La medicina è un’opinione. Lo dimostra il caso della Ccsvi (cioè l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale)
Uno studio di Claudio Baracchini, del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, pubblicato sulla rivista ‘Annals of Neurology’, negava l’associazione tra ccsvi e pms (possible multiple sclerosis, forma precoce che con alta frequenza evolve in sm conclamata).
Ora un altro studioso, Giampiero Avruscio, responsabile Angiologia Ospedale S.Antonio di Padova, la pensa in modo diametralmente opposto.
Quest’ultimo cita un altro ricercatore, Zivadinov, che nella stessa rivista evidenziava «una differenza altamente significativa tra la frequenza di ccsvi nel gruppo dei pms rispetto ai soggetti sani, rimproverando Baracchini di aver in qualche modo messo in ombra questo risultato».
E anche secondo Avruscio, «applicando ai dati di Baracchini un opportuno test statistico, si rileva che il rischio di sviluppare una pMS aumenta di ben 9 volte in chi è portatore di ccsvi, che quindi è uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo delle forme iniziali di sm».
A denunciare quella che parrebbe una censura preventiva sulle possibilità dei metodi di intervento evidenziati da Paolo Zamboni, responsabile Centro malattie vascolari Università di Ferrara, ma non ancora accolte dalla comunità medica italiana, è stata Gisella Pandolfo, presidente dell’associazione Ccsvi-Sm Onlus.






