Prosegue l’occupazione delle menti dei politici della Provincia di Perugia da parte del problema caccia.
E’ un rituale che si ripete ad ogni primavera estate in mancanza, evidentemente, di problemi più importanti da affrontare.
Quest’anno i membri della III Commissione consiliare della Provincia di Perugia, presieduta da Luca Baldelli, hanno fatto un lungo elenco di richieste rispetto ai contenuti del Calendario venatorio pre-adottato dalla Giunta Regionale per il 2011 e le politiche venatorie in generale.
Si va dal ripristino della giornata di pre-apertura (con la cosiddetta caccia agli “estatini”), alla cancellazione del carniere massimo stagionale per le specie allodola, quaglia e tortora (provvedimento ritenuto superfluo e inappropriato), estensione della caccia nella giornata di apertura anche ai corvidi e al colombaccio (considerato l’aumento del contingente nidificante in tutta la regione).
Anche la Consulta venatoria provinciale ha consegnato all’assessore regionale, attraverso il consigliere delegato alla caccia Franco Granocchia, un proprio documento ufficiale. Fortemente criticata la gestione da parte della Regione dell’iter procedurale “che ha portato alla definizione del testo del Calendario, non portando alla partecipazione una parte delle scelte adottate”.
Alcune anomalie sono state rilevate sulla possibilità di tabellazione del territorio di pertinenza degli appostamenti fissi estendendo tale intervento anche a quelli temporanei, ipotesi per i quali viene chiesta la eliminazione dal calendario. Anche per l’apertura la terza domenica di settembre viene chiesto di inserire i corvidi e il colombaccio, mentre per quanto riguarda la lepre la richiesta riguarda la chiusura della caccia da posticipare al 15 dicembre. Relativamente al cinghiale viene chiesto di precisare “che la possibilità per le Province di posticipare l’attività venatoria non è consentita dal 18 settembre dove l’attività su questa specie è finalizzata a salvaguardare le coltivazioni agricole, ma dall’8 ottobre 2011”.
A queste si sono aggiunte le sollecitazioni contenute in un ordine del giorno presentato da Enrico Bastioli (Socialisti e Riformisti per l’Umbria) che, oltre alle questioni sopra elencate, solleva altri problemi, quali la necessità di armonizzare i calendari venatori tra regioni limitrofe, di unificare le date dei periodi di caccia al cinghiale tra Perugia e Terni e di rivedere la Direttiva “Uccelli” nel punto riguardante la nidificazione e le fasi di riproduzione, affinché “si possa verificare la possibilità di effettuare l’apertura generale a tutte le specie cacciabili a partire dalla 2° domenica di settembre”.
Dure le prese di posizione del consigliere Pd Massimiliano Capitani per il quale risultano incomprensibili certe scadenze fissate dal calendario venatorio, “fortemente limitanti per i cacciatori”, e “molto discutibili le scelte riguardanti il carniere per allodola, tortora e quaglia”. “Non c’è nulla che va bene”, è stato il commento di Giampiero Panfili (Pdl), secondo il quale “i cacciatori non meritano di essere trattati in questo modo”.
Per Giampiero Fugnanesi (Comunisti Italiani) tuttavia “si respira un’aria nuova nei rapporti Provincia-Regione”. E proprio a questo ha fatto riferimento, intervenendo in Commissione, il presidente della Giunta Marco Vinicio Guasticchi, che si è detto “fiducioso sulla possibilità di creare un nuovo clima di collaborazione tra Enti”.
A suo giudizio “l’unico vero obiettivo da perseguire è la pacificazione e l’unione del mondo venatorio, rimasto diviso per troppo tempo da eccessivi protagonismi. La Provincia – ha sostenuto il presidente – sta lavorando per ritrovare gli elementi unificanti in questo ambiente, rimettendo la barra al centro”. Nel richiamare le diverse disposizioni europee, nazionali e regionali che di fatto rendono obbligatorie certe scelte, l’assessore regionale Cecchini si è detta comunque pienamente disponibile al confronto con la Provincia e con la Consulta costituita al suo interno.









