verso l’occidente,” sino al Monte Calvario, :”Essendo stato il nostro dolcissimo Salvatore condennato alla morte, uscì la veneranda Compagnia de la Annunciata de Borgo, con sacchi verdi, la quale con alquanti soldati a cavallo ben guarniti e altri soldati a piedi e con trombe et armati, con arme belle al antica, uscirno de detta chiesia e li cavalli stavano a piè le dette scale menando il nostro Salvatore al Monte Calvario a Crucifigere con la Croce in spalla e con Simone Cyreneo ben accomodato, e con li duj latroni con loro crucj in spalla, con la Madonna e le Marie con sancta Veronica, con il suo velo, pomposamente tutti in ordine e così con fausto grande seguitava la detta processione.”
Spettò alla Compagnia del Monte della Pietà, con la Croce rossa nel petto e una Pietà in fronte, trasportare il Signore, morto, dalla Cattedrale“in una capsa ornata di broccato d’oro”, per certe strade della città, sino al Tempio di S. Fortunato, sempre devotamente in processione, insieme alle altre Compagnie partecipanti. Il popolo commosso, in chiesa, offrì denari, anelli d’oro e panni di lino, tutto a favore della Compagnia del Monte della Pietà.
E che domenica quella del 18 Aprile! l’ottava di Pasqua! Quando tutte le campane della città suonarono a festa nello stesso momento annunciando così l’inizio del “ il Glorioso Trionfo della Resurrezione del Signore.”
Ancora una volta con una imponente e gioiosa processione in costume,( difficile in questo contesto, proprio per la ricchezza dei particolari descriverla tuttaImmagino quanta gioia albergasse nei cuori di tutti i cristiani e quanto stupore tra tutta la cittadinanza in festa!
Le strade, le piazze erano addobbate con verdure, erbe e piante da fiori.
Dai balconi delle case scendevano “candidissimi panni”.
Le donne allegre e sorridenti con canestri colmi di fiori attendevano affacciate alle finestre il passaggio del Carro trionfale di Gesù Cristo risorto, per onorarlo
Una folla immensa era accorsa a vedere la processione tra cui : forestieri delle città e contrade vicine, contadini del circondario di Todi, tutti desiderosi di ammirare il Carro e tutti i protagonisti vestiti rigorosamente con bellissimi e preziosi costumiDall’ affollatissimo Duomo, fra Stefano dopo aver predicato sul “mistero della Resurrezione,” dette inizio alla processione e uscirono ancora una volta le Confraternite, tutte con le loro insegne, e dopo di loro seguivano vari personaggi dell’antico testamento come il re David, Abramo con il figlio Isacco “vestito con veste a mezza gamba di raso bianco, et una mantinella a traverso de raso
verde, nudo di gambe con menzi borzacchini d’oro remonito, a menze braccia et uno fascistello de frasche secche in spalla dextra, tenuto con un bastone alla sinistra, con il quale se appoggiava con i tanti bei gesti che moveva a pianto quasi tutto il popolo.
Attaccati al Carro Trionfale i Patriarchi, vestiti non solo di drappi ma anche di“antichissime foggie” e “benché fossero molto vecchi” tiravano il carro con tanto garbo, tanto da suscitare compassione a chi li guardava“Il Carro Trionfale era da terra alto circa sei piedi, tutto circondato di color verde adornato a torno con un fregio di broccato d’oro, sopra il quale andava Cristo Jhesu in forma che se rappresenta nella sua resurrectione, con la morte a piedi, con la destra in alto, mostrando de benedireAlla sinistra teneva la croce con lo stendardo, come in molti luoghi se vede dipinto.”
Vi era un altro carro,” tutto rosso, tirato dalli suoi Apostoli: compariva esso carro tutto coperto de velluti bianchi sopra il quale era una bellissima donna… stava detta Donna in piedi appoggiata a una croce indorata, nella parte de’ dritto del carro; teneva alla destra una spada nuda e alla sinistra un calice, con l’ostia in mano la quale rappresentava la Catholica Chiesa.”
Anche questa volta la processione si concluse nel Tempio di S. Fortunato e le offerte raccolte, furono consegnate al Depositario della Compagnia del Monte,” per dare principio alla suvenzione de poveri et alle opere di Pietà, a laude et gloria del Omnipotente Iddio, il quale vive et regna senza fine.”








