Le AVIS comunali del comprensorio della Media Valle del Tevere umbro, che sono quelle a diretto contatto con i donatori e con le loro problematiche, esprimono preoccupazione e riprovazione per le decisioni assunte dalla Direzione della USL 2, che non hanno tenuto per nulla in considerazione la proposta associativa che prevedeva " di mantenere le unità di raccolta sangue di Marsciano e di Todi, per consentire un sempre maggiore afflusso dei donatori e di estendere il servizio di raccolta a tutti i giorni della settimana, con due aperture per ciascuna unità di Marsciano e di Todi e due aperture presso il nuovo presidio ospedaliero, di cui una dedicata alla plasmaferesi, oltre che prevedere il mantenimento dell’apertura domenicale a Marsciano ampiamente utilizzata".
"La proposta dell’Associazione era stata resa nota già da alcuni anni e sembrava essere stata condivisa e meritevole di attenzione in quanto sia esponenti delle amministrazioni locali che della Regione Umbria che della stessa USL 2 si erano espressi positivamente durante numerosi interventi pubblici ed era anche stata sottoscritta con protocolli ufficiali.
Poi, improvvisamente, si è voluto cambiare radicalmente direzione, propendendo per la soluzione dell’accorpamento del servizio in un centro unico di raccolta, aperto per 6 giorni settimanali, presso il nuovo ospedale comprensoriale di Pantalla, adducendo, come motivo di tale decisione, il fatto che, per una maggiore sicurezza del donatore, la donazione debba avvenire all’interno di strutture ospedaliere.
Inoltre, la comunicazione ufficiale di tale decisione, completa del dettaglio sull’organizzazione e sugli orari del nuovo servizio è vergognosamente arrivata all’AVIS Regionale solamente 3 giorni prima e alle AVIS Comunali solamente il giorno stesso della chiusura delle U.R. di Marsciano e Todi e contemporanea apertura del servizio a Pantalla, mettendo in grave difficoltà l’Associazione per quanto riguarda la chiamata dei donatori, che viene programmata almeno con quindici giorni di anticipo e considerando l’alto numero di soci interessati.
Ora, premettendo che la sicurezza dei nostri soci donatori è la prima cosa che ci sta a cuore e che non saremo mai disponibili a transigere su questo aspetto, vogliamo sottolineare le motivazioni che stavano e stanno dietro alla proposta delle AVIS comunali della Media Valle del Tevere:
Non vi è alcun espresso riferimento normativo all’obbligo che le Unità di Raccolta Sangue debbano essere collocate all’interno di strutture ospedaliere, tanto è vero che, in molte regioni d’Italia, questo servizio è realizzato anche con strutture mobili (autoemoteche), presso strutture ambulatoriali o addirittura presso le stesse sedi dell’Associazione (in caso di raccolta associativa), ed inoltre, in Umbria il Piano Regionale Sangue 2009-11 prevede, appunto, che la raccolta di sangue, possa essere effettuata presso unità di raccolta dislocate e gestite in strutture sanitarie pubbliche, senza fare espresso riferimento a strutture ospedaliere.
L’unico
obbligo dal punto di vista della sicurezza è, quindi, che i centri accreditati rispettino i requisiti minimi strutturali previsti per le unità di raccolta, dalla Legge n. 219 del 2005, che, oltre ad indicare la quantificazione degli spazi necessari allo svolgimento del servizio, prevede, appunto,
la presenza di personale sanitario in maniera adeguata al numero delle donazioni effettuate e, comunque, almeno di un medico ed un infermiere, adeguatamente preparati, per intervenire in caso si verificassero problematiche.
Secondo l’Associazione, le strutture attualmente esistenti, sia presso l’ospedale di Marsciano che quello di Todi (dove fra l’altro si potrebbero apportare miglioramenti in seguito alla liberazione di spazi dovuti al trasferimento di servizi presso il nuovo ospedale di Pantalla), già rispondono ai suddetti criteri.
L’AVIS, nella sua attività di promozione alla donazione del sangue, ha sempre pubblicizzato la suddetta metodica come un atto assolutamente privo di rischi per il donatore quando questo sia compiuto nel rispetto e con le modalità previste dalle normative sopra richiamate. Ora, se è vero che, per la sicurezza del donatore è necessario che la donazione sia effettuata presso strutture ospedaliere, per la presenza di pronto soccorso, medici rianimatori, camere operatorie o quanto altro, sarebbe auspicabile che ci venisse comunicato esplicitamente in modo da poter dare, a nostra volta, una corretta informazione sui potenziali rischi ai nostri soci donatori.
La determinazione dell’emocromo, necessaria per la verifica dell’idoneità donazionale, può essere effettuata con apparecchiature che sono già utilizzate presso alcune unità di raccolta sia dell’USL 2 che di altre aziende sanitarie della regione e che sono tuttora dislocate fuori da presidi ospedalieri.
Alla luce di quanto sopra non evidenziamo rilevanti
maggiori costi da sostenere per l’azienda rispetto al centro unico, se non i 120 Km. settimanali (circa 6.000 annui), che dovrebbe compiere con il mezzo aziendale il personale sanitario assegnato al servizio, per raggiungere le eventuali unità di raccolta periferiche.
D’altro canto gli oltre 2.500 donatori che saranno costretti a percorrere circa 30 Km. in più per ogni donazione, dovranno farsi carico di una spesa di circa 50.000 € a fronte di una percorrenza complessiva annua stimata in circa 110.000 Km., senza per altro considerare i potenziali rischi per gli stessi donatori dovuti al tragitto automobilistico in più da percorrere, sicuramente maggiori rispetto a quelli derivanti da donazioni effettuate in ambienti sanitari extraospedalieri.
Vista quindi la continua richiesta di sangue ed il mancato raggiungimento dell’autosufficienza regionale nonché gli obiettivi dell’AVIS Regionale Umbria (aumento del 5% del numero delle donazioni per il 2011), non si capiscono le motivazioni che portano la Direzione Generale dell’USL 2 ad assumere decisioni autoritarie, calate dall’alto, e senza nessuna condivisione preventiva dell’associazione (cosa peraltro prevista anche dallo stesso Piano Regionale Sangue e dalla convenzione stipulata tra Regione Umbria ed AVIS Regionale) e che, vista anche la particolare ubicazione del nuovo ospedale rispetto alle tipicità dei territori dei comuni interessati, genereranno sicuramente maggiori difficoltà ai donatori delle AVIS comunali della Media Valle del Tevere.
Speriamo che a queste maggiori difficoltà per i donatori, che si contrapporranno ad una maggiore facilità nella gestione del servizio e del personale, ad esso assegnato, da parte della Direzione Sanitaria, non debbano aggiungersi, presso la nuova U.R. di Pantalla, problematiche di tipo strutturale, che, da quel poco che ci è dato sapere, già esistono (ad es. sala di aspetto di dimensioni estremamente ridotte) o di mancanza di personale dedicato.
Tutto ciò si ripercuoterà, sicuramente
nell’immediato, in un calo del numero delle donazioni mettendo a rischio il raggiungimento dell’autosufficienza di sangue e di emoderivati a livello regionale.
L’AVIS, pertanto, ribadisce, che, con pieno senso di responsabilità, dimostrato in tanti decenni di attività sul territorio continuerà ad impegnarsi per il raggiungimento dei propri fini istituzionali, ma che subisce le decisioni prese dalla Direzione della USL 2 e quindi, spetterà ad essa, assumersi la responsabilità di tutte le eventuali problematiche che dovessero scaturirne.