Secondo Confagricoltura l’utilizzazione dell’attuale sito di Olmeto, per la gestione dei reflui degli allevamenti, incontra difficoltà tecniche ed economiche sicuramente non superabili entro il 2013.

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Confagricoltura umbria, per fronteggiare la grave crisi che attanaglia questo comparto della zootecnia, ha posto sul tavolo regionale varie questioni, molte delle quali riguardano anche il territorio marscianese.
Questi i problemi posti: riconoscere lo stato di crisi della suinicoltura umbra, chiudere la partita dell’utilizzazione agronomica dei reflui e rivedere il piano di tutela delle acque.
Tre criticità da affrontare subito, con scelte rapide e concreta, pena – dice l’associazione – il sospetto di voler lasciare alla deriva un comparto importante per la nostra regione.

La crisi, secondo Confagricoltura umbria , ha visto il settore suinicolo umbro in picchiata per anni, fino ad un calo di oltre il 50% dei capi allevati, anche se non sono noti gli impatti sulla forza lavoro e la sua consistenza attuale diretta e nell’indotto.
Un risultato, prosegue la Federazione umbra, che è indice di un impoverimento produttivo dell’economia della nostra regione, senza peraltro che ci siano state crescite, nello stesso o in altri settori, collegabili a tali dismissioni.

E’ urgente un piano di settore per recuperare concorrenzialità, spazi sui mercati e redditività aziendale, perché la situazione della suinicoltura umbra è drammatica, il numero di allevamenti che cessano l’attività è in costante crescita, con un progressivo impoverimento della filiera e dell’occupazione.
L’ultima occasione persa per restituire aria al settore, secondo Confagricoltura Umbria, la mancata richiesta di deroga della cosìddetta “direttiva nitrati”, accrescendo così di fatto il divario di competitività tra gli allevamenti umbri e quelli ricadenti in regioni che invece l’hanno richiesta.

Altra criticità l’utilizzazione agronomica dei reflui rispetto alla quale Confagricoltura Umbria chiede piena attuazione della normativa vigente.
Le ultime disposizioni di Arpa in materia, peraltro di dubbia legittimità, non solo non trovano traccia in altri analoghi procedimenti a livello nazionale ed europeo, ma determinano anche ulteriori passaggi burocratici che comportano un appesantimento gestionale ed economico per le imprese umbre.

C’è poi la questione della revisione del piano di tutela delle acque (Mis. Q34 e Q33). La misura Q34 prescrive, per le imprese con più di 250 uba (pari a circa 800 suini), ricadenti nei “sottobacini idrogeologici”del Trasimeno, Nestore, Chiascio, Piediluco, Petrignano d’Assisi, l’obbligo di trasformare l’effluente liquido in solido o in alternativa il conferimento, entro il 2013, ad “idonei impianti di trattamento”, oggi inesistenti.

Si tratta inoltre, prosegue la Federazione, di disposizioni che non trovano corrispondenza in nessuna altra regione d’Italia e che di fatto azzerano completamente la possibilità di scelta delle imprese dando un unico indirizzo, peraltro tecnicamente discutibile in termini di applicabilità e di vantaggi ambientali.
Quanto alla misura Q33 che norma la gestione dei reflui degli allevamenti ricompresi nelle aree di Bettona e Marsciano va detto che il comprensorio bettonese di fatto non ha praticamente allevamenti significativi attivi, gli allevatori più importanti hanno decentrato la loro produzione in altre regioni d’Italia o in altri comuni dell’Umbria.
Nel Marscianese si è pervenuti ad un progetto di massima che prevede l’utilizzazione dell’attuale sito di Olmeto ,ma che incontra difficoltà tecniche ed economiche sicuramente non superabili entro il 2013.

Insostenibile è infine, secondo Confagricoltura Umbria, la gravosità dei costi produttivi, superiori a quelli sopportati dagli altri allevatori europei, soprattutto per quanto riguarda i disciplinari di produzione e la manodopera.
Occorrono agevolazioni per le aziende che assumono e, più in generale, interventi per ridurre il costo del lavoro. Nonostante l’aggressiva concorrenza nei confini UE, il comparto suinicolo deve poter mantenere le sue posizioni ottenute grazie alle sue produzioni di altissima qualità e salubrità e alla tradizione e la professionalità degli allevatori. I
n questo contesto va rivista la catena del valore, in cui attualmente gli allevatori sono penalizzati rispetto alle altre componenti della filiera.

Si richiede quindi che la Regione Umbria attivi quanto prima le procedure necessarie per dare risposte, possibili, alla situazione di stallo che si è venuta a creare, operando la revisione e l’adeguamento di alcune scelte del passato, passando per approfondimenti tecnici e politici con i soggetti interessati.

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