Una proteina, per ora testata solo sugli animali, stimola le cellule staminali dell'infartuato a trasformarsi in cellule cardiache ed a chiudere le lesioni; importante scoperta a Perugia sulla leucemia
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Ad utilizzare le staminali per riparare il cuore ci stanno provando in molti nel mondo, ma nella ricerca c’è una novità che punta sulle capacità autoriparatorie dell’organismo umano.
Infatti, anche se al momento lo studio è stato fatto sugli animali, è stato accertato che il cuore dopo un infarto si puo’ autoriparare con una piccola ‘spinta molecolare’ che sveglia cellule dormienti presenti al suo interno.

Con l’attivazione di una riserva di cellule staminali dormienti che sono presenti nello strato piu’ esterno (epicardio) del cuore, queste possono trasformarsi in cellule cardiache. Il loro ‘risveglio’ puo’ essere indotto somministrando una proteina, gia’ nota per le sue proprieta’ salvacuore.
Si profila quindi la possibilita’ di una terapia cellulare post-infarto semplice, o anche, spiega Paul Riley della University College London , di una terapia ‘preventiva’ a base di timosina per preparare il cuore a ripararsi in caso di infarto.

Intanto nel campo medico una importante scoperta viene proprio dall’Umbria e, questa, secondo gli esperti,  oltre ad un grande valore scientifico, ha delle immediate ricadute sulla diagnosi e terapia della leucemia a cellule capellute. E’ stato infatti identificato il gene che la causa.
 
Autori della scoperta il professor Brunangelo Falini, ordinario di ematologia dell’Università di Perugia e direttore della struttura di ematologia  dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, e la sua equipe con il ruolo fondamentale avuto dal dottor Enrico TIacci .

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