Un uomo straordinario, un giardiniere provetto, un amante della natura ci ha lasciato
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Ciao nonno Sereno
Non c’è abitante di Todi e dintorni che non conosca il parco della Rocca. Quel parco sul quale si affaccia il liceo, luogo di svago per i bambini che hanno bisogno di divertirsi e giocare, per i genitori e i nonni che possono riposarsi all’ombra della pineta, per gli amanti del sole che vogliono abbronzarsi distesi su un verde e rigoglioso prato.
La Rocca che, durante le belle e calde giornate, si riempe di studenti che giocano a gavettoni e di turisti attratti dalle bellezze della cittadina etrusca e medievale qual è Todi.
Un punto di riferimento per tutta Todi e non solo. È il parco che maestosamente sovrasta la città e affettuosamente l’abbraccia. Questa è la Rocca che tutti noi conosciamo oggi.

Ma, come possono ricordare tutti i tuderti che l’hanno frequentata tra gli anni ’60 e ’80, la Rocca a quel tempo aveva una diversa fisionomia.
Un parco immerso nel verde, rinfrescato dalle ampie chiome dei numerosi alberi, con il tocco delicato ed emozionante dei fiori che, con la bella stagione  sbocciavano in tutto il loro splendore.
 
Per il divertimento dei più piccini, nella zona in cui oggi c’è il campo da basket, c’erano un grande scivolo, un’altalena e una pista da pattinaggio.
E, nella zona del parco sottostante il mastio, un cortile abitato da vivaci caprette, teneri porcelli d’India ed eleganti tortore
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Un parco che riempiva di dolcezza e di forti emozioni il cuore e gli occhi di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di passarvi del tempo.
Al primo sguardo si poteva capire quanto il giardiniere che se ne occupava svolgesse la sua professione con estrema passione.

Quest’uomo era Sereno. La Rocca non sarebbe stata la stessa senza di lui.

Tutti si ricordano Sereno per la sua gentilezza e la sua competenza.
Tutto il suo tempo era dedicato alla cura minuziosa non solo del parco principale, ma anche dei giardini Oberdan (meglio conosciuti come “I Giardinetti”) e di tutte le zone verdi della città di Todi
.
Questo suo amore per la natura era così forte da essersi mantenuto anche nella vita privata: a casa coltivava in modo preciso e delicato il suo orto, si prendeva cura del giardino e aveva costruito delle casette per gli uccellini selvatici, ai quali dava cibo ed attenzioni.
Quando l’età e la malattia l’hanno costretto ad abbandonare la sua passione, pian piano ha perso le forze.
Ma, oggi ancora, tutti quelli che l’hanno conosciuto lo ricordano come simbolo degli anni migliori della Rocca e dei giardini di Todi. Tutti lo ricordano come un uomo straordinario. E noi come un nonno straordinario.
Ciao Nonno,
i nipoti.

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