Ben 38 anni sono occorsi ad una mamma per poter dare un nome alla malattia di cui soffre la figlia
medico

Il termine diagnosi richiama alla mente il concetto di una cosa che si fa in un giorno (dì-agnosi) e non certo in 13.870 giorni.
Questi, per difetto, sono invece i giorni che sono stati necessari ad una mamma per scoprire che la figlia è affetta dalla Sindrome di Rett (RTT) una delle tantissime malattie rare che  è una delle cause più diffuse di grave o gravissimo deficit cognitivo.
Ciò non è accaduto in uno sperduto villaggio africano bensi nella regione limitrofa all’Umbria: la Toscana.

La vicenda si presta a due opposte considerazioni.
E’ sicuramente sconsolante sapere quanto la formazione dei medici sia del tutto insufficiente in questo campo.
Forse una conseguenza inevitabile viste le diverse e numerose forme morbose con cui è difficile, in una vita professionale, trovare l’occasione per confrontarsi.

Molte più speranze, invece, dà il fatto che la “scoperta” della mamma è avvenuta dal confronto con un’altra mamma dei sintomi delle proprie bambine.
Ciò è un’ulteriore indicazione che le famiglie ed i malati non devono rimanere chiusi su se stessi ma, senza presumere di potersi sostituire ai medici, devono ricercare esperienze simili alle loro, come suggerisce la madre in questione: “Vorrei dare il mio contributo per evitare che a altre bambine fossero rubate le opportunità di una vita  piena e gioiosa. Vorrei che anche i genitori fossero più informati in modo da suggerire eventualmente ai medici almeno il dubbio della diagnosi.”

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