30 luglio 2011
Proposta Marsciano: bene la prossima apertura della seconda farmacia a Marsciano

Proposta Marsciano si unisce alla soddisfazione espressa dai capogruppi consiliari del Partito Democratico Massimo Ceccarelli e dal capogruppo dei socialisti Roberto Bertini per la prossima apertura della seconda farmacia nel capoluogo.
La scelta dell’amministrazione di affidare la sua gestione a privati è stata fortemente appoggiata da PM ritenendo che questa sia la via giusta per coniugare maggior reddito per le casse comunali  e maggior qualità nel servizio; e oggi vediamo i frutti di questa decisione: € 1.300.000 come una tantum e 3% sul fatturato annuo per venti anni, tale è il risultato dell’affidamento, non da certamente ragione a chi insisteva su una diversa gestione ( diretta o attraverso consorzi pubblici) che avrebbe portato nelle casse comunali somme decisamente inferiori.
 In un quadro di estrema incertezza economica questo maggiore introito diventerà prezioso per allievare i disagi che i nostri concittadini dovranno subire in seguito ai tagli operati dal Governo al nostro Bilancio per l’esercizio 2012, valutato in ben 700.000 € .
Ma alla bontà dell’operazione economica non poteva mancare un occhio di riguardo alla gestione di un servizio così importante; a questo proposito l’affidamento della gestione ad un soggetto privato prevede da parte di questo il rispetto  di una “carta dei servizi” tra le più complete e rigorose, una carta che avremo cura di far conoscere al più presto alla cittadinanza.
Proposta Marsciano ritiene altresì che in questi due anni l’amministrazione, nonostante le grandi difficoltà con cui si è dovuta confrontare, come il sisma del 15 dicembre 2009 e le problematiche connesse alla ricostruzione, e in una situazione economica globale non favorevole, stia operando al meglio; poche realtà oggi possono vantare un piano di  grandi lavori e opere pubbliche per circa 5 milioni di euro.
Per quanto riguarda nello specifico Proposta Marsciano, che sta condividendo con il Partito Democratico e il Partito Socialista le responsabilità del governo, sta lavorando in questi giorni per rilanciare il progetto della Residenza ex clinica Bocchini.
Proposta Marsciano

29 luglio 2011
Terremoto di Marsciano, appello del Sindaco:
ai parlamentari umbri…….

Gentile Deputato/a
Gentile Senatore/trice,
sono di nuovo a rappresentarVi la critica situazione in cui versano i cittadini del mio comune che a causa del terremoto del dicembre 2009 sono ancora fuori dalle proprie abitazioni; essi chiedono con forza di cominciare al più presto i lavori, per rientrarvi quanto prima, impedendo a tempo e intemperie di aggravare ulteriormente i danni. La partenza, infatti, della cosidetta ricostruzione leggera, risponderà solo alle problematiche di una minoranza della popolazione evacuata.
 Come avrete appreso, la Regione dell’Umbria ha comunicato, in via ufficiale, al Dipartimento nazionale di Protezione Civile e al Governo, la propria disponiblità allo stanziamento di 15 milioni di euro da destinare alla ricostruzione post terremoto.
 Tale importante atto avviene a seguito della recente novità legislativa introdotta dal decreto milleproroghe il quale prevede il cofinzianamento da parte delle Regioni delle azioni da intraprendere in caso di calamità naturali. Normativa considerata, a ragione, non condivisibile e contro la quale è stato, da parte delle Regioni, proposto ricorso di fronte alla Corte Costituzionale.
 Tutto ciò, quindi, dà ancora maggiore valore all’atto compiuto dalla Regione dell’Umbria, a testimonianza dell’attenzione e della sensibilità verso le problematiche legate al terremoto di Marsciano.
E’, quindi, necessario che il Governo faccia ora la propria parte con uno stanziamento adeguato al completamento dell’opera di ricostruzione e per questo torno a chiedere all’intera delegazione parlamentare umbra di intensificare la propria azione volta a tutelare i diritti dei cittadini colpiti dal sisma.
Abbiamo bisogno di un aiuto concreto, di un lavoro collettivo e di atti chiari e non equivoci che contribuiscano anche a diffondere una rinnovata fiducia delle popolazioni verso l’intero sistam istituzionale a partire dal Parlamento e dal Governo. Atti concreti, quindi.
Rimango a disposizione per ogni chiarimento e per fornire alle SS.LL. ogni ulteriore informazione volta a facilitare il Vostro compito.
Con i migliori saluti,
IL SINDACO Alfio Todini
…….ed alle associazioni di categoria e sindacali dell’Umbria
Gentilissimi,
 come avrete appreso, la Regione dell’Umbria ha comunicato, in via ufficiale, al Dipartimento nazionale di Protezione Civile e al Governo la propria disponiblità allo stanziamento di 15 milioni di euro da destinare alla ricostruzione post terremoto.
 Tale importante atto avviene a seguito della recente novità legislativa introdotta dal decreto milleproroghe il quale prevede il cofinzianamento da parte delle Regioni delle azioni da intraprendere in caso di calamità naturali. Normativa considerata, a ragione, non condivisibile e contro la quale è stato da parte delle Regioni, proposto ricorso di fronte alla Corte Costituzionale.
 Tutto ciò, dà ancora maggiore valore all’atto compiuto dalla Regione dell’Umbria, a testimonianza dell’attenzione e della sensibilità verso le problematiche legate al terremoto di Marsciano.
 Chiedo a ciascuna delle Organizzazioni il massimo sforzo affinché giunga al Governo la più chiara pressione affinché ora si assuma le proprie responsabilità con uno stanziamento adeguato alle necessità della ricostruzione.
 Tutto ciò, in primis, per rispondere al diritto delle popolazioni coinvolte al più celere possibile rientro nelle proprie abitazioni, ma anche per il fatto che la partenza anche della cosidetta ricostruzione pesante, può rappresentare una importante opportunità economica e di lavoro per il settore strategico delle costruzioni e delle infrastrutture e per lo sviluppo dell’intero territorio.
 Certo che, utilizzando i canali istituzionali e pubblici più opportuni ed efficaci, non mancherà la Vostra attenzione e la Vostra voce, vi invio i miei migliori saluti,
IL SINDACO Alfio Todini



29 luglio 2011
Ancora sulla tassa Tevere Nera

Dopo una grande manifestazione, con oltre 400 persone, contro la tassa Tevere Nera, davanti ai palazzi regionali, organizzata dalla comunità dei comitati dell’Umbria contro tale tassa, e dopo che il Consiglio regionale dell’Umbria ha votato all’unanimità l’atto d’indirizzo votato e firmato alla conferenza dei capigruppo, per inserire il consorzio Tevere Nera nella riforma endoregionale della Forestazione unica, la risposta immediata del Consorzio è stata il rinvio di cartelle di pagamento; pare, inoltre, che, lo stesso Consorzio, stia per realizzare una nuova sede con nuove assunzioni. Insomma, i cittadini lavorano duramente per cercare di eliminare questa tassa inutile, con l’aiuto dei comitati, mentre il Consorzio lavora, altrettanto duramente, per cercare di far continuare a pagare questa tassa. Siamo arrivati veramente ad una situazione inverosimile, che vede, ancora una volta, il cittadino medio esausto di pagare tasse su tasse, specialmente in un momento come questo, dove il debito pubblico di molti paesi, come l’America, sta continuando a stravolgere l’economia mondiale, continuando a soffocare quella fascia di cittadini che lavorano duramente per arrivare alla fine del mese. E’ veramente una vergogna.
Roberto De Vivo – Membro del comitato contro la tassa Tevere Nera di Todi
 

29 luglio 2011
Banche troppo rigide con la Tifast di Narni, occupazione a rischio

L’azienda TIFAST, si trova a San Liberato di Narni (circa 10 km dal casello autostradale di Orte) è una società integrata europea, con impianti di produzione  che si occupa di produzione di lingotti, billette, barre e vergelle laminate a caldo in titanio e leghe di titanio.
La Società TIFAST che occupa complessivamente circa 50 dipendenti ed è una delle società leader nel settore titanio oggi corre il serio rischio di veder messo in discussione il proprio futuro e il piano di riassetto societario che permetterebbe (se avvallato dal sistema  bancario) non solo il consolidamento produttivo e occupazionale, ma diverrebbe volano di ulteriori interessanti sviluppi.
Irrigidimenti incomprensibili da parte del sistema bancario che sta ponendo veti all’operazione di riassetto societario, corrono il rischio di mettere in discussione produzioni e occupazione.
Le Segreterie Provinciali di FIM CISL e FIOM CGIL esprimono tutta la loro preoccupazione per tale situazione che si sta venendo a generare, e che potrebbe precipitare rapidissimamente se dovesse perdurare tale incomprensibile irrigidimento del sistema bancario.
Le Segreterie Provinciali di FIM CISL e FIOM CGIL ritengono che sia necessario, indispensabile e inderogabile un intervento urgentissimo e positivo del sistema bancario locale-regionale che scongiuri la messa in discussione della sopravvivenza societaria con  la perdita secca dei circa 50 posti di lavoro, che si andrebbero a sommare a quelli persi nel settore industriale locale e immettersi in un percorso di crisi industriale di difficile gestione e soluzione.
Le Segreterie Provinciali di FIM CISL e FIOM CGIL ritengono che le lavorazioni e l’occupazione generata dalla società TIFAST è un’opportunità che il territorio della Provincia di Terni non si può permettere di perdere.
LE SEGRETERIE PROVINCIALI DI FIM CISL E FIOM CGIL

 

28 luglio 2011
Tassa Tevere-Nera, si chiede la sospensione delle cartelle

Il Consorzio di Bonifica Tevere Nera, con il suo Presidente ed il CDA in prima linea, è fuori dalla realtà ed opera non solo contro i cittadini ma anche fuori dalla logica politica.
Infatti, nonostante lunedì scorso (25.07.2011) il Consiglio regionale all’unanimità abbia votato la mozione per il riordino delle funzioni e degli aspetti contributivi, l’Ente in questi giorni ha avviato un nuovo invio di cartelle di pagamento e ci giunge notizia che stia per realizzare una nuova sede e a dare corso a nuove assunzioni.
Se non fosse bastato si torna a ripetere che i cittadini sono stanchi di pagare per un servizio che non viene mai reso e di sobbarcarsi ulteriori oneri per nuovi impiegati che servono soltanto ad inviare cartelle di pagamento, dal momento che il Consorzio si avvale di imprese appaltatrici anche per il semplice taglio dell’erba.  Basti ricordare che oltre duemilionitrecentomila Euro versati dai contribuenti vanno per la gestione burocratica.
Inoltre, si pone anche il problema di capire a chi risponde il Presidente e l’intero CDA visto che le strategie dell’Ente contrastano con le previsioni politiche in materia di tutela idrogeologica nella attribuzione delle competenze e nella contribuzione.
A questo punto occorre richiamare l’attenzione della Regione che non può sottovalutare iniziative che risultano irrispettose ed in contrasto con le sue indicazioni politiche, suggellate nella Mozione approvata all’unanimità dai Consiglieri Regionali. 
L’Appello che viene rivolto ai vertici istituzionali regionale ed alla Presidente Marini per prima è quello di procedere ad una verifica del rispetto dei principi di buon andamento dell’Ente da parte dei dirigenti politici del Consorzio.
Inoltre, onde evitare di portare all’esasperazione i cittadini già fortemente stressarti dalla crisi che attanaglia la nostra società, il Comitato Tuderte chiederà formalmente di prendere in seria considerazione la possibilità di far sospendere l’invio delle cartelle e per quelle già inviate di provvedere a sospenderne l’efficacia.
Ogni ritardo nelle suddette verifiche ed azioni potrebbe portare ad un inasprimento delle iniziative da parte dei cittadini che hanno già dimostrato la loro determinazione al riguardo.
Per il Comitato Abolizionista Tuderte, Moreno Primieri


28 luglio 2011
Vietato l’uso di acqua potabile a Rosceto-Collevalenza-Chioano con un fogliettino!

Pioveva ieri sera a Chioano. Mia madre è uscita con Napoleone, il cane di fiducia, e ha visto due vigili urbani aggirarsi indecisi per la Piazzetta. Alla fine hanno affisso nella bachechetta che, mediamente, nessuno legge una ordinanza del Sindaco che vieta l’uso idropotabile dell’acqua per Rosceto-Collevalenza-Chioano, poiché dopo un controllo è stata riscontrata la presenza di coliformi a 37°C. Mi sono documentato: questo Coli può essere buono e cattivo, in ogni caso NON deve stare nell’acqua potabile che va disinfettata. Se è cattivo incide soprattutto su bambini e donne incinte. Per non parlare degli anziani. Quindi onore al merito di chi ha controllato e ha messo in bacheca il fogliettino? Mica tanto vero, perché, in realtà, tenuto conto della potenziale gravità della situazione, mettere solo un foglietto in una bachechetta anonima alle 22 di una sera oggettivamente poco adatta per passeggiate e ritrovarsi non si può chiamare di certo INFORMAZIONE alla gente. Perché era  di questo di cui avevamo in bisogno ieri sera. Non sarebbe stato più efficace rispolverare il mitico altoparlante o mettere un volantino nella buca delle lettere o suonare al campanello per spiegare o far fare un giretto all’Assessore tra una inaugurazione e l’altra?
Va detto però che i Vigili, sul piano squisitamente procedurale, sono a posto perché il Sindaco ordina loro non di informare ma di “affiggere”e loro hanno affitto (si dice così?); se questo sia per legge non lo so, fatto sta che un po’ di sano buon senso non avrebbe guastato perchè, senza contare che la notte abbiamo tutti bevuto, ma anche il giorno prima non ci abbiamo scherzato.
Ora occorre che veniamo informati più dettagliatamente dell’accaduto, di quanto è alta la carica batterica, di dove è stata riscontrata, di come e se può essere utilizzata l’acqua (bollita ad esempio?)e, di quando sarà procrastinata  la secca poiché, come tutti sanno è difficile farsi la doccia con la minerale.
In ogni caso un’ultima chicca: il Sindaco alla fine”ordina a tutte (proprio tutte)le Forze dell’Ordine di vigilare sul rispetto della seguente ordinanza”. Bene, anzi benissimo. Ma come? I Vigli dovranno fare irruzione nei bagni? Le Forze speciali all’ora della Pastasciutta? I Carabinieri del RIS asporteranno prelievi dalla doccia?
Andrea Vannini-Ecodem

27 luglio 2011
Buconi sulla riorganizzazione della sanità

Il Gruppo socialista ritiene giusto e necessario verificare se esistono nuovi modelli di organizzazione sanitaria più efficienti e a minor costo per l’Umbria ed è opportuno che la Giunta valuti e proponga eventualmente una ridefinizione, confini compresi, delle ASL.
La questione dell’efficienza sanitaria, tuttavia, non può essere ridotta alla sola riduzione del numero delle aziende preposte ma necessita di valutazioni accorte e ponderate.
Numerosi indicatori oggettivi riconosciuti a livello nazionale attestano il buongoverno umbro degli anni passati in materia di sanità, e quindi pur nelle criticità esistenti, sono impropri i giudizi negativi sulle scelte operate. Per di più, va evidenziato che la partita della riorganizzazione del sistema sanitario viene letta spesso anche in Umbria come impoverimento di servizi nel territorio e rispetto a ciò anche l’opposizione, spesso, quasi sempre, cavalca le proteste contro la riorganizzazione dei servizi, per cui vi è una corresponsabilità anche delle opposizioni sulle mancate scelte.
Poiché i numeri ci dicono che il sistema sostanzialmente funziona, occorre riporre la massima attenzione nel momento in cui se ne propone la modifica.
Le criticità esistono ed attengono ad esempio alla mobilità interregionale dei pazienti verso altre Regioni, una questione rispetto alla quale non sono esenti da responsabilità le aziende ospedaliere di Perugia e Terni. Ciò chiama in causa inevitabilmente anche l’Università, vero motore dell’innovazione e della qualità che deve recuperare slancio per poter rafforzare i servizi specialistici sanitari, e quindi la stipulanda nuova convenzione, cruciale per favorire una maggiore integrazione con la sanità regionale, specie nel ternano in più forte ritardo a tal proposito.
Altra criticità del sistema è la farmaceutica ospedaliera, rispetto alla quale nuovi modelli e progetti (vedi riduzione del risk management) vanno studiati per consentire servizi a minor costo e rendere possibile un maggiore controllo della spesa. In questo contesto riteniamo necessario ragionare anche dell’A.U.S. (Agenzia Umbria Sanità che si occupa di tutti gli acquisti per conto delle ASL), che per ruolo e funzioni assomiglia a una ASL unica.
Massimo Buconi capogruppo Psi nel Consiglio regionale dell’Umbria

25 luglio 2011
Consorzi di bonifica, un risultato a merito dei Comitati abolizionisti

Dopo la manifestazione a Perugia del 31 maggio 2011 dei Comitati per l’abolizione della tassa del Consorzio Tevere Nera arriva una presa di posizione più precisa da parte del Consiglio Regionale sul riordino delle competenze dei consorzi di bonifica e sulla questione legata alla tassa.
La Mozione sottoscritta da tutti i Gruppi consiliari e approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale impegna la Giunta regionale a sanare una situazione di forte discriminazione di alcuni territori chiamati a pagare due volte la tutela idrogeologica. In particolare l’Assemblea Legislativa Umbra, nell’accogliere le proposte dei Comitati, definisce le linee guida a cui la Giunta Regionale dovrà adeguarsi nella proposta di Legge Regionale sulle Comunità Montane e sull’Agenzia Forestale. In primo luogo le competenze dei Consorzi dovranno essere attribuire ad Enti democraticamente eletti, perseguendo l’obiettivo della semplificazione dei soggetti chiamati ad assolvere le attività di tutela idrogeologica del territorio; in secondo luogo occorrerà uniformare i trattamenti fiscali e l’unitarietà degli interventi nei riguardi di tutti i cittadini umbri.
Un passo decisivo e consequenziale alle istanze che giungono dai cittadini da parte di tutte le forze politiche che hanno preso atto dell’insostenibilità della situazione venutasi a consolidare nella nostra regione.
Il risultato conseguito è soprattutto merito dei Comitati abolizionisti che con i loro aderenti non hanno mai perso di vista l’obiettivo e lottato duramente e con testardaggine per l’abolizione di un balzello ingiusto e che ha, fino ad oggi, ingenerato disuguaglianze di trattamento fiscale, con cittadini umbri tenuti a pagare due volte per lo stesso servizio.
Resta inteso che l’attenzione e la mobilitazione dei cittadini rimarrà alta per tutto l’iter legislativo e fino all’approvazione della legge che dovrà essere in sintonia con i contenuti della mozione approvata ieri in Consiglio regionale.
Forte rimane lo sconcerto di fronte ai precedenti aggiustamenti normativi per salvare il Consorzio sul versante giudiziario, in violazione dei più elementari diritti di difesa dei cittadini che impropriamente sono stati chiamati dall’Ente a pagare il tributo.  L’invito è a non mollare fino alla Cassazione.
D’intesa con i coordinamenti degli altri Comitati saranno valutate le iniziative da intraprendere dopo la pausa feriale per mantenere alta l’attenzione sull’annoso problema.
Per il Comitato Abolizionista Tuderte, Moreno Primieri
 

23 luglio 2011
Il Comune di Todi "furbescamente" non mantiene gli impegni sulla Tarsu

La CGIL e la SPI di TODI ritengono grave la decisione dell’Amministrazione comunale di aumentare la Tariffa della TARSU in maniera indiscriminata.
A maggio di quest’ anno in sede di partecipazione al Bilancio, il Comune aveva illustrato alle Organizzazioni Sindacali che non avrebbe apportato aumenti alla Tariffa e che l’unica variazione sarebbe stata quella di togliere le agevolazioni (70%) a chi non aveva i cassonetti sotto casa in quanto avrebbe provveduto a portarli in ogni abitazione.
Tecnicamente il comune ha fatto una “furbata”!
Intanto ha tolto le agevolazioni e i cassonetti però non li ha portati in maniera contestuale. Quindi ufficialmente non ha aumentato la tariffa, in pratica molti cittadini di Todi se la vedranno triplicata, pagando un servizio che ancora non c’è!  
Inoltre c’è un’altra furbata,e cioè  quella di spostare la distanza dei cassonetti da casa, per poter usufruire della stessa agevolazione, di “qualche” metro, da 300 a 1500m. 
Risultato? Fine agevolazioni per tutti!
La CGIL e la SPI non ci stanno!
Ci attiveremo in tutte le maniere per contestare tale grave comportamento!
CGIL e SPI di TODI
 

23 luglio 2011
Il troppo storpia

Mentre si continua a discutere sui costi della politica,mi pare che non ci sia verso per metterci veramente le mani. Sul tavolo del “ cantiere sempre aperto ” c’è:
riduzione del numero dei parlamentari.
revisione dei compensi e delle varie indennità (auto blu. Portaborse, finanziamento a partiti ecc)
riduzione delle spese di funzionamento dei due rami del parlamento (un po’ meno di tutto).
Eliminazione delle Provincie e accorpamento di tutti enti intermedi(A.S.L. Comunità Montane)
Eliminazione di Enti inutili( Consorzi, enti associazioni ecc. ecc.)
Riduzione del 20% del numero dei consiglieri comunali ,( già dalle prossime elezioni ).
Soppressione dei piccoli Comuni(una volta si parlava di accorpamento dei servizi).
Revisione delle indennità dei Consiglieri Regionali e del perverso meccanismo dei ”vitalizi ”.
Mettere un tetto, agli stipendi dei “grandi manager”,di enti pubblici peraltro sempre in passivo.
Stessa cosa per le pensioni. Non è possibile che una persona ne possa sommare 2-3
raggiungendo somme mensili che sono superiori a quelle di un anno di un cittadino medio.
Un mio amico soleva dire “ Il troppo storpia ”. Ne sono convinto anch’io.
Cito solo queste per non consumere altro spazio; ma si potrebbe continuare.
In un periodo di crisi vengono chiesti sacrifici a tutti(lavoratori dipendenti ,autonomi , pensionati ecc. ma la “casata”non viene toccata. Anzi quasi come una “beffa”il meccanismo di adeguamentodegli stipendio dei parlamentari viene comunque protetto, legandolo alla crescita del P.I.L.
Ai lavoratori tutti (autonomi e dipendenti)pensionati vengono chiesti sacrifici subito, mentre per le misure che sfiorerebbero le categorie che contribuiscono a far aumentare la spesa pubblica vengono annunciate e puntualmente rinviate. Delle misure sopra elencate solo una ha trovato applicazione. la riduzione del 20% dei consiglieri Comunali già a partire dalle prossime elezione. Una misura insignificante sul Piano della spesa. Ad un Comune come il nostro verranno tolti 4 Consiglieri Comunali ed un paio di Assessori. Non so quale sia la spesa precisa e quindi il risparmio ma certamente minimo. Non so per la verità nemmeno se sia stato giusto farla . Anzi ne dubito . Forze era più logico e giusto diminuire i compensi,( Bastava un 10% e si compensava la spesa ).
Un altro versante su cui pare che in molti si accaniscano è quello di eliminare i Comuni più piccoli.
Anche questa è una misura assai discutibile . Un conto è discutere di introdurre l’obbligatorietà di gestire anche tutti i servizi in forma associata per realizzare risparmi e migliorare i servizi ed un conto è tagliare i “gonfaloni”. Io non mi farei nessuno scrupolo a togliere anche totalmente le indennità ai consiglieri in questi piccolissimi comuni, forse anche quelle degli amministratori , ma recidere definitivamente la storia di una piccola comunità è una scelta miope. Io sono per tagliare le spese ma sono propenso a difendere anche il più piccolo Comune. I politici dovrebbero ricordarsi che i Comuni sono comunque la prima cellula dopo la famiglia. La municipalità è il primo soggetto a cui il cittadino fa riferimento. Attenzione a che non accada il totale spopolamento di questi piccoli ma affascinanti” Borghi” favorendone il più grave degrado. Non permettiamo che accada ciò che è accaduto con lo spopolamento delle montagne, favorendo concentrazioni nelle periferie delle città che oggi stanno diventando invivibili. Non accettiamo per i Comuni la stessa logica del “ pesce più grande si mangia quello più piccolo ”. I veri centri istituzionali sono : i Comuni , le Regioni , le associazioni di Comuni costituite su base volontaria ed economicamente valide per gestire servizi, e lo Stato . Via tutto il resto . ( Questa manovra vera, da sola sistemerebbe i conti dello stato).
Sulle Provincie si sono consumati fumi di inchiostro e siamo al punto di partenza. Intanto permantenerle in piedi si continua a pressare i cittadini con balzelli di ogni tipo. Tanto per restare in tema alla Provincia di Perugia dal 1° Agosto sarà dovuto un prelievo sugli oneri fiscali delle Assicurazioni auto(R.C.A. obbligatoria) del 3,5% che va ad aggiungersi a quelli imposti dello Stato.
Insomma questo sistema dell’autodeterminazione quando si tratta di chiedere ai cittadini sacrifici; e dell’imporre dall’alto quando si tratta di decidere, anche del futuro di una Comunità non può andare avanti. Perché ne parlo? Perché se lo spinta non parte dal basso mai e poi mai chi ha privilegi(di destra o sinistra che sia) ci rinuncia da solo. Oggi è il momento giusto per questa battaglia .
Ottavio Nulli Pero

23 luglio 2011
Marsciano: quelli del "NO"

E’ vero, siamo quelli del “NO”, ma è altrettanto vero che i nostri NO sono sempre diretti a contrastare le operazioni speculative che mettono in serio pericolo l’ambiente e la qualità della vita di tantissimi abitanti di Marsciano, unendoci in sintonia con molti altri movimenti regionali che hanno a cuore gli stessi obiettivi.
D’altra parte da più di vent’anni, i nostri NO, non hanno ottenuto grandi risultati, né ci illudiamo che, per esempio, la chiusura del biodigestore sia stato un nostro merito. Infatti, dopo vent’anni di gestioni più che discutibili che hanno prodotto una caterva di guai al territorio ed agli abitanti ivi residenti, la chiusura dell’impianto è stata determinata oltre che dal collasso dell’impianto stesso, dalla cessazione dei profitti (vedi decadenza dei CIP6), dai crediti non riscossi e dai costi di gestione che comunque continuano a gravare sui soci della S.I.A. (Comune, Gesenu ed altri). Presidente, AD, Direttori etc. continuano ovviamente ad esistere; e da un po’ di tempo che fanno? Pensano! Pensano disperatamente al sistema di far pagare ad altri, i costi delle bonifiche necessarie ed obbligatorie dei disastri da loro causati e che loro stessi dovrebbero sostenere.
E allora che ti combinano? Si creano delle tubature di chilometri per smaltire un po’ di “roba” su terreni disponibili ma un po’ più lontani, oppure si copre con strisce di teloni la laguna del solido: operazione che non serve a niente se non che essendo i teloni di colore azzurrognolo, possiamo pensare di essere al mare. Chissà chi ha pagato l’ingente costo di questa patetica operazione?
Nel frattempo alcuni allevamenti dalle strutture e coperture fatiscenti continuano a restare tranquillamente nei centri abitati. Anche la brillante operazione del “pellet”, nata non si sa come, naturalmente ancora lì in quel posto dannato e poi miseramente cessata per mancanza di autorizzazioni ed altro, dopo avere per un certo periodo ammorbato l’aria di fumi, polveri ed anche di un principio di incendio, è un tipico esempio di accanimento su quella zona e sui suoi abitanti. Speculazione senza alcuna utilità per i cittadini. Cosa avremmo dovuto dire: SI??
Pur essendo ovviamente favorevoli a tutte le forme di produzione di energia da fonti rinnovabili, dobbiamo ancora una volta dire NO al progetto di installare ancora proprio lì un impianto a biomasse per differenti ragioni: primo, il luogo che è già stato massacrato da vent’anni; secondo, il finanziamento dell’impianto affidato, a quanto si dice, a privati i quali, giustamente, tenderanno a conseguire il maggior utile possibile, utile che sarà determinato da vari apporti come liquami suinicoli (quasi irrilevanti), biomasse vegetali (traffico insostenibile), apporti vari come carcasse di animali, cibi scaduti, porcherie miste e chi più ne ha ne metta.
Per gli speculatori va tutto bene, ma qual è il vantaggio per la popolazione? Forse quello di subire per altri vent’anni ciò che hanno subito? Vogliamo finalmente definire delle distanze coerenti e sostenibili che fino ad oggi sono state ignorate?
Il fotovoltaico rappresenta in assoluto la più brillante e pulita forma di energia. L’idea di rendere autonoma la produzione elettrica realizzando impianti sui tetti delle fabbriche, dei condomini, delle scuole, degli uffici, delle case sparse e di quelle dei borghi, è assolutamente condivisibile: io produco la quantità di energia che mi serve, la cedo all’Enel e l’Enel me la restituisce più o meno alla pari e in più mi si riconosce un incentivo a copertura negli anni dell’investimento che ho fatto. L’interesse per la popolazione è in questo caso evidente.
Lo è meno quando gli impianti sono di carattere speculativo; in questo caso si coprono ettari di terreno agricolo con mega impianti la cui produzione viene venduta all’Enel oltre ad ottenere i famosi incentivi per l’ammortamento dell’investimento fatto.
Anche in questo caso per noi che siamo dei famosi rompiscatole, ci sono degli aspetti discutibili: primo, la perdita di terreno coltivabile più o meno di pregio in una regione ad alta vocazione agricola; secondo, c’è modo e modo di fare le cose. Per esempio, sempre lì, ci sono alcune case alle quali sarà appiccicato un impianto di quattro ettari; forse un pochino di distanza sarebbe stata più gradita dai vicini nonché compaesani degli investitori. Non si fa per dire ma quegli abitanti si trovano assediati a distanze ridicole nell’ordine dal biodigestore e relative lagune, dalla fabbrica del pellet, dal grosso fotovoltaico; c’è ancora un piccolo spazio libero: avevano pensato di farci il canile municipale! Mancano per loro solo un po’ di bastonate sulla zucca.
Che devono fare questi poveri cristi? Non possono nemmeno andarsene e vendere la casa perché non gliela compra nessuno a nessun prezzo!
Il Comitato antinquinamento – Marsciano –
 


22 luglio 2011
La Cisl sui "costi della politica"

Inutile dire che il sindacato è rimasto deluso dalla Manovra finanziaria del Governo che, come temevamo, ancora una volta chiede sacrifici immediati alle fasce popolari, al lavoro dipendente e ai pensionati, mentre al contempo rinvia e attenua gli interventi sulle fasce più abbienti, sulle rendite e sul riequilibrio fiscale.
E per fortuna che la pressione delle forze sociali ha scongiurato il taglio sulla rivalutazione delle pensioni, altrimenti la frittata sarebbe stata completa!
La necessità della manovra, però, chiama tutti alla responsabilità: la messa in sicurezza dei conti pubblici dovrà servire a scongiurare la speculazione sui titoli italiani e a garantire così quel minimo di credibilità. Questo, perché il Paese possa traguardare con una certa tranquillità i marosi della crisi.
È dentro questa situazione che tutti, senza nessuna distinzione, sono chiamati al senso di responsabilità e al sacrificio. Questo, però, dovrà avvenire a tutti i livelli, sia nazionale che territoriale.
Il Patto di stabilità europeo, la strada obbligata dentro la quale siamo costretti a muoverci, costringe tutti i Paesi membri al riordino dei conti e alla messa in sicurezza del debito nazionale.
Sobrietà, giustizia ed equità dovranno essere i capisaldi dell’azione politica: è su questo che la politica e le istituzioni, a tutti i livelli, si giocheranno la carta del consenso e della credibilità.
La società civile, stretta tra i sacrifici e le difficoltà, sta già cercando strade nuove e strumenti diversi da quelli tradizionali per affermare nuove esigenze e mettere al centro le proprie necessità. Sempre di più si intravvede il rischio di un allontanamento dalla politica dal sistema dei partiti e dalle istituzioni.
Lo spettacolo di una classe politica, che non comprende il grave stato della situazione e gli enormi sacrifici a cui sono sottoposte le famiglie e le persone, lancia un grido di allarme e di preoccupazione sulla tenuta stessa del sistema che deve, al più presto, recuperare credibilità e consenso per evitare possibili derive populiste.
Nella Cisl è sempre più forte il disagio e il malcontento nei confronti di una politica che sembra essere sorda agli appelli che arrivano dal mondo del lavoro, dalle famiglie e dai pensionati. Non pochi sono gli inviti ad un’ azione più diretta alla ricerca di nuove rappresentanze più credibili ed efficienti.
Il sindacato -dal sociale- fa molto spesso tutto ciò che è nelle proprie disponibilità e che le leggi e le norme gli permettono di fare, andando oltre con gli strumenti della contrattazione e della concertazione, spesso ottenendo risultati anche insieme agli altri soggetti della società civile.
Tutto l’impegno del sociale però non può compensare ciò che può e deve fare la politica, alla quale la Costituzione affida il compito principale: quello di risolvere i problemi.
La politica, prima che sia troppo tardi, deve recuperare il rapporto con la gente, soprattutto in un momento di grande sofferenza come quello attuale: potrebbe cominciare mandando segnali semplici ed evidenti di disponibilità e, su questi, ricostruire credibilità e consenso.
Per questo, sarebbe necessario che i politici inizino a tagliare i propri privilegi e a ridurre i costi dell’apparato, magari evitando di fare chiacchiere, polemiche inutili e pretestuose  che servono solo a renderli più invisi alla cittadinanza.
Facciano sì che le promesse sui tagli ai vitalizi e ai rimborsi diventino realtà: su questo potremmo anche provare a dar loro una mano nel trovare quel giusto coraggio che viene sempre annunciato, ma mai praticato.
Ulderico Sbarra segretario generale regionale Cisl Umbria


22 luglio 2011

Todi: i "barbari ed incivili" chiedono scusa a chi li ha così chiamati

Ho letto con attenzione la lettera che il Sig. Pacetti ha inviato alla VS. redazione, rivolta alla sig.ra Baglioni. L’ho letta attentamente ed ho potuto trovare solo degli istrionismi letterari, giustificazioni e precisazioni a sue precedenti affermazioni, che a nulla servono se non ad arroccarsi in una inutile difesa. Null’altro.
I cittadini di Todi si attendevano delle scuse per essere stati etichettati quali “barbari” ed “incivili”.
A questo punto, forte degli insegnamenti di mio padre, che mi ripeteva sempre di essere migliore degli altri, di usare sempre piu’ educazione di quanta ricevuta, mi permetto di chiedere io scusa al sig. Pacetti per tutte le ingiurie che gli sono state rivolte (o anche pensate) dai miei concittadini.
Rispettosamente.
Francesco Menghini

21 luglio 2011
Gli agricoltori dell’Umbria dicono basta: si scenda in piazza contro Agea

La nostra pazienza ha un limite! Da anni chiediamo maggior puntualità da parte dell’AGEA (l’Ente statale dei pagamenti in agricoltura) nei pagamenti – essenziali per andar avanti in tempi di crisi – a noi dovuti, e spesso inevasi da anni, come:
– agricoltori biologici;
– operatori di vari investimenti aziendali;
– o di varie misure migliorative nelle ns. aziende agricole.
Ci viene promesso, promesso, promesso…..
Ora siamo all’assurdo (Agrisole 24-30 giugno 2011, p.3, Risorse al lumicino, Agea al collasso) che il presidente AGEA viene rimosso e l’ente commissariato non per incapacità di gestione, ma perché la Lega Nord lo ha disarcionato in quanto non ha tutelato abbastanza (!) quei quattro evasori fiscali delle quote latte! E per tutto questo si rischia addirittura di perdere finanziamenti della CE!
Siamo veramente alla frutta! Ma che cosa deve succedere ancora perchè noi agricoltori scendiamo in piazza ?
E che cosa fanno le nostre organizzazioni professionali agricole? Dichiarazioni, ordini del giorno, conferenze stampa, convegni…
Ora basta. Chiediamo un’immediata iniziativa di lotta nazionale (perché molte altre regioni stanno probabilmente in situazioni simili alla nostra) verso l’AGEA, alla sua sede di Roma, di cui da anni si parla e non siè mai fatta. Con l’appoggio di tutte le forze istituzionali possibili della nostra regione Umbria (e di altre regioni).
Un gruppo di agricoltori umbri:
Alfredo Fasola (Az.Torre Colombaia)
Guido e Paola Alberti (Fattoria Aquilone)
Az. Coccorano (Pasquale e Marjatta)
Giansante Fabrizio
Az.Le Selve (Enrico Pietromarchi)
Az. Castagna Alta (fratelli Pencelli)
Centuria Sociale (Fabio Barcaioli)
Lanfranco Bartocci

21 luglio 2011
Solidarietà del Pd di Todi ai dipendenti comunali attaccati dal "gerarca di turno"

A Todi, negli anni, in diverse occasioni, esponenti della coalizione di centrodestra hanno orchestrato vere e proprie campagne diffamatorie e denigratorie nei confronti di singole persone e avversari politici. Questi fatti non hanno mai smesso di indignarci.
Ed oggi la nostra indignazione cresce, perché oggetto di queste vergognose azioni sono diventati dei dipendenti comunali, colpevoli di esprimere, come cittadini, opinioni non condivise dal potere costituito. In alcuni casi si è di fronte a vere e proprie azioni di mobbing.
Dipendenti spiati, al di fuori dell’attività lavorativa, nella loro partecipazione a discussione sui moderni network come Facebook, dipendenti accusati di non fedeltà politica al potere di turno, dipendenti ricattati moralmente in ordine al loro percorso professionale presentato come frutto di favore e non di merito e diritto, dipendenti messi alla berlina sui blog e oggetto di gravi insulti anonimi.
Tutto ciò è semplicemente vergognoso, offensivo, gravemente lesivo della dignità delle persone e dei diritti individuali.
Oggetto particolare di questa campagna di attacchi e ingiurie è stata ed è la direttrice della Biblioteca comunale, D.ssa Fabiola Bernardini, rea di esprimere opinioni, al di fuori del suo ufficio, su temi cittadini e poco graditi al gerarca di turno. È bene ricordare a chi oggi governa Todi pro tempore che il dipendente pubblico deve astenersi da dichiarazioni che danneggino l’immagine dell’ente o dare informazioni coperte da segreto d’ufficio. Non deve certo fedeltà politica al governante di turno, dal quale, anzi, per legge, deve essere autonomo e indipendente.
La  D.ssa Bernardini non ha infranto nessun obbligo conversando in privato con altri amici di Facebook, tanto meno per l’aver detto “mi piace” in risposta ad un post di altro utente in cui non c’era alcun riferimento all’ente Comune, né si rivelavano segreti d’ufficio.
E comunque la libertà di espressione, quando non offende la dignità, l’onestà e la rispettabilità altrui, non può certo essere oggetto di alcuna censura politica. Né spetta agli organi politici alcuna questione sul piano disciplinare.
Piena solidarietà quindi alla D.ssa Fabiola Bernardini, consapevoli che è vittima di una campagna ingiusta e ingiustificata, annunciando fin da oggi altre iniziative a tutela della libertà di espressione di chiunque, dipendente pubblico o cittadino: una libertà costituzionalmente sancita e fuori da ogni discussione o arena politica.
Sosteniamo non da oggi che a Todi, dopo l’avvento del centrodestra al governo della città, si sono amplificati gli atti di imbarbarimento politico portati avanti dalla frangia più retriva e violenta della destra tuderte. Atti compiuti da alcuni, ma evidentemente condivisi da tutti nel centrodestra, anche da quei presunti moderati che tali dimostrano di non essere e che portano, invece, la responsabilità più grande: quella di far prevalere la peggiore destra in una coalizione dove sono annientati e ostaggi.
Agli esponenti tutti del centrodestra tuderte, quindi, va la nostra convinta disapprovazione, per il tentativo di mettere in atto azioni di intimidazione, campagne di diffamazione e costrizioni delle libertà individuali degne del peggior regime autoritario.
Noi non ci consegneremo a questa barbarie. Lavoreremo seriamente ad un’alternativa, perché simili azioni e stili non appartengano più alla vita politica tuderte.
Partito Democratico Todi

20 luglio 2011
Libera Todi di scegliersi il suo destino, noi di recitare il "De Profundis"

Pregiatissima Signora Baglioni,
amo, come forse avrà capito, le polemiche e le discussioni, soprattutto quando si svolgono su dei contenuti, e, di conseguenza, apprezzo moltissimo il suo intervento e colgo l’opportunità che mi offre di chiarire la mia opinione. Vorrei intanto sgomberare il campo da un equivoco, e cioè che io voglia bandire la popolazione dalle piazze storiche e, in primis, da Piazza del Popolo a Todi. Assolutamente no.
Le piazze sono fatte per accogliere la vita della città  e le feste popolari vi si sono sempre tenute. È il loro utilizzo, specie se sono monumenti, che deve tener conto della loro speciale natura, per cui un certo tipo di manifestazioni e di iniziative secondo me vanno tenute in tutt’altro contesto. La società   attuale, orientata dai pessimi modelli televisivi che ne ha hanno determinato un radicale mutamento antropologico, esige divertimenti di massa che sempre meno si conciliano con la salvaguardia delle città storiche.
Occorre quindi trovare degli accettabili compromessi e per questo, oltre al buon senso, all’equilibrio e alla correttezza, che dovrebbero presiedere all’attività di qualsiasi buon amministratore, occorre anche un minimo di cultura (mi lasci usare questa ormai negletta e famigerata parola).
Vede, carissima signora, la cultura non è una cosa in sé ma un modo di intendere e di fare le cose, anche le più semplici, in modo corretto, formativo e rispettoso ed è esattamente come l’educazione, lo stile o il fascino, che distinguono le medesime cose fatte da chi li possiede rispetto a quelle fatte da chi ne è privo.
Sotto questo punto di vista, mi creda, la mia posizione non è del tutto isolata. Le segnalo un’intervista di qualche anno fa, facilmente reperibile sul web ( " Mai più rock nelle piazze storiche italiane", Corriere della Sera del 07/08/2006),con il professor Salvatore Settis, allora direttore della Scuola Normale di Pisa, infaticabile difensore del nostro patrimonio artistico ed archeologico, che definisce con una competenza ben maggiore della mia le ragioni per sottrarre certi luoghi a intrattenimenti suscettibili di comprometterne il delicato equilibrio.
Per parte mia, mi sia consentito ribadire due punti: primo, una qualsiasi esibizione fatta in un centro abitato non può durare tutta la notte senza concedere un po’ di requie ai malcapitati intenzionati a racimolare qualche ora di sonno, giacché la musica "obbligatoria" quale è quella irradiata a un impressionante livello di decibel è sempre e comunque una violenza.
Secondo: in una festa a tema come la "Notte tricolore" la musica angloamericana era del tutto fuor di luogo. Non si trattava infatti di ricorrenze che capitano tutti gli anni, come Ferragosto o il Primo maggio (detto per inciso, io, da romano nato e vissuto a Roma,   sono da sempre radicalmente avverso al micidiale "concertone", che trovo una manifestazione infima e devastante, e sono stato fra coloro che hanno appoggiato apertamente, anche qui senza successo, la proposta, questa volta avanzata dal Pdl in Comune, pur se con motivazioni meramente politiche, di spostare la manifestazione a Tor Vergata, contestando la frase dei sindacati "San Giovanni è la nostra piazza storica". Le piazze storiche sono di tutti!).
Una celebrazione dedicata all’Unità nazionale doveva, secondo me, obbligatoriamente tener conto delle nostre più autentiche tradizioni nazionali, colte o popolari che fossero, e questo è suggerito ancora una volta, secondo, me da una pur minima formazione culturale.
Vorrei ancora dire che il mio tono, nelle maggiori sottolineature polemiche più indignato che rancoroso, non voleva e non vuole esser quello di un aristocratico che tiene a distanza il popolo ma quello di chi, apprezzando la bellezza di un luogo come il centro di Todi, lo vede minacciato da iniziative che ne ledono l’integra suggestione conservata attraverso i secoli e sull’attacco perpetrato in Italia ai danni del patrimonio storico-artistico, che nessun altro Paese possiede e che può e deve rappresentare, oltre che un elemento fondativo dell’identità nazionale, una fonte di ricchezza in tutti i sensi, esiste purtroppo una copiosa casistica, come è testimoniato dal bel volume di recente pubblicazione   "Vandali" di due giornalisti di vaglia come Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.
La formazione e l’educazione all’apprezzamento e al rispetto della bellezza artistica e naturale, e non il vellicamento degli umori più viscerali della massa, costituiscono il primo dovere dell’amministratore di un centro storico, di qualunque segno sia, e devono rivolgersi prima di tutto ai bambini, proprio perché, come lei sostiene, sono il nostro futuro e perché l’ignoranza ha sempre e comunque elevati costi sociali.
Per finire, concordo con lei che siano i tuderti alla fine a decidere se mantenere la loro città al livello che le spetta di centro aperto sia ai visitatori di varia provenienze, sia alle loro opinioni o critiche sull’utilizzo di spazi che vengono avvertiti per il loro altissimo valore come patrimonio universale, oppure di avviarla a un processo involutivo, toccato già da molti centri del meridione d’Italia, volto a escluderla dai circuiti turistici di un certo livello e a renderla esclusivo appannaggio dei vacanzieri mordi e fuggi, quando non, come nei casi peggiori, della bifolcheria indigena.
Libera Todi di decidere il proprio destino. Liberi noi forestieri di recitare, all’occorrenza, anche ad alta voce, il "De profundis".
In ogni caso la ringrazio moltissimo per gli spunti che mi ha fornito per continuare questa discussione e la saluto cordialmente.
Ettore Pacetti 

19 luglio 2011
Invalidi civili: un esempio tutto italiano

Capisco di essere un testardo ma non sopporto che si affronti un tema e non si arrivi alla conclusione. Qualche mese fa è venuto fuori prepotentemente il tema dei così detti “falsi invalidi”. Attendo ancora, come molti altri cittadini, una risposta sul perché il problema è sorto. Insomma il marcio dove sta?. Sbagliano le commissioni , costituite presso le ASL,ad essere troppo “blande” o sbagliano i medici dell’INPS ad essere troppo fiscali ? A questo quesito di fondo, non c’è stata risposta? Si preferisce tacere ed intanto le Commissioni costitute presso le ASL continuano il proprio lavoro concedendo l’invalidità laddove ritengono che ne esistano i presupposti; altrettanto alacremente procedono i medici dell’INPS a cancellare il diritto riconosciuto. Ed i tempi di attesa ,anche per malati gravi si fanno più lunghi . In ogni caso alla fine la valutazione del medico dell’INPS è quella che conta. Ed il tempo e le energie precedenti, spese dalle commissioni? Tutto da buttare o quasi. In molti si sono occupati del problema. I Sindacati ( e debbo aggiungere con molto buon senso, forse anche troppo ), le associazioni degli Invalidi Civili ugualmente e perfino la Terza Commissione del Consiglio Regionale che si è dedicata al problema, in diversi incontri, sia con i dirigenti dell’INPS che con le parti sociali. In questi giorni leggo dalla stampa e capisco soltanto che il problema si è spostato dal merito al metodo. Nella sostanza mi pare che non si va alla fonte del problema che è stato l’oggetto dello scandalo. Infatti il problema non è più ” invalido si o invalido no”ma i ritardi che il sistema informatico genera nella erogazione delle prestazioni , quando queste spettano. E tutto dipenderebbe dal fatto che i sistemi informatici che usano alcune Asl ed i sistemi informatici dell’INPS non si interfacciano tra loro. Ragione per cui i ritardi sarebbero causati dalla impossibilità di trasmettere per via telematica all’INPS i verbali delle Commissioni. Allora vengono spontanee due domande:
1- Se questo è il problema ci voleva tutto questo tempo per capirlo e risolverlo?
2- In ogni caso questo problema non è quello che ha generato “i falsi invalidi”. O no.??. Pertanto questa partita come si risolve?. Ma è possibile che una commissione della ASL, possa essere smentita dal medico dell’INPS,e tutto sia normale?. Per me va bene, anche se fa tutto il medico dell’INPS. Non vanno bene i doppioni, che convivono con metri di misura diversi.!!!!
E se il medico,intransigente sbaglia, chi risarcisce “l’ invalido vero” che si è visto negare un sacrosanto diritto.? Alla domanda sento rispondere: “ fa la “ causa” e se la vince prenderà anche gli arretrati.” E la pensione a quando?. Talvolta purtroppo dopo morto.!!!. Non è possibile che tutto finisca così. In tempi in cui si “straparla” di riforma della giustizia, anche per non intasare i tribunali, possibile che non si riesce a trovare una soluzione più breve ed in tempi più ragionevoli? Stiamo parlando di malati talvolta anche gravi, anzi gravissimi, che non possono attendere. Di anziani di cui talvolta le famiglie non possono attendere perché ci troviamo di fronte al “combinato” della malattia e della scarsità di risorse.
In sintesi possibile che il sistema non riesce a trovare il bandolo della matassa. Io mi preoccupo dei veri invalidi di “quelli falsi” se ne occuperà chi di dovere. E non va bene che alla fine il problema si sposti dal merito al metodo,(ai tempi di attesa) e gli unici responsabili sono i sistemi informatici che non si interfacciano. Questo è un problema tecnico , ma non è quello che ha originato lo scandalo, ne può essere la scusa per adottare criteri più restrittivi e negare il diritto al più debole e nel momento del bisogno.
Ottavio Nulli Pero

18 Luglio 2011
No ticket sanità, bene la Marini

Merita un plauso la decisione della Presidente del Governo regionale Catiuscia Marini di non dare applicazione in Umbria ai ticket sulle ricette sanitarie per la diagnostica.
Si correggono così gli effetti ingiusti e odiosi che avrebbe rischiato di provocare la manovra finanziaria sul settore della sanità colpendo in modo indiscriminato tutti i cittadini a prescindere dal loro reddito e condizione sociale.
Come Cisl proponiamo di compensare i mancati introiti derivanti da tale scelta giusta e opportuna, attraverso un coraggioso processo di riqualificazione della spesa sanitaria e riorganizzazione più funzionale dei servizi che eviti sprechi e costi improduttivi nel comparto sanitario come indicato dalla Cisl dell’Umbria anche nel recente convegno del 7 luglio scorso.
Claudio Ricciarelli Il segretario regionale Cisl Umbria

18 luglio 2011
Piena solidarietà alla sig.ra Bernardini

In tutto il mondo ultimamente c’è una grande voglia di democrazia, basti pensare alle lotte del popolo del mondo arabo. Esiste però una piccola città nel mondo occidentale che non vede di buon occhio questa parola. C’è un paesello in Umbria dove la storia sembra marciare all’indietro, o meglio dove i rappresentanti politici, sembrano rimasti agli anni venti del ventesimo secolo.
In questi giorni abbiamo assistito ad un attacco…… contro un dipendente del comune di Todi solo perchè ha espresso un giudizio personale di critica.
Il nostalgico in questione si è permesso di attaccare una persona ricordandogli che avrebbe fatto bene a ringraziare la giunta se ancora lavora alle dipendenze del comune , in altre parole si sarebbe dovuta sentire in obbligo di ringraziare e riverire il conducator di turno e non osteggiare neanche con una opinione personale del proprio pensiero contro chi governa la città di Todi.
Non so se questa è la linea politica di tutta la maggioranza, degli assessori e dei consiglieri, a parte Epifani, sarei felice di conoscere l’opinione di quei rappresentanti che sono stati eletti sotto il simbolo dell’udc, o il consigliere che invece è stato eletto con i voti di tanta gente socialista che gli ha dato il voto perchè voleva stare a sinistra, a sinistra, a sinistra.
Attendo fiducioso, intanto personalmente a nome della forza politica che sono onorato di rappresentare esprimo tutta la solidarietà mia e di tutti i miei compagni  verso chi viene attaccato solo per le proprie idee e le critiche che si sente di avere e fare, perchè tutto ciò si chiama democrazia.
Piena solidarietà perciò alla signora Bernardini, e tutti i dipendenti comunali che svolgono il proprio dovere, e non si inchinano a baciare le scarpe ai vari esponenti politici ogni qual volta li incrociano.
Marco Cerquaglia, Sinistra Ecologia e Libertà di Todi


18 luglio 2011
Io sono uno di quei barbari volgari che vivono Todi

Gentilissimo Sig. Pacetti, io sono uno di quei barbari volgari e di scarsa intelligenza che ha partecipato con fierezza ed allegria alla notte tricolore e che frequenta la piazza di Todi ritenendola un luogo di ritrovo dove ascoltare musica e fare quattro risate.
Purtroppo la mia assoluta stoltezza mi fa rallegrare quando vedo il centro cittadino pieno di bambini che gridano e si divertono facendo dei giochi con i Vigili del Fuoco,  il mio scarsissimo acume mi porta a ritenere che la città debba essere viva e pulsante piena di giovani che vogliono divertirsi, il mio bassissimo quoziente intellettivo mi fa ritenere che debba essere lasciato spazio a tutti quei giovani che per decenni sono dovuti andare via da Todi se volevano passare una serata in allegria o esibirsi con la propria musica.
Vede, Sig. Pacetti, comprendo che le sue auguste orecchie non possano tollerare lo strimpellio di un gruppo di giovani tuderti che forse neanche conoscono Mozart, ma questa è anche e soprattutto la loro città ed è un loro sacrosanto diritto potersi esibire e dimostrare quello che con sacrificio sono riusciti a realizzare.
La nostra città non vuole più essere un silente ritrovo di chi scappa dal rumore delle metropoli, non vuole più essere di esclusiva fruibilità di un’ élite snob e altolocata che pretende si ascolti solo un certo tipo di musica, che non vuole gente tra i piedi, che si ritiene così tanto superiore agli altri da non tollerare neanche le musiche festanti nel periodo natalizio.
Vede Sig. Pacetti, io amo la mia città in maniera viscerale e ritengo che meriti rispetto; Todi è una città rinata con eventi di alto spessore culturale affiancati a manifestazioni alla portata di tutti anche per chi non ha avuto la voglia o la fortuna di poter fare alti studi come lei.
E’ una città dove finalmente si è pensato ai bambini che, seppur chiassosi, sono il nostro futuro; si è pensato ai giovani che piano piano si stanno rimpadronendo di quello spazio che per troppo tempo gli era stato tolto per seguire logiche élitarie.
Su una cosa sono d’accordo con lei…Todi è cambiata e fortunatamente non vuole tornare indietro!
Mi rivolgo, infine, a tutta quella parte della sinistra tuderte radical chic che continua a snobbare gli eventi che portano in città centinaia di persone, a tutti quelli che pensano che i tuderti che si riversano in piazza per ascoltare musica pop siano solo dei barbari volgari,  a tutti quei signorotti arroccati nel loro castello di superbia che sputano sentenze piene di livore quando si accorgono che una manifestazione è ben riuscita……cari signori, i tuderti sono tutto questo: sono arte e cultura ma anche svago e divertimento, sono persone capaci di ascoltare Mozart ed i concerti al Bar 1.2, sono persone che vogliono vivere in pieno una città che finalmente è pronta per accogliere tutti!
La saluto Sig. Pacetti e dal basso della mia barbarie la invito ad usare termini più corretti e meno rancorosi nei confronti di una città meravigliosa che la ospita e dei miei concittadini che, seppur con i propri problemi e i propri limiti, la vivono quotidianamente e la rendono ogni giorno più bella.
Elena Baglioni

P.S. Un solo appunto per la Sig.ra Fabiola Bernardini che su FB ha lanciato l’allarme staticità dei monumenti stante l’alto volume dei concerti in Piazza…..io sono laureta in giurisprudenza e non ne capisco molto di ingegneria ma mi hanno assicurato che nelle maggiori piazze italiane dove quotidianamente si tengono concerti (pensi al primo maggio a Roma) non si sono riscontrati cedimenti o crolli!

16 luglio 2011

I Tuderti sono sempre più tassati e i servizi peggiorano!

L’ennesima stangata sui Tuderti si sta abbattendo proprio in questi giorni. Molti cittadini si sono ritrovati una cartella esattoriale di Equitalia per il pagamento della tassa sui rifiuti (Tarsu) più che triplicata, una vera botta! E in più senza che nessuno li abbia avvertiti prima!
Prima della delibera di Giunta del 30 dicembre 2010 i cittadini che avevano i cassonetti ad una distanza superiore a 300 metri in linea d’aria pagavano la Tarsu al 30%; con questa delibera la distanza per rientrare in questa fascia è passata a 1500 metri, ovvero ora tutti i cittadini la pagano a pieno regime. Dirà qualcuno: il tutto sarà giustificato da un miglioramento dei servizi… dispiace dire che non è così, neanche la tanto sbandierata raccolta differenziata lo giustifica. Innanzitutto si sta facendo sul territorio comunale ancora a macchia di leopardo e dove è iniziata la situazione è presso che paradossale. Al cospetto di cittadini diligenti che la fanno con criterio e dovizia, il servizio è a dir poco scadente, vedi Collevalenza o Rosceto dove la differenziata viene ritirata poco e male. Le situazioni più pesanti si verificano dove ci sono i cassonetti per più utenti, qui si arriva al punto che i rifiuti strabordano dai contenitori appositi e i cittadini sono costretti a lasciarli fuori.
Forse è una strategia per far arrivare Berlusconi a Todi a “risolvere il problema” quando i cittadini inizieranno ad incendiarla? A parte le battute, questa ennesima stangata sulla tassa dei rifiuti, che già negli ultimi due anni era aumentata di oltre il 30%, sommata agli aumenti del 20% avuti dal 2007 sui trasporti e mense scolastiche e agli aumenti avuti sui parcheggi (30% nel centro storico e 12-20% in altre zone) fanno raggiungere ai Tuderti un altro grandioso traguardo: quello dei più tartassati!
Per dare una dimostrazione di quanto siano sempre più scadenti i servizi a Todi, basta andare a vedere quanto siano diminuite le ore di assistenza per chi ne avrebbe il sacrosanto diritto. Famiglie con persone portatrici di handicap o con persone gravemente malate, strette dalla tenaglia della crisi, si trovano sempre più abbandonate da parte del comune. Può ritenersi civile una comunità che abbandona i suoi concittadini più deboli?
Da una parte si aumenta la pressione fiscale sui Tuderti e quindi aumentano le entrate per il Comune, dall’altra si taglia lo stato sociale. La domanda sorge spontanea: che fine fanno i soldi dei contribuenti?
Forse per qualcuno è ora  di fare un passo indietro.

Manuel Valentini

15 luglio 2011
Lettera aperta del Comune di Todi ai contribuenti

Gentile, e comprensibilmente allarmato, cittadino di Todi
la prima cosa che dobbiamo dirle è che la città di Todi, e di conseguenza tutti i cittadini, deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 2012. Questo obbiettivo si raggiunge con gli sforzi di tutti, organizzativi ed economici; inutile ricordarle l’importanza di una corretta raccolta differenziata, essendo tra l’altro questo un argomento quotidiano della informazione giornalistica.
L’Italia è in ritardo e Todi ancora di più; nel Nord Europa si differenza da più decenni ed in Italia, soprattutto al Nord, da una decina d’anni. Già nel 2003 si sarebbe dovuta raggiungere una quota del 35% ma per proroghe varie il termine che oggi abbiamo è quello del 2012.
Todi nel 2007 era intorno al 20%, ad oggi è stimato intorno al 40% e nel 2012 deve assolutamente essere al 65%; dobbiamo raggiungerlo per un fatto di civiltà, per rispetto dell’ambiente e per un serio problema economico legato al rischio di pesanti sanzioni e di aggravamenti dei costi nel servizio di smaltimento.
Come noto le scelte fatte non sono arbitrarie oppure operate in autonomia dal Comune di Todi; esiste infatti una associazione di comuni il cui capofila è Perugia, denominata Ati2, a cui devono aderire obbligatoriamente i comuni di un certo bacino ed in quella sede si decide chi svolgerà il servizio, i costi e le modalità. Questo ambito è obbligatorio, lo dimostra il fatto che chi ha tentato di uscire si è visto bocciare dal Tar Umbria, così come l’anno scorso sono dovuti entrare alcuni comuni del nostro circondario nonostante il diffuso malcontento della popolazione.
In buona sostanza merita ripetere che non si tratta di aumento ma state pagando come tutti gli altri cittadini, perché siamo tutti allo stesso modo produttori di rifiuti; l’unico obbiettivo è avere tutti i tre bidoni della differenziata e pagare tutti allo stesso modo. Solo dopo avere raggiunto questo risultato possiamo sperare di avere economie.
Per liberare il campo da sospetti, alimentati peraltro da alcune notizie non corrette, intendiamo confermarle che i soldi pagati in bolletta per la Tarsu vanno a pagare il 97% dei costi totali del servizio (come certificato anche dai revisori dei conti) e non vanno certo a finanziare altro tipo di spese; le tariffe applicate sono in linea con quelle degli altri comuni paragonabili al nostro, e in alcuni casi più basse.
Da ultimo, per confermarle l’attenzione che abbiamo per il denaro pubblico e quindi per il suo e nostro denaro, le chiediamo di avere comprensione per il disagio dovuto allo spostamento avvenuto di recente dell’Ufficio Tributi dalla precedente sede in Via dello Zoodiaco alla sede attuale nella ex-scuola media Aosta; la scelta consente di risparmiare decine di migliaia di euro di affitto, poiché i locali attualmente occupati sono di proprietà comunale.
In chiusura ci permettiamo di darle alcuni suggerimenti:
1) di segnalarci ogni disfunzione nel servizio perché il nostro unico intendimento è tenere puliti e valorizzare la città e tutto il nostro territorio;
2) di analizzare con l’aiuto dell’ufficio Risorse Tributarie la possibilità di accedere ad altre numerose agevolazioni previste dalla legge e dal Regolamento Comunale.
La collaborazione del cittadino è fondamentale, perché un mozzicone di sigaretta o una cartaccia a terra comporta oneri di spazzamento, così come un uso scorretto dei cassonetti comporta disfunzione nel servizio di smaltimento; tutto ciò inevitabilmente comporta maggiorazione dei costi.
Nel salutarla vogliamo manifestare la disponibilità ad accettare i suoi suggerimenti ma altresì esortarla alla massima collaborazione per l’ottenimento degli obbiettivi enunciati, segno di civiltà, rispetto dell’ambiente e possibilità di economie future.
L’amministrazione comunale

15 luglio 2011
Pratiche di invalidità e computer, prosegue il dialogo tra sordi

Sono mesi che le Organizzazioni sindacali dei pensionati dell’Umbria corrono dietro ai responsabili dell’Inps regionale e delle Asl per capire i reali motivi per cui  le pratiche di invalidità  finiscono nell’imbuto stretto di una digitazione dal manuale all’informatico con tempi tanto lunghi che molte volte arrivano anche fuori tempo massimo per  coloro che hanno diritto a tali riconoscimenti.
 Tanto l’Inps quanto l’Usl n. 2 si sono incontrate con le Organizzazioni Sindacali, ma in ogni caso hanno continuato a ribadire le loro motivazioni su quello che è essenzialmente un problema burocratico senza spostarsi dai loro convincimenti procedurali.
 Non contenti, il rimpallo delle responsabilità è proseguito anche dopo l’audizione  del 23 giugno presso la III Commissione Consiliare, andando frequentemente sulle pagine  dei quotidiani locali.  Il sindacato non è disponibile ad assistere a questo sterile rimpallo, dove le uniche vittime sono da ricercarsi tra la povera gente ridotta anche in stato di disabilità.
 Se non abbiamo capito male l’Usl n. 2 si era già dotata, da tempo, per tutte le sue necessità, di un programma informatizzato denominato “Aster” che, purtroppo, non è risultato compatibile con quello adottato, a livello nazionale, dall’Inps.
 Se da una parte riconosciamo le esigenze dell’Usl a non abbandonare il proprio programma in quanto destinato a tutte le attività dell’Azienda, dall’altra parte ci sembra pretestuoso il reclamare l’adeguamento dell’Inps quando il suo programma è universalmente adottato su tutto il territorio nazionale.
 Data questa situazione, sarebbe ora che chi ha il potere decisionale dimostrasse finalmente un minimo di disponibilità. Si tratta di una  gestione  che non ha nulla di privato, ma è essenzialmente di natura pubblica con grande valenza sociale. Quindi,  al potere decisionale si coniuga la responsabilità di rispettare le finalità di una legge dello Stato  e le giuste esigenze dei cittadini che, in effetti, sono i loro  reali datori di lavoro.
 Un po’ di buon senso è l’invito del Sindacato: prima di prendere altre decisioni si dovrebbe attivare, da subito, il tavolo tecnico proposto in occasione dell’audizione presso la III Commissione Consiliare. Il Sindacato si permette di suggerire, per questa occasione, alcuni temi da mettere all’ordine del giorno  che, anche se non sono l’uovo di Colombo, potrebbero risolvere il problema e far si che non si abbiano più, nel futuro,  migliaia di cittadini, in  particolare dell’ Usl n. 2 in drammatica attesa per il riconoscimento dei propri diritti:
– Adozione da parte dell’Usl n. 2, senza rinunciare al proprio,  di una procedura applicativa che renda compatibili e dialoganti i due sistemi;
– nel frattempo, adozione, sempre da parte dell’Usl  n.2, anche del sistema Inps (che sappiamo a costo zero) al fine di avere, da parte dell’Usl quanto necessario per la sua banca dati, e da parte dell’Inps i verbali in tempo reale al fine di rispettare i 120 giorni per il riconoscimento e la liquidazione dell’indennità di accompagnamento. Si tratterebbe, per un tempo limitato, di una doppia digitazione in simultanea che, comunque abbrevierebbe di molto anche i tempi di lavoro complessivi, rispetto a quelle in  maniera separata e successiva (doppia scannerizzazione, fotocopie e spedizione manuale), ma che eliminerebbe l’alibi dell’Inps per i tempi di riconoscimento.
Ancora più incomprensibile la posizione dell’Usl n. 3 la quale, anche non avendo un sistema proprio da difendere, ha fatto marcia indietro nell’adottare il sistema Inps. Le Usl  n. 1 e 4  procedono speditamente, tant’è che oggi non hanno situazione di pendenze che hanno invece le altre USL.
Le reciproche accuse sui giornali non rientrano  nei compiti istituzionali dei vari Enti, i problemi vanno risolti senza creare comparti stagno. Per questo e con la speranza che non si ripeta, i Sindacati dei Pensionati dell’Umbria sollecitano una tempestiva soluzione.

Le segreterie regionali Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil

15 luglio 2011
Marsciano senza energia elettrica, il Sindaco precisa

Il sindaco di marsciano e’ cosi consapevole dei limiti di un quadro in cui operano aziende private in regime di monopolio di fatto che gia’ nel 2006, da assessore, promosse l’acqusto di energia del comune sul libero mercato attraverso gare pubbliche. Marsciano fu uno dei primi comuni in umbria a farlo.
Il Sindaco di Marsciano non viene dalla luna e sa benissimo quali disagi incontrano i cittadini (e quali da cittadino incontra lo stesso sindaco) nel rapporto con queste aziende e con questo mercato.
La ragione prima della nostra lamentela sta pero’ nel fatto che il Comune non puo’ venire a conoscenza di queste interruzioni da semplici volantini, per il fatto che agli uffici si rivolge ogni giorno tanta gente per servire la quale occorre il funzinamento di macchinari che vanno con la corrente elettrica. Persone e professionisti che, in presenza di una comunicazione piu’ tempestiva, avremmo potuto avvertire con avvisi pubblici. Aver trasformato questa banale motivazione nel fatto che, semplifico, finalmente anche il Sindaco prova cio’ che provano i cittadini e’ del tutto forzato.
Alfio Todini

14  luglio 2011
Il "turista scontento" di Todi replica al Vigile del Fuoco offeso

Desidero controreplicare al sig. Stefano Gimignani, Capo Squadra Esperto Vigili del Fuoco Todi. Non mi riferivo affatto alla festa della Befana, alla quale ero presente e sulla quale mai avrei trovato alcunché da eccepire. Alludevo invece ad un’altra occasione festiva, in cui dei ragazzi si arrampicavano su un muro artificiale e, arrivati in cima, azionavano la sirena. Se non sbaglio era organizzata proprio dai Vigili del fuoco.   In ogni caso, il tono della risposta tradisce una valutazione  a dir poco soggettiva dei simboli che connotano i corpi del soccorso pubblico e della difesa civile. Una sirena non può essere mai un elemento di gioia ma ha un significato preciso di allarme, legato a un pericolo. Sarebbe come se, in circostanze analoghe, Carabinieri e Polizia lasciassero sparare per gioco con le loro armi.     Mi lasci dire che un servitore dello Stato che "lavora su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24  pronto ad intervenire con coraggio e spirito di abnegazione ogni volta che un Cittadino ha bisogno d’aiuto" dovrebbe avere a cuore la formazione del "Cittadino", come lo scrive Lei con la c maiuscola,   che è senz’altro più garantita dallo studio e dall’esempio che dalla partecipazione a feste corporative, miranti all’apoteosi di sé stessi. L’inciviltà, sulla quale Lei ironizza, e questo è grave per chi veste la divisa, porta alla scarsa cura del patrimonio nazionale, compreso quello boschivo, puntualmente sotto attacco ogni estate quasi sempre a causa di dolo o superficialità. Quanto poi al poco gentile invito a farmi da parte che conclude la Sua replica, può darsi che la "barbarie", parola che non ho usato e ma che va benissimo a esprimere il concetto, prevalga e io sia costretto dagli atteggiamenti poco civili, a questo punto non più circoscritti ai soli amministratori, a sospendere le mie visite a Todi. Ma uno che "lavora su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24  pronto ad intervenire con coraggio e spirito di abnegazione ogni volta che un Cittadino ha bisogno d’aiuto" dovrebbe sentirlo come un fallimento più suo che mio. 
Ettore Pacetti

13 luglio 2011
Vecchio ospedale di Todi: Pd e Mre rivendicano di averci visto giusto

La Regione Umbria, la Asl2 ed il Comune di Todi hanno pubblicamente prospettato la soluzione per la conversione della vecchia struttura ospedaliera di via Matteotti. Siamo profondamente contenti per la città, per i tuderti, per gli abitanti e per gli operatori di Porta Romana.
La soluzione individuata ci trova pienamente concordi e non da oggi. Più volte in questi anni, infatti, certi che l’ospedale di Pantalla avrebbe preso avvio in tempi brevi, abbiamo sollecitato la discussione e ribadito la nostra posizione sul da farsi. Oggi quanto sostenevamo trova piena attuazione.
Spiace dover constatare, tuttavia, che, in queste ore, i soliti noti nel centrodestra si siano messi in moto per polemizzare e piegare i fatti a proprio favore. Un comportamento volgare e odioso di fronte ad un palese caso di buona politica.
Come raramente accade, Comune, Regione ed Asl2, fuori da polemiche e tentennamenti, hanno trovato un rapido accordo che rivitalizzerà l’area di Porta Romana in pochi mesi. Si tratta di un risultato straordinario che va attribuito, ci sia consentito, prima di tutto alla Regione Umbria ed alla nostra Presidente, Catiuscia Marini. La politica dovrebbe semplicemente plaudire all’unanimità ed invece qualcuno preferisce continuare a menare a testa bassa, senza alzare mai lo sguardo.
Pur non volendo replicare, crediamo necessario chiarire alcune questioni ai cittadini.
In questi mesi ed in questi anni ci siamo preoccupati, con i nostri partiti, di avanzare proposte concrete per Porta Romana e tenere alto il livello della discussione. Siamo certi che il nostro continuo interessamento abbia contribuito alla soluzione. Non abbiamo mai preteso di fare della materia oggetto di speculazione politica, non abbiamo risposto alle molte provocazioni che arrivavano dal centrodestra. Abbiamo chiesto di discutere civilmente in Consiglio comunale. Qualcuno ha provato ad impedirlo in ogni modo, con azioni strumentali, dannose per la città e politicamente irricevibili. L’ultimo vergognoso atto è stata la convocazione in argomento del Consiglio comunale per il 1° e 2 settembre, a fronte di una richiesta avanzata dall’opposizione il 19 maggio scorso, dopo gli esiti di una seduta di Consiglio alla quale hanno assistito anche cittadini ed operatori economici, che ben sanno cosa sia successo.
Il centrodestra prima si è perso nelle polemiche, poi ha sostenuto che il Comune non doveva prendere provvedimenti che spettavano alla Regione e alla Asl, oggi vorrebbe convincerci che la soluzione trovata ricalca un ordine del giorno di Pdl e Fiamma Tricolore presentato qualche settimana fa, per ultimo e con ben altre questioni rispetto a quelle venute poi avanti.
Mentre andava trovata una soluzione per Porta Romana, lo stesso centrodestra ha presentato un ordine del giorno dai contenuti ridicoli su Sanitopoli.
Questi sono i fatti, inconfutabili, che sono sotto gli occhi di tutti.
Come resta un fatto che il 9 settembre 2010, a nome dei gruppi Pd e Ps-Mre, dopo molti precedenti interventi, abbiamo formalizzato la nostra proposta per Porta Romana ed oggi quella proposta si ritrova in gran parte nelle decisioni prese (ci sono gli articoli di stampa a dimostrarlo).
Ecco: ci basta sapere che avevamo avanzato buone proposte e che sono state accolte. Sentiamo di aver fatto, senza dubbio, la nostra parte.
Fabrizio Maria Alvi – Segretario Mre Todi
Carlo Rossini – Segretario Pd Todi

13 luglio 2011
Vecchio ospedale di Todi, Epifani: "a pensare male non si sbaglia"

La conferenza stampa, sul futuro utilizzo della vecchia struttura dell’ex ospedale di Todi, voluta dalla Presidente della Regione Marini, si è tenuta nella sede municipale, questa sera alle ore 18,30. Hanno partecipato il Sindaco di Todi Ruggiano ed il Direttore generale della Asl Legato. Un folto gruppo, tra consiglieri comunali, assessori e cittadini, hanno partecipato all’evento. La Marini, dopo l’introduzione di Antonino Ruggiano, ha preso la parola spendendo la prima parte del suo intervento ad affermare la proprietà dello stabile alla Regione, con un malcelato riferimento alle perplessità espresse dal sottoscritto sulla legittimità di tale possesso da parte dell’Ente Regionale. La mia ipotesi che, venuto meno il fine dell’uso come ospedale dell’immobile, venisse a mancare il diritto di proprietà, ha avuto, di fatto, un riconoscimento di fondatezza. Infatti, la Regione ha deciso che la parte così detta storica non sarà più alienata e vi saranno trasferiti (sembra al più presto) i vari servizi sanitari locati in varie parti della città. In qualche modo viene rispettato il vincolo affinché la struttura seguiti ad essere usata per servizi sanitari. Si è data assicurazione che questo avverrà entro sei mesi e ciò soddisfa le aspettative di Fiamma Tuderte che incoraggia gli operatori commerciali di Via Ulpiana a tenere duro, poiché se saranno rispettati questi tempi promessi, il borgo avrà la possibilità di riavere nuova vita e, forse con un aumento dello sviluppo commerciale rispetto al recente  passato.
La parte restante potrà essere alienata, perché, si è detto, libera da vincoli e prestata a diverse ipotesi di utilizzo. Una totale inversione di rotta della Regione e della Asl che ci trova in assonanza e piacevolmente sorpresi, anche perché rispecchia il contenuto del documento presentato in Consiglio Comunale che fu votato soltanto dalla Maggioranza di Centrodestra, essendosene andati, in quell’occasione, i consiglieri del Centrosinistra.  Un’adesione, dunque, alle richieste del Consiglio comunale che sconfessa la linea demagogica e strumentale portata avanti per mesi e mesi da Rossini e compagni. Comunque dobbiamo stare accorti e soprintendere su questi progetti e promesse. La Marini, Legato e Buconi non tirano se non per cogliere e tutta questa generosità verso Todi puzza di prossimità delle amministrative. A pensar male non si fa peccato.
Mario Epifani – Fiamma Tuderte

13 luglio 2011
Vecchio ospedale di Todi: il Pd esprime soddisfazione

Dopo la conferenza stampa di ieri, esprimiamo soddisfazione e condivisione per la soluzione alla conversione della struttura ospedaliera di Porta Romana resa pubblica dalla Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini e dal Direttore della Asl2, Giuseppe Legato, alla presenza del Sindaco di Todi.
La Regione e la Asl, mantenendo fede agli impegni presi e più volte riaffermati, anche di fronte al Consiglio comunale di Todi, hanno già avviato le procedure per portare a Porta Romana, nel giro di pochi mesi, una vera e propria Cittadella della Salute, con ambulatori, uffici di distretto, ARPA, CUP, centro prelievi, postazione 118. Sarà così occupata la parte monumentale dello stabile, circa il 60% del totale. La Regione e la Asl avvieranno i lavori a settembre, mentre è già in corso la progettazione e le somme necessarie sono state reperite e stanziate.
Per quanto riguarda il restante 40% la Regione ha confermato al Comune la propria disponibilità a collaborare per collocare nello stabile servizi comunali o altri servizi pubblici, come, verosimilmente, potrebbe essere per una nuova caserma dei Carabinieri.
Il Comune, nella persona del Sindaco, ha dato la propria disponibilità.
Crediamo che questa soluzione sia in grado di portare nuovo vigore a tutta la zona di Porta Romana e fugare definitivamente le preoccupazioni di residenti ed operatori economici circa il futuro del rione. Sappiamo che i prossimi mesi saranno ancora duri da affrontare, ma siamo certi che tutti sapranno metterci la tenacia e l’attaccamento dimostrati in queste settimane.
Non è il tempo delle polemiche, che qualcuno da destra continua a fare, urlando ormai al vento. Non è il tempo delle speculazioni politiche, quelle di chi nelle settimane passate si è messo davanti al portone del vecchio ospedale a distribuire ragioni e torti. È il tempo del fare. La Regione Umbria e la Asl2 hanno provveduto e velocemente: a Todi, dopo 40 giorni dalla chiusura dell’ospedale, si è definita una soluzione operativa in 5-6 mesi: un esempio che trova davvero pochi paragoni! Per quanto ci riguarda continueremo nel nostro lavoro di forza politica attenta e responsabile, chiedendo che il Comune tenga fede agli impegni presi e vigilando sulla piena attuazione del progetto, soprattutto, per i tempi indicati. Lontani dalle polemiche, vicini alla città.
Partito Democratico Todi

13 luglio 2011
I Vigili del Fuoco replicano al turista scontento

Gentile Signor Pacetti,sono rimasto stupito dal giudizio da Lei espresso riguardo alle manifestazioni che si svolgono a Todi. In particolare mi ha colpito una frase della sua lettera: “…Così si va tranquillamente dalla festa dei Vigili del fuoco, con un uso stupidamente reiterato e molesto della sirena (un segnale d’allarme con un significato preciso e col quale non è lecito scherzare)…”.
Volevo informarLa che “la festa dei vigili del fuoco”, come la chiama Lei, è in realtà la festa della Befana che il giorno dell’Epifania attira in piazza tantissime persone, soprattutto bambini, che vivono con partecipazione e gioia questa manifestazione.
Peraltro la stessa festa viene organizzata con notevole successo in tutte le località umbre che ospitano sedi dei Vigili del Fuoco, senza spese per i Comuni, ma solo grazie all’impegno volontario del personale del locale Distaccamento.
La sirena è azionata solo per segnalare la fine dell’iniziativa e salutare i bambini presenti.
Mi creda, chi lavora su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24  pronto ad intervenire con coraggio e spirito di abnegazione ogni volta che un Cittadino ha bisogno d’aiuto, conosce bene il segnale che ha una sirena. Comunque nei suoi soggiorni tuderti ci venga a trovare, saremo lieti di conoscerLa e di dimostrarLe che non siamo tanto “barbari”e stupidi come Lei pensa, ma servitori dello Stato che attraverso la festa da Lei criticata vogliono avvicinare i Cittadini alla propria attività  e trasformare per un giorno una sirena in un elemento di gioia.
Veda gentile signore, anche io tanto tempo fa sono arrivato in questa Città come ospite, in punta di piedi, rispettando le abitudini e i modi di fare sicuramente diversi dai miei. Me ne sono da subito innamorato ed oggi sono orgoglioso di essere un tuderte. Se Lei, al contrario, proprio non riesce a resistere a questa Barbarie può sempre restarsene a casa sua, Noi Tuderti ce ne faremo prima o poi una ragione.
Stefano Gimignani – Capo Squadra Esperto Vigili del Fuoco Todi

13 luglio 2011
Tassa Tevere – Nera : il comitato vigilerà con attenzione

“ I cittadini di Todi e degli altri Comuni del territorio soggetti alle inique imposizioni del Consorzio Tevere – Nera attendono risposte concrete, in particolare dalla Regione
Umbria. Ho chiesto da tempo un incontro con il Presidente della Giunta Regionale, Catiuscia Marini, per illustrare le proposte del Comitato Tuderte ma ad oggi non ci sono state né risposte né convocazioni, afferma il presidente del Comitato, Moreno  Primieri, Vicesindaco della città di Jacopone. La comunità è stanca di promesse, di illusioni, di demagogici avvisi : è ora di chiudere enti inutili come il consorzio Tevere
Nera, utile solo per politici trombati che debbono avere un incarico amministrativo pur di conservare lo stipendio. Le notizie provenienti da Terni, che prevedono il ripristino della tassa anche per i residenti del centro storico, ci auguriamo che non siano applicate. Qualora lo fossero, insieme agli altri Comitati presenti sui territori interessati, saremo pronti, continua Moreno Primieri, a tutte le azioni legali del caso per evitare questa ennesima prevaricazione della burocrazia sui diritti del cittadino ! Anziché mantenere questa assurda tassazione, questa inaccettabile “ gabella “, sarebbe ora che il Consiglio regionale metta mano concretamente ad azzerare i vitalizi dei consiglieri regionali, cioè la rendita cui hanno diritto dopo aver completato una legislatura e raggiunto un determinato requisito di età. A volte gli ex consiglieri regionali dell’Umbria, che ricevono un vitalizio che va da 1.501 euro ad un massimo di 3.153 , cumulano queste cifre con altre pensioni. Non è demagogia, ma i sacrifici li debbono fare tutti. Ecco allora spiegato il motivo per cui si mantengono in piedi enti inutili come il Consorzio Tevere – Nera “.
Moreno Primieri

13 luglio 2011
L’Aisla precisa

Nell’articolo apparso su questo sito, dal titolo "Umbria, Consiglio regionale con contorno" si è inteso sintetizzare la posizione espressa dall’on. Farina Coscioni (radicali).
Sul modo con cui la sintesi  è stata effettuata ed in particolare sulla frase in esso contenuta "La presenza dell’Aisla, tuttavia, potrebbe creare qualche problema perché, pur legittima e doverosa,tale associazione è in varie parti d’Italia guardata con sospetto con l’accusa di voler egemonizzare la rappresentanza delle associazioni che tutelano i malati", l’ Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica Onlus desidera precisare quanto segue.
"Aisla Onlus, riconosciuta con Decreto del Ministero della Salute del 30/06/99 e unica Associazione italiana da essere "Member of International Alliance of ALS/MND (ovvero della Federazione Internazionale delle Associazione di pazienti Sla e dei loro familiari) ha oggettivamente una diffusione sull’intero territorio nazionale, testimoniata dalla presenza di oltre 50 sezioni in 18 diverse Regioni, superiore per numero e qualità di presidio a tutte le altre Associazione di pazienti Sla che operano localmente.
Tutto ciò non è certamente frutto dell’esercizio di una egemonia tanto spocchiosa quanto sterile; semmai, rappresenta il risultato di uno sforzo costante per costruire un’organizzazione sempre più capillare a livello territoriale che consenta di intercettare concretamente, in maniera complessiva e sistematica, i vari bisogni digli ammalati di Sla e dei loro familiari. E, altrettanto concretamente, di operare in maniera proattiva e sempre disponibile al fianco della deputate Istituzioni Nazionali, Regionali, Provinciali e Comunali per contribuire a migliorare la qualità della vita di queste persone. Ne sono una testimonianza l’operato in seno alla Consulta Ministeriale per le Malattie Neuromuscolari presieduta proprio dal presidente di Aisla Onlus, Mario Melazzini, ed ai numerosi tavoli tecnici regionali, tra cui anche quello attivato in Regione Umbria, istituiti su esplicita richiesta di Aisla Onlus proprio affinché fosse stilato un effettivo percorso di continuità assistenziale rivolto ai malati e alle loro famiglie.
Alla luce di tutto ciò, Aisla Onlus reputa offensivo "essere guardata con sospetto" e tacciata di una qualsivoglia "egemonia" , entrambe accuse gratuite che denotano una conoscenza – scarsa se non addirittura nulla – del reale impegno quotidiano che la stessa Associazione destina al miglioramento della qualità della vita dei malti e dei loro familiari, che siano associati o meno ad Aisla."
 

13 luglio 2011
UGL: ………. si apre la vertenza presso la sezione polstrada di Perugia.

Questa Segreteria provinciale, da sempre ha cercato di instaurare un cordiale e costruttivo rapporto con il Dirigente V.Q. Di Quattro Paolo ma purtroppo sino ad oggi non sono poche le difficoltà per interloquire con il dirigente.
Oltre ad una condotta antisindacale come già detto per i pessimi rapporti, tale comportamento si aggrava con una gestione del personale molte volte contraria a quanto previsto dall’A.N.Q. e agli accordi decentrati; è doveroso segnalare anche il diffuso malcontento tra il personale della Sezione per i continui “rimpasti” da un quadrante ad un altro, tra i pattuglianti, e da un ufficio ad un altro, tra il personale burocratico, provoca un forte malcontento e gravi ricadute anche verso l’Amministrazione in ordine ai risultati quotidiani di produttività.
Questa Segreteria, prima di dare inizio ad una vertenza ai sensi dell’art. 27 A.N.Q. che porterà questa O.S. ed il Dirigente della sezione Polstrada di Perugia davanti al Giudice del Lavoro, ha chiesto, nei giorni precedenti, un incontro con i vertici del Viminale per rappresentare all’Amministrazione Centrale quanto accade alla Stradale di Perugia. La richiesta è stata immediatamente accolta e all’incontro che si svolgerà a Roma lunedì p.v., sarà presente anche una delegazione di poliziotti di Perugia che vorranno dare il loro contributo nel rappresentare quanto accade alla stradale.
Si rende noto che attraverso la ns Segreteria Nazionale è stata fatta richiesta d’intervento anche degli Ispettori Ministeriali (Ufficio Ispettivo) perché riteniamo che le cose debbano essere accertate anche in sede locale.
Il segretario provinciale generale – Luca Benvenuti

13 luglio 2011
Il primo anno della Giunta Marini, le valutazioni di Buconi sulla relazione

Relazione corposa, precisa e puntuale. La maggioranza ha affrontato questo primo anno di governo con responsabilità e decisione. Ma occorre fare attenzione perché la ricchezza oggettiva del confronto e delle diverse sensibilità al proprio interno non si trasformi in ‘debolezza’, perché è accaduto che si sono prodotti dei ritardi su decisioni importanti causati da divisioni o non condivisioni.
Recuperare quindi la ricchezza produttiva del dibattito, dandoci tempi e metodi diversi, obiettivi e scadenze. La Giunta, nella contingenza determinata dalla crisi economica, dall’attuazione del federalismo, ha individuato con chiarezza punti di forza e criticità del sistema da un punto di vista sociale ed economico. I temi delle grandi riforme regionali non dipendono solo dalla capacità del governo regionale, ad essa concorre tutto
il sistema istituzionale regionale che va coinvolto e responsabilizzato,
senza fughe in avanti. Questa amministrazione regionale si trova a dover recuperare ritardi prodotti negli anni passati. Bene l’azione di questa Giunta relativa alla sanità e la scelta della presidente di assumere la
delega della sanità in un momento di difficoltà è stata una scelta coraggiosa che dovrà essere superata non appena recuperata una situazione di normalità. Sempre per la sanità bene la scelta di andare in direzione
dell’Azienda unica integrata e l’obiettivo di ridefinire le Asl umbre. La riforma endoregionale, in dirittura di arrivo, è un atto fondamentale che l’Umbria attende. Positive anche le azioni in materia di ambiente, energie
rinnovabili e infrastrutture. A proposito di infrastrutture va salutato con favore lo sblocco del cantiere della Perugia-Ancona. Con il piano triennale per il lavoro e le politiche industriali si da una risposta di sistema alle
criticità umbre. Con la proposta di Piano della zootecnia si è affrontato con responsabilità e apertura al confronto un tema ‘altamente sensibile.
Il disegno di legge sulla semplificazione interviene poi con grande efficacia sull’obiettivo di rendere più moderno e competitivo il sistema umbro. Per quanto riguarda i rifiuti, oltre a proseguire nell’incentivazione della raccolta differenziata è urgente una ridefinizione del Piano che ponga la questione di evitare l’emergenza rifiuti determinata dalla situazione relativa alle discariche: verifichiamo se c’è o no un ‘rischio emergenza’. La crisi industriale legata alla Merloni e al Polo ternano è stata affrontata con decisione dalla Giunta regionale, ma su questi temi occorre un intervento ed un ruolo più deciso del Consiglio regionale perché questi temi siano posti maggiormente alla sua attenzione  e al confronto.
Rispetto alla spesa regionale va valutata positivamente la riorganizzazione attuata con rigore e senso di responsabilità”.
Massimo Buconi

12 luglio 2011
Todi e la "Notte Tricolore": la critica di un turista abituale della città

Da molto tempo ormai vengo a trascorre in vari periodi dell’anno alcuni giorni a Todi, grazie alla generosa ospitalità di amici carissimi. Amo profondamente questa città, capace di suscitare emozioni come pochi altri luoghi grazie alla bellezza dello scenario naturale che la circonda e le potenti suggestioni storiche che la dominano. Negli ultimi anni, tuttavia, ho assistito con rincrescimento e apprensione a un preoccupante degrado di alcuni spazi, come la meravigliosa Piazza del Popolo (per non parlare dello sconcio costituito dall’illuminazione della Chiesa della Consolazione), per effetto di iniziative (pseudo)culturali che, ben lungi dal valorizzarli, li sviliscono a teatro di manifestazioni sguaiate e pacchiane. Per le autorità comunali che le tollerano o che le promuovono, evidentemente impregnate di sottocultura televisiva e di una mentalità da animatori di villaggi vacanze, il chiasso, la caciara, il baccano, il fracasso sono corollari imprescindibili di esuberanza, divertimento, gioco, sicché l’inquinamento acustico che ne deriva e che impedisce l’autentico godimento delle bellezze paesaggistiche e monumentali assurge a sinonimo della vitalità della città. Così si va tranquillamente dalla festa dei Vigili del fuoco, con un uso stupidamente reiterato e molesto della sirena (un segnale d’allarme con un significato preciso e col quale non è lecito scherzare), alla “convention” di motociclisti, con tanto di assordanti rombi di motore, dalle fastidiose esibizioni di improbabili gruppi musicali che si tengono fino a tarda sera e per di più a volume elevato in un bar sotto i portici del bellissimo Palazzo del Popolo, fino alle stupide musichette natalizie diffuse in continuazione da altoparlanti fra dicembre e gli inizi di gennaio.
Sabato scorso, tuttavia, con la cosiddetta “Notte tricolore” si è toccato il fondo del fondo. La serata prevedeva manifestazioni dalle 19 fino alle 05:00 del giorno successivo con conseguente possibilità per negozi ed esercizi pubblici di rimanere aperti tutta la notte (l’interesse di commercianti e gestori di bar e ristoranti è nella gran parte dei casi il vero motivo di simili manifestazioni). Va da sé che nulla di quanto propinato aveva a che fare con l’Unità d’Italia, a cominciare dalla musica. Una manifestazione così intitolata, infatti, avrebbe dovuto tener conto delle nostre più autentiche tradizioni musicali, assegnando il posto d’onore al melodramma, che ha accompagnato e sostenuto il processo di unificazione nazionale e che oggi biasimevolmente figura sempre meno conosciuto. Tutt’al più si sarebbe potuto derogare verso una rassegna concentrata sulla musica popolare italiana o magari (perché no?) sul folklore regionale. Ma niente di tutto questo ha sfiorato le sagaci menti degli organizzatori della millantata “Notte tricolore”, evidentemente preoccupati di non figurare troppo provinciali. Infatti, su un palco montato al centro della piazza e a un volume di decibel intollerabile anche per chi stava dentro casa, e oltre tutto pericoloso per la stabilità degli splendidi edifici storici, si sono esibiti fino alle cinque del mattino prima un’orchestrina americana con fiati stonatissimi e poi, in una crescente caduta di livello, gruppi di dubbia qualità che si sono cimentati nel più classico di quegli atroci  beveroni formati da pezzi di varie epoche rimescolati a “evergreen” di quarant’anni fa o anche più, da “I Got You” di James Brown (1965) fino a “Come Together” dei Beatles (1969, alla faccia della musica giovane), che ormai non propinano più nemmeno le più  squallide trasmissioni televisive della sera di San Silvestro in attesa della mezzanotte. Mancavano solo “Brasil” di Barroso, con tanto di trenino, e la “Lambada”.
Una certa esperienza sia di cose musicali, sia di tecniche di registrazione mi fa obbligo di segnalare che l’elevata amplificazione impedisce una corretta fruizione della musica, dal momento che il suono va in saturazione e arriva all’ascoltatore deformato perché privo di buona parte di quegli armonici che lo sostengono. Per questo l’alto volume è tanto detestato dai buoni musicisti, desiderosi di mettere in luce la loro abilità, quanto amato da quelli cattivi, che vi vedono un formidabile salvagente alla loro imperizia, poiché il frastuono impedisce di rendersi conto delle falle dell’esecuzione. Oltre tutto, un’intensità di suono così massiccia non consente di sottrarsi a un simile strazio a chi, abitando in case che danno sulla piazza, non intende prendere parte a così orrende kermesse e questa, oltre ad essere una forma di inciviltà, è una violenza che nessuna deroga può rendere legittima.
Di conseguenza, se si vuole a ogni costo il baccano, occorre spostare queste manifestazioni in spazi idonei, come stadi, campi sportivi o prati, al di fuori dei centri abitati e comunque lontano da luoghi come Piazza del Popolo che vanno tenuti come gioielli, quali essi sono, certi che coloro che vi prenderanno parte con entusiasmo a tutto saranno interessati tranne al fatto che esse si svolgano in un complesso monumentale. Per concludere, chi va a Todi vi è attirato dalla natura e dalla storia, non da iniziative degne solo di una località balneare di quart’ordine. Altrimenti, di questo passo, finirà che il Duomo e San Fortunato verranno trasformati in centri relax, con piscine, palestre, saune, discoteche e procaci massaggiatrici con un futuro politico assicurato. Magari facendo accompagnare il tutto da musiche di Apicella.
Ettore Pacetti

12 luglio 2011
Rifiuti d’oro a Todi, dopo una marcia di 1.500 metri

In questi giorni molti cittadini tuderti stanno ricevendo una brutta sorpresa. Devono infatti pagare quasi quattro volte di più la tassa sulla nettezza urbana, senza che la maggior parte di loro avrà avuto modo di vedere un miglioramento o un cambiamento nella gestione del servizio.
Questo aumento segue alla decisione assunta dal Consiglio comunale nel dicembre 2010 di spalmare la Tarsu su tutto il territorio comunale, estendendo da 300 a 1500 metri la zona di raccolta obbligatoria dei rifiuti. Tutti pagano ora la tassa completa, basta che ci sia un cassonetto entro i 1500 metri in linea d’aria.
All’epoca avevamo obiettato non solo facendo notare che quest’Amministrazione si era presentata agli elettori dicendo di voler diminuire le tasse e invece non fa che alzarle, ma anche dicendo una cosa semplice: non si può aumentare la pressione fiscale senza garantire un miglioramento del servizio di raccolta dei rifiuti, anche a partire da una diversa dislocazione dei cassonetti. Non si può far pagare di più senza dare nulla in cambio ai cittadini in termini di servizi. Oltre a questo, la raccolta differenziata è partita nel nostro comune in maniera disordinata, se non caotica. Sono ormai quotidiane le segnalazioni dei cittadini che si lamentano dei cassonetti non svuotati per giorni oppure di altri che attendono ancora che vengano portati i contenitori. Una raccolta differenziata portata avanti a caso e che infatti non sta raggiungendo i risultati sperati. A tutto si aggiunge la bella sorpresa in bolletta… questo non significa approfittarsi dei propri cittadini?
In un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, l’Amministrazione avrebbe potuto prevedere riduzioni per famiglie in difficoltà, per cassintegrati e disoccupati, per l’avvio di nuove attività economiche e professionali, per piccoli esercizi commerciali, per artigiani, per pensionati, ecc. Niente di tutto questo! Per la prima volta gli incassi della tassa superano di 300.000 euro le spese: per che cosa sono usate queste maggiori entrate? Non di certo per ridurre del 10% le tasse o per migliorare il servizio o per spese sociali, come noi abbiamo proposto.
Rispetto al 2007, con i vari aumenti  della tassa rifiuti, i cittadini hanno sborsato quasi un milione di euro in più! Per quali servizi aggiuntivi, per quale miglioramento? Nessuno, anzi Todi è più sporca! Vuotate il sacco!
Ma quest’Amministrazione non era quella del fare? E allora fate… fate qualcosa per il bene dei cittadini, per risolvere davvero i loro problemi… Fate quello che dovete!
Gruppo consiliare del Partito democratico

9 luglio 2011
Macellerie a Marsciano

A Marsciano recentemente sono state aperte due macellerie arabe: la prima sembra, almeno apparentemente, rispettare le più vistose norme sull’igiene (vetrine e locali ordinati e puliti), l’altra, invece, appare molto sporca anche solo al passante che guarda attraverso i vetri bisunti e pieni d’ impronte di vario tipo.
Mi chiedo se gli organi preposti vigilino a sufficienza sull’igiene di tutti gli esercizi a carattere alimentare.
Franco Ferretti

9 luglio 2011
Umbria senza terra, le valutazioni degli agricoltori biologici

Sulla base dei risultati del censimento ISTAT il commento più gettonato è stato: "L’agricoltura umbra cambia pelle" senza però nessuna vera preoccupazione per la perdita di oltre 15000 aziende, quasi un terzo del totale, in soli 10 anni.
Poco consolante l’analisi che a sparire siano prevalentemente le piccole aziende con il consolidamento delle grandi in quanto a fronte del 30.4% la perdita di superficie coltivata è di "solo" il 10.6% ma, come dimostrano gli stessi dati ISTAT, sono ancora le piccole e medie aziende il tessuto connettivo dell’agricoltura umbra, così come di gran parte dell’agricoltura Italiana.
Impressionante poi il calo delle aziende con zootecnia che supera l’80% e, anche in questo caso, con una concentrazione di capi in poche aziende con relativo aumento dell’intensività di allevamento, nonostante il nostro sia un territorio montano e collinare che ha nell’allevamento zootecnico estensivo la sua potenzialità maggiore.
Conoscendo lo stretto legame sociologico dell’attività agricola nella cultura, nel paesaggio e quindi nell’offerta turistica umbra, il dato su cui riflettere è il cambiamento di pelle dell’Umbria e non solo del suo panorama agricolo.
Sicuramente l’assenza di una vera politica agricola dell’Italia ha pesantemente influito ma un mea culpa lo dobbiamo fare anche in regione; per esempio riflettendo sugli effetti di un PSR senza indirizzo politico e sull’incerta politica zootecnica, a partire dalla chiusura del relativo ufficio in regione, operata dal binomio Liviantoni Ranieri .
Attendiamo ulteriori dati, anche relativi all’agricoltura biologica. Se il calo dovesse riguardare, come purtroppo sarà, anche questo settore, con una perdita numerica di aziende, senza una corrispondente perdita di superficie, il problema dovrebbe preoccupare ulteriormente. L’agricoltura biologica è l’unico settore agroalimentare che in questo periodo di crisi ha visto una crescita dei consumi del 12%. Un calo di aziende significherebbe che il primo paese europeo per numero di operatori e superfici coltivate in bio, sta rispondendo alla crescita del mercato con l’importazione.
Credo che questi dati non siano un normale assestamento operato dal mercato ma un serio campanello di allarme, perché l’agricoltura oltre ad essere il settore produttivo primario, dovrebbe essere l’elemento di governo del territorio, soprattutto quando rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini consumatori, com’è l’agricoltura biologica.
Una perdita di aziende significa anche perdita di presenza dell’uomo nelle zone meno vantaggiose ma letteralmente strategiche dal punto di vista dell’assetto idrogeologico e paesaggistico.
Sarebbe interessante capire quanta di questa perdita sia avvenuta negli ultimi anni ma è altrettanto importante aprire subito una riflessione su come intervenire per ridare ossigeno al settore, rielaborando una strategia di agricoltura strumento di governo delle risorse e del territorio.
Vincenzo Vizioli, Presidente di Aiab Umbria
 

6 luglio 2011
Uno sguardo sul centro rifugiati di Todi
 
Non scrivo per parlarvi di me, ma del mio nuovo lavoro, un impegno stimolante e al tempo stesso denso di sfide e difficoltà che vorrei condividere e far conoscere alla comunità tuderte, che vive attorno a noi ma che, forse, non sa nemmeno che esistiamo.
Lavoro da qualche mese all’Istituto Artigianelli-Crispolti, che da dieci anni ospita appunto un centro rifugiati del progetto SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) del Ministero dell’Interno: un chiostro di 500 anni fa o più, annesso alla chiesa di Santa Prassede in Borgo, che nasconde un mondo poco conosciuto ai più, e di cui vorrei parlarvi.
Un giorno di qualche mese fa entrai quasi per sbaglio o per curiosità nel chiostro e sono venuto a conoscere il centro; da quel momento, ho continuato a frequentarlo un po’ per amicizia con dei ragazzi del centro, un po’ per passare del tempo con loro, che sono per lo più i miei unici coetanei a Todi, ma soprattutto per imparare e per crescere.
Infatti i ragazzi africani e asiatici che arrivano in Italia per chiedere protezione internazionale sono portatori di storie di vita molto diverse dalle mie e da quelle della maggioranza degli italiani, e lo scambio di racconti e di idee non può che risultare arricchente, per tutti.
I ragazzi provengono da tanti diversi paesi dell’Africa e dell’Asia per lo più, tutti scappano da situazioni di vita molto difficili e pericolose e sono alla ricerca di una terra e di un posto nel mondo dove poter vivere in pace, dare il loro contributo al mondo lavorando, e – perché no – fondare una famiglia o richiamare la propria dalla terra d’origine dove si trova ora.
Il mio lavoro è stimolante perché ogni giorno ci troviamo a toccare con mano i problemi pratici che spesso ascoltiamo solo nei tg, quando si parla di Lampedusa e di immigrati: ebbene, la sfida è proprio quella di saper dare una risposta a questi ragazzi che chiedono all’Italia protezione, dignità, pace e lavoro.
Mi sono deciso a scrivere per provare a divulgare un po’ nella comunità tuderte l’esistenza del nostro centro e dire a chiunque voglia farci visita e conoscerci che è il benvenuto da noi, a nome di tutti i ragazzi.
E’ mio desiderio – ora che lavoro al centro – costruire una rete di cooperative, associazioni, realtà sociali in collegamento con il centro, in modo da poter costruire una piattaforma utile per rendere più agevole l’integrazione sociale, culturale e lavorativa dei nostri ragazzi rifugiati o richiedenti asilo politico, miei amici e coetanei. Chiunque abbia idee da proporre è il benvenuto da noi, a via Cesia n.96, Todi.
Andrea Rafanelli,28 anni, di Roma,  operatore del centro rifugiati di Todi

5 luglio 2001
Fratta Todina, il mercato

E’ da qualche giorno che le bancarelle, che avevano scelto Fratta Todina come luogo per allestire un mini- mercato , non si sono presentate all’ormai consueto appuntamento del mercoledì, osteggiate nella loro attività dall’Amministrazione Comunale, che non perde mai occasione per dimostrare la propria chiusura ermetica verso tutte le iniziative e le novità.
Il mercato, seppur in forma embrionale, ha subito ricevuto l’apprezzamento della popolazione, che, dopo anni di buio assoluto, ha partecipato con grande entusiasmo e ora chiede al Sindaco che si impegni immediatamente a ripristinarlo. Come consigliere comunale in primis ritengo che da parte dell’Amministrazione comunale sarebbe stata se non doverosa, perlomeno auspicabile, una maggiore sensibilità  verso i venditori ambulanti che spontaneamente hanno deciso di posteggiare nel nostro comune, apprezzandone la bontà dell’iniziativa. Tralasciandone l’ importanza sotto il profilo commerciale, tale evento ha consentito di attirare più gente al paese, la cui presenza fa da traino anche per i negozi e gli esercizi pubblici presenti, e ha inoltre  consentito di andare incontro alle esigenze della popolazione locale, in particolare delle persone più anziane e non automunite , che hanno usufruito dei servizi sul posto senza doversi spostare necessariamente nei comuni limitrofi.
Proprio a questo proposito ho provveduto a presentare una specifica mozione, chiedendo all’Amministrazione comunale di sostenere tale iniziativa, predisponendo subito tutti gli atti necessari per regolamentarla e ripristinarla al più presto, con l’impegno specifico di ricontattare i venditori ambulanti interessati e di darne opportuna pubblicità per coinvolgerne di nuovi.
Considerando che l’Amministrazione Comunale da ciò può trarne solo vantaggio, se non per la promozione del paese, perlomeno per l’incasso della TOSAP, auspico che, una volta tanto, ascolti e dia seguito alle richieste della sua gente.
Cinzia Moriconi-consigliere comunale Fratta Todina

 5 luglio 2011
Fratta Todina, la scuola

Vogliamo una scuola sicura e accogliente
L’ampliamento della Scuola Elementare serve a dotare la scuola degli ambienti attualmente mancanti.
Gli spazi previsti nel progetto di ampliamento sono necessari per svolgere le attività didattiche tradizionali e le attività complementari quali: inglese, musica, teatro, laboratori, computer, palestra, tempo pieno se richiesto, per tutti i bambini e le bambine del nostro Comune.
Il PD vuole investire nella qualità della scuola pubblica; ritiene fondamentale per la crescita della nostra comunità la presenza della  Scuola Elementare.
In Umbria sono a rischio chiusura 44 scuole dei piccoli Comuni.
Il Partito Democratico ha  voluto conservare e riportare nel centro storico servizi importanti per tutti i cittadini (Ambulatori medici USL2, Centro Diurno per l’Alzheimer, Sala Polivalente di Palazzo Rivelloni, Scuola Elementare, Municipio).
Gli amministratori del nostro Comune hanno realizzato il  consolidamento e la messa a norma dell’edificio scolastico esistente per un importo di  Euro 400.000 di cui € 344.000 fondi terremoto e solo € 56.000 Comune.
L’ ampliamento della Scuola Elementare prevede la costruzione di due aule (50+50 mq), un’ aula multifunzionale (103 mq) ed i servizi.
Riportiamo i dati della Delibera n. 36 del 9/6/11 della Giunta Comunale relativi al progetto:
importo totale dei lavori di ampliamento  € 565.000
Importo 1°stralcio dei lavori € 390.000
di cui € 247.000 contributo Regione e € 143.000 mutuo del Comune.
Importo della progettazione € 55.000 IVA compresa
Per completare i lavori di ampliamento l’Amministrazione Comunale si è attivata per richiedere i finanziamenti necessari. Abbiamo fatto il passo secondo la gamba pensando al futuro
Con l’ampliamento avremo un edificio di dimensioni adeguate completamente a norma.
Siamo molto attenti da sempre alle finanze del nostro Comune,come riportato nel Bilancio di Previsione 2011 approvato dal Consiglio Comunale l’indebitamento totale per i mutui è del 6,48% sul totale delle entrate correnti, la metà delle previsioni di legge.
I consiglieri del pdl non sanno leggere le delibere
Circolo Partito Democratico di Fratta Todina

4 luglio 2011
Solidarietà e no alla Marini

Rifondazione Comunista di Todi esprime piena vicinanza alla Presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini, coinvolta in una vicenda tanto assurda quanto surreale.
Avendo condiviso con la Presidente nove anni di governo della città ne conosciamo l’assoluta trasparenza e la correttezza dell’operato, cosa questa che ci rende sicuri che tutto si concluderà in tempi rapidi e con un nulla di fatto.
Pur esprimendo massima fiducia nella magistratura, non possiamo non rimanere sconcertati per la ridda di notizie, uscite da una inchiesta secretata, che getta ombre e sospetti su soggetti non indagati e di cui non si profilano responsabilità di alcun tipo.
Per questo auspichiamo che quanto prima si ponga riparo ad una situazione che lede non solo l’onorabilità della Presidente ma anche l’immagine dell’Umbria intera.
Andrea Caprini

Il Partito Democratico di Todi esprime piena solidarietà alla Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, fatta oggetto in questi ultimi giorni di un violento, inaccettabile e gravissimo attacco mediatico e politico.
Le democratiche ed i democratici di Todi, che ben conoscono il profilo umano, morale e politico di Catiuscia, sono certi che la vicenda sarà presto chiarita ed oggi più che mai sostengono la loro Presidente.
Partito Democratico Todi

Da notizie di stampa pare che l’inchiesta ENAC porti anche in Umbria. Si ipotizza che siano stati versati 20 mila euro per una sponsorizzazione a favore di Umbria Jazz su richiesta del Segretario della Presidente della Regione Marini……… Immediato l’intervento di Catiuscia Marini a smentire con forza qualsiasi suo coinvolgimento. La Presidente evidentemente ha a cuore la sua reputazione. Un po’ meno quella della Regione. Non possiamo dimenticare il colpevole ed inspiegabile silenzio con cui la Presidente Marini ha fatto passare la vergognosa contestazione messa in atto dieci giorni fa da dipendenti della Regione nei confronti delle Forze dell’Ordine impegnate in una operazione contro gli spacciatori in Piazza del Bacio. Quei dipendenti, con il proprio squallido atteggiamento, hanno squalificato l’immagine delle Istituzioni. Il massimo rappresentante dell’Umbria non doveva passivamente tollerare che propri dipendenti si schierassero impunemente a difesa dei criminali e contro le Forze di Polizia. In questo caso la Presidente Marini non ha speso una parola di solidarietà verso gli agenti ignobilmente contestati, né una presa di distanza dai dipendenti regionali verso i quali non risulta aver adottato alcun provvedimento disciplinare. Probabilmente confortata in ciò anche dal colpevole silenzio dell’"opposizione" che su un fatto così grave non ha ritenuto di presentare in Consiglio Regionale né un documento di condanna di quanto accaduto, né la minima richiesta di chiarimento. Le Forze dell’Ordine possono "ringraziare" per la "vicinanza" che le Istituzioni e le forze politiche di maggioranza e di "opposizione" dimostrano nei loro confronti e per la "gratitudine" che esprimono per l’incessante impegno che, fra enormi difficoltà e penuria di mezzi, gli agenti riescono ad assicurare alla collettività!
Carla Spagnoli,Presidente del Movimento per Perugia

 

3 luglio 2011
La morte rende liberi

Uccidersi non è facile, ma vivere nelle patrie galere italiane è ancora più difficile. Per questo nelle carceri italiani si continua a morire.
E nessuno fa nulla.
Nelle carceri italiani c’è una vera e propria guerra fra la vita e la morte, ma i mass media preferiscono occuparsi delle guerre degli altri paesi.
Ai nostri governanti i suicidi in carcere fanno paura per questo cercano di nasconderli. L’Assassino dei Sogni (come chiamo io il carcere) non vuole che fuori si sappia che suoi prigionieri hanno più paura di vivere che di morire.
Più nessuno parla e scrive del  perché in carcere sono così in tanti a togliersi la vita.
L’Italia spreca lacrime di coccodrillo per la pena di morte negli altri paesi, invece isuoi prigionieri li mura vivi senza la compassione di ammazzarli prima, perché vuole che idetenuti abbiano il coraggio di ammazzarsi da soli.
I nostri governanti dovrebbero sapere che per rimanere in vita bisogna amare la vita, ma come si può amarla chiusi in una cella di cemento e ferro, giorno dopo giorno, notte dopo notte, un anno appresso all’altro a vegetare?
I nostri politici dovrebbero sapere che in carcere in Italia si muore in tanti modi: di malattia, di solitudine, di sofferenza, di malinconia, di ottusa burocrazia e d’illegale legalità.
E poi si muore perché per alcuni detenuti vivere nelle galere italiane è diventato un lusso che molti non si possono più permettere.
Per questo ammazzarsi diventa una vera e propria necessità.
E questa non è una libera scelta, come alcuni cinici di turno potrebbero pensare, ma è una legittima difesa contro la sofferenza e l’emarginazione.
La verità è che ormai in carcere in Italia t’impediscono di vivere, per questo alcuni detenuti decidono di non vivere più.
Come dargli torto?
Io spero sempre  che in carcere nessuno si tolga la vita, ma non mi sento di condannare chi non ha il coraggio di vivere come un animale in gabbia.
Ricordo che chi in carcere si ammazza non desidera proprio farlo, piuttosto vuole solo protestare per attirare l’attenzione su di se.
E che ci si uccide soprattutto per le restrizioni sociali e affettive.
Proporzionalmente al “fuori”,  in carcere si muore di più   non solo perché ci si toglie la vita da soli,  si muore più spesso semplicemente perché si è dimenticati dalla società, o non si viene curati bene.
La figlia di un uomo ombra, di un ergastolano che è morto qualche giorno fa, ha scritto a un nostro compagno:
-Mio padre è mancato con l’unica consolazione di morire accanto ai suoi figli. Nei pochissimi giorni trascorsi insieme mio padre raccontava sempre di voi tutti. Gli ho promesso che vi avrei scritto per avvisarvi, eravate per lui la seconda famiglia. Lui era molto malato, solo nel carcere di Parma dopo un’ infinità di istanze hanno scoperto che era affetto dì carcinoma polmonare in metastasi con la complicazione di diverse infezioni, una di quelle era l’enfisema polmonare, non ha fatto una lunga agonia è crollato di colpo, in due giorni se ne andato per sempre.
Quando qualcuno muore di carcere, in carcere o fuori, il caso non esiste.
L’Assassino dei Sogni è una fabbrica di morti.
 Intanto fuori i “buoni” continuano a fare i “buoni” lasciando che le carceri italiane si trasformino in lager.
Buona morte   ai "cattivi" che decidono di togliersi la vita perché dimenticati dalla società. E buona vita ai "buoni" e agli ignavi   che non fanno nulla per evitarlo.
Carmelo Musumeci, Carcere Spoleto  

2 luglio 2011 
Fratta Todina, lite Pd- Pdl

Il Pd di Fratta Todina MENTE sapendo di MENTIRE…Ci parla di una scuola di Fratta Todina che guarda al futuro… ma si DIMENTICA del presente. Pochi giorni fa L’Amministrazione ha convocato i genitori dei bambini della futura prima elementare, per spiegare loro che sicuramente sarà fatta una “pluriclasse” con quelli della quarta!!!!
Fa una nota di risposta all’ampliamento della scuola, dove il PDL attacca l’amministrazione su questa INACCETTABILE scelta, che colpita nel segno, al cuore, risponde NON con una nota dell’Amministrazione, ma con una nota del PD..Il PD è stato COSTRETTO a farlo per cercare di difendere una scelta che solo loro PORTANO AVANTI, ma che nella stessa giunta NESSUN altro condivide, basta infatti leggersi la delibera di giunta del 09.06.11 n.° 36 approvata con 3 voti favorevoli(guarda caso PD) e 2 astensioni, motivate dalla contrarietà al progetto e denotando un’evidente spaccatura della Giunta!!!!  UNA GIUNTA  SENZA NUMERI SI DEVE DIMETTERE!!!!
Per non parlare del parere CONTRARIO più volte espresso dal TECNICO COMUNALE, sulla necessità di un ampliamento maggiore di quello previsto. Perché NON CI SPIEGA, sempre il PD, come mai l’opera E’ DIFFORME alle previsioni urbanistiche vigenti!!
Perché il Pd NON SPIEGA COME MAI QUEL CHE RESTA DELLA GIUNTA non si avvale del progetto GRATUITO della Provincia per il Polo scolastico, MA SI AVVALE DEI SOLITI PROGETTISTI SPENDENDO I SOLDI DEI CITTADINI? IL PDL DI FRATTA TODINA CREDE NELLA SCUOLA PUBBLICA, PER QUESTO GUARDANDO AL FUTURO E ALLE TASCHE DEI CITTADINE E’ DISPONIBILE A SOSTENERE IL POLO SCOLASTICO!!!!
Perché il PD NON CI SPIEGA come mai con una delibera di GIUNTA n.°45 del 19.09.2007 è stato approvato un progetto preliminare per ampliamento scuola elementare del Capoluogo e realizzazione scuola materna e asilo nido per importo complessivo di 2.000.000,00€, quando ABBIAMO GRANDISSIME DIFFICOLTA’ a tenere aperto l’asilo Comunale di PONTECANE?? Perché il PD NON CI SPIEGA come mai non siano sufficienti € 390.000,00€ per fare n.° 2 aule, di per sé già inutili vista l’esigenza di dover fare le pluriclassi!!! Possiamo parlare di progetti, di presente e di futuro, di necessità, priorità, possiamo essere favorevoli o contrari, ma i numeri NON MENTONO MAI..
Perché il PD continua a dirci NON CI SONO I SOLDI per la SICUREZZA, per le STRADE, ma riesce a trovarli per opere senza PRESENTE, ma soprattutto SENZA FUTURO!!
Perché il PD fa una nota pubblica per “cercare” di difendersi sulla SCUOLA, e NON RITIENE GIUSTO di convocare una riunione per spiegare ai cittadini di PONTECANE che tra pochi mesi AVRANNO UN’ALTRA CAVA.
LA CAPIENZA DELLA SCUOLA ELEMENTARE ATTUALE E’ DI CIRCA 120 BAMBINI….. NOI NE ABBIAMO SOLTANTO 70!!!!! Il numero attuale di aule sarebbe sufficiente ad accogliere, eventualmente, anche i bambini del Comune di Montecastello di Vibio,
Per finire una semplicissima considerazione … se il progetto è così necessario, importante, futuristico, CI CHIEDIAMO, come mai LO VOGLIA SOLO IL PD?? Perché NON LO VOGLIONO 2 membri della Giunta, PERCHE ‘ NON LO RITENGA OPPORTUNO IL TECNICO COMUNALE??
Attendiamo FIDUCIOSI una risposta dell’AMMINISTRAZIONE a cui era rivolta la nostra PROTESTA, ma siamo sicuri che NON ARRIVERA’!!!! O CIFARA’ RISPONDERE DAL PD…..
MASSIMILIANO SCAPICCHI, PIER LUIGI PANCRAZI, BRIGITTA FAVI

2 luglio 2011
Strade vicinali d’uso pubblico

Io sottoscritto Renato Domenico Orsini, nato a Todi il 24 maggio 1938, Dottore Agronomo iscritto all’Ordine della Provincia di Perugia con il n.° 191, chiedo formalmente al Sindaco del Comune di Todi un giudizio su mie valutazioni della situazione giuridica delle strade vicinali d’uso pubblico, rilevate come tali nel vigente Catasto Terreni come raccordo con la viabilità comunale e provinciale limitrofa, premettendo le seguenti considerazioni tecniche e giuridiche.
Argomentazioni e valutazioni
In alcuni Comuni delle Province di Perugia e Terni, in passato riunite nel comprensorio intercomunale del Tuderte, è ormai una prassi consolidata la qualificazione delle strade vicinali d’uso pubblico come una comproprietà indivisa ed indisponibili dei proprietari frontisti, gravata da servitù d’uso pubblico a favore dei frontisti stessi e della collettività degli utenti, che la utilizzano per raggiungere le loro residenze e luoghi d’attività produttiva o per accedere a manufatti d’interesse diffuso (ad esempio, fontanili, chiese ed edicole, aree e manufatti di servizio) o per collegare tra loro strade pubbliche) e con una sorta di automatica quanto immotivata causa di retrocessione quando cessi l’uso pubblico con attribuzione della proprietà ai frontisti lungo la mezzeria della strada.
Data l’importanza ambientale, storica e rurale del reticolo delle antiche strade vicinali questa interpretazione delle norme che ne disciplinano la disponibilità e l’uso si riverbera in grave danno del patrimonio territoriale delle comunità interessate, rappresentate dal Comune,  ente pubblico territoriale soggetto ad  una precisa normativa di riferimento  di Diritto Pubblico, configurando anche varie situazioni e  conseguenze giuridiche di rilievo attuale, di seguito sintetizzate.
·        Per quanto riguarda la qualificazione giuridica di queste strade d’uso pubblico  si deve tener conto che esse erano o strade comunali che sono state declassificate o aree conferite nel tempo dai privati insediati nella zona servita per soddisfare esigenze proprie e comuni alla comunità residente, tanto è vero che nel diritto comune e nei diritti pre-unitari si parla sempre di conferimento (ex collatione privatorum nel caso di proprietà private) e mai di servitù prediale con costituzione di diritti di passaggio su fondi altrui ma, a mio giudizio, si tratta in ogni fattispecie concreta di fattispecie di atti relativi a beni di una sorta di demanio pubblico diffuso (“res communes omnium”), comprendente strade destinate da tempo immemorabile alla soddisfazione delle esigenze della collettività diffusa dei potenziali utenti, tanto è vero in vigente Catasto sono censite tra le “Strade” e delimitate in mappa da una linea continua che si collega al perimetro del raccordo con una o più strade sempre d’uso pubblico (statali, provinciali e comunali), che dopo il frazionamento (anche non è chiaro da chi possa essere firmato legittimamente il relativo Tipo da trasmettere all’Agenzia del Territorio competente) queste aree sono censite come “relitto stradale”.
·        nel vigente Codice della Strada queste aree prive di mappale sono state inserite nel gruppo F, come strade locali che comprendono anche gli itinerari ciclopedonali (gruppo F bis inserito dalla legge n. 214 del 1° agosto 2003 di conversione del decreto-legge n. 151/2003).
Ciò premesso, ai sensi della legislazione vigente in materia, in particolare del combinato disposto dell’articolo 51 della legge 20 marzo 1865,n. 2248 e dell’ articolo 3  del Decreto Luogotenenziale n. 1446 del 1° settembre 1918 e delle loro successive modifiche ed integrazioni la manutenzione di tali strade sta a carico di quelli che ne fanno uso per recarsi alle loro proprietà,” sia che queste si trovino o no contigue alle strade stesse”, comprendendo tra gli utenti anche la collettività territoriale, rappresentata e tutelata dal Comune che può utilizzarla per erogare servizi pubblici o per altre sue attribuzioni ed é tenuto a concorrere alla riparazione e conservazione di queste strade “in misura variabile da un quinto sino alla metà della spesa, secondo la diversa importanza della strada”.
Il Comune, ed in particolare il Sindaco anche nella sua qualità di Ufficiale di Governo, ha in merito una potestà amministrativa specifica di controllo e di tutela della transitabilità su dette strade, ai sensi del combinato disposto dell’art. 15 del D.lgt. n. 1446/1918, dell’art. 14 della legge n. 126 del 12 febbraio 1958 e dell’art. 14 del Decreto Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992, nel contesto delle sue attribuzioni in materia vigilanza e polizia, e poteri d’Ordinanza e di costituzione coattiva di consorzi di manutenzione, sistemazione e ricostruzione delle strade vicinali in presenza d’inattività da parte degli utenti, tra cui è compreso anche lo stesso Comune in rappresentanza dell’utenza diffusa.
Si deve anche far presente che, ai sensi e per gli effetti degli articoli 31 e 32 del DLT n. 285/1992, “i proprietari devono mantenere le ripe dei fondi laterali alle medesime, sia a valle che a monte delle medesime, in stato tale da impedire franamenti e cedimenti della sede stradale, ivi comprese le opere di sostegno di cui all’articolo 30, lo scoscendimento del terreno e l’ingombro delle pertinenze e della sede stradale” e “coloro che hanno diritto di condurre acque nei fossi delle strade sono tenuti a provvedere alla conservazione del fosso” per cui è evidente che i diritti di proprietà dei frontisti non  si estendono in nessun caso alla sede stradale, anche se per la sua individuazione si può fare riferimento ad una situazione d’uso consolidato ma sempre rimessa all’accertamento ed alla dichiarazione formale del  Comune competente.
Conclusioni
Da queste prime argomentazioni tecnico-giuridiche, sostenute da specifiche disposizioni legislative e pronunce giurisprudenziali,  ho tratto la conclusione che nei casi di specie si tratta di diritti reali su strade extra-urbane con destinazione ad uso pubblico ma che il titolare di tali diritti non siano i proprietari frontisti ma una sorta di università degli utenti, una collettività diffusa, anche se non titolare di diritti esclusivi su beni che  sono individuati da un tracciato con un inizio ed una fine ma senza suddivisioni intermedie, tanto è vero che negli elenchi delle strade d’uso pubblico che ogni Comune deve avere viene indicato solo il loro nome, la particella limitrofa ad un’estremità e la particella limitrofa all’altra estremità o, in subordine, le strade d’uso pubblico collegate ed ogni ipotetico possesso “ad usucapionem” dei frontisti potrebbe perciò decorrere solo dopo la constatazione dello stato di fatto della sede stradale e la dichiarazione di cessazione dell’uso pubblico e della cessazione della soggezione al regime demaniale di tali strade e d’altronde potrebbe sempre essere riaffermato in futuro con il ripristino di un nuovo interesse pubblico al transito su detta strada, in particolare quando su detta strada sono presenti situazioni particolari ed opere d’interesse ambientale, paesaggistico e storico-artistico e necessità di tutela della sicurezza degli utenti.
Ritengo pertanto che la tesi della proprietà attribuita ai proprietari frontisti non abbia un fondamento tecnico-giuridico e che gli eventuali atti di acquisto e cessione stipulati tra il Comune ed i privati-frontisti siano affetti da vizi che li invalidano senza possibilità di sanatoria, anche con il decorso del tempo, osservando che spesso si confondono le strade vicinali d’uso pubblico con quelle interpoderali, disciplinate da norme di diritto privato.
E’ questa una problematica ricorrente da anni nei comuni dell’antico  comprensorio interprovinciale del Tuderte e ciò ha determinato e determina problemi gravi sia ai fini della pianificazione e gestione del territorio che della loro applicazione a fattispecie concrete di rilievo pubblico e privato, in particolare per ciò che riguarda la legittimazione ad operare per la conservazione, manutenzione e tutela della strada d’uso pubblico e delle sue accessioni e pertinenze: credo pertanto che un parere motivato nel merito da parte degli Uffici aditi  sia utile ed opportuno ai fini di un corretto inquadramento della fattispecie ed una soluzione corretta ed uniforme del problema, conforme al diritto, coerente con una realtà d’uso di territori in rapida evoluzione ed in un contesto di chiarezza indispensabile per una corretta  amministrazione pubblica e per un’attività professionale basata sul diritto applicato alla tecnica.
La richiesta di parere è formulata, in particolare, per la sua applicazione alla tutela della viabilità e della sicurezza sulla strada vicinale d’uso pubblico delle “Carcerelle” di raccordo tra la viabilità comunale e provinciale ed il Castello di Vasciano in Comune di Todi.
Renato Domenico Orsini Dottore Agronomo

2 luglio 2011
Quante polemiche a Todi!

In questo ultimo periodo ho letto molto su alcuni temi della città, ma francamente le domande e le risposte talvolta mi hanno lasciato molto perplesso.
1- la discussione che si sta alimentando sulla possibilità di regolare la sosta in piazza.
I presupposti che la sostengono sembrano veramente farci fare un significativo salto indietro, da non poter condividere . Il rischio è anche quello che nasca un altro comitato che raccolga le firme per chiudere completamente e sempre il centro storico. La proposta politica su cui confrontarsi anche in vista delle prossime elezioni non può essere questa. Pertanto non c’è motivo per sostenerla.
2 – Capitolo di Umbra acque. Spesso mi è capita di concordare con Caprini.
Questa volta pur concordando su alcuni contenuti non sono d’accordo sul modo di porla.
Lui che è persona onesta,capirà che il vero problema e la legge regionale che ha istituito gli A.T.I. quello che oggi subiamo (tariffe ,more, cauzioni e quant’altro ne sono la conseguenza).
Secondo ,per dare ad ognuno il Suo occorre dire che l’Assemblea degli ATI e costituita dalla rappresentanza di tutti i Comuni che sono ricompresi nell’ambito. Guarda caso la maggior parte sono di sinistra ed il Presidente è il Sindaco di Perugia. Lo strumento che ora Umbria acque attiva è quello che gli hanno messo in mano proprio le assemblee. Per precisione sul retro delle bollette e scritto: le tariffe applicate sono quelle determinate dall’assemblea degliati n°1 e n°2.(vedi dettaglio della delibera sul retro). Uguale per quanto attiene agli odiosi conguagli.
Ed aggiunge: “Questa bolletta viene emessa tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale n° 335/2008. (salvo conguaglio.) La bolletta da cui ho copiato quanto sopra e’ già una bolletta a conguaglio. Quando ne avremo una definitiva Dio solo lo sa. Allora Umbria acque sembra non entrarci per niente perché i punti di riferimento sono la sentenza della Corte Costituzionale e la delibera dell’ATI. Pari ,( anzi più cervellotico) è il discorso delle
“Cauzioni.” Ma dico: senza arrovellarsi la testa, per far entrare nelle casse di Umbria Acque un bel “malloppo”, non bastava fare come fa l’ENEL o la TELECOM (che non sono Santi) e che quando paghi in ritardo ti applicano un piccolo interesse sulla bolletta successiva? Non vedo controindicazioni ne ingiustizia verso nessuno. Non vedo peraltro in questo caso cosa c’entri e quanto possa fare l’amministrazione Comunale? Non è mia intenzione difenderla,( lo sanno fare da soli); ma in questo caso non c’entra proprio niente, ne può fare molto attesa la composizione dell’assemblea. Semmai anche qui c’è da rivedere le delibere l’impianto nel merito e nel metodo, come per il 7%(in bolletta) destinato ad investimenti. Altro che dichiarazioni con O.d.G. che se non sostenuti da tutti i Comuni non hanno sbocco!!
Intanto sono alcuni giorni che(che da me) l’acqua arriva solo a gocce e di notte.
3- Ancora “tiene banco” la vicenda dell’ospedale. La mia posizione è nota perciò non aggiungo nulla. Ad ognuno il tempo assegnerà meriti e demeriti. Tuttavia mi pare che sia l’ora di finirla con le polemiche sul nuovo. Ora c’è bisogna contribuire per farlo funzionare al meglio. Lo stesso dicasi per l’utilizzo della struttura del vecchio. Ora il problema del reimpiego c’è . Occorre senza rimbalzi di responsabilità e senza rivendicare ruoli e funzioni che fanno perdere solo tempo, mettersi veramente attorno ad un tavolo , con la volontà di
assegnarle una destinazione prima possibile. Gli effetti negativi( gli operatori della zona) mi dicono che già si fanno sentire. Allora occorre mettere al “bando la polemica” per lasciare spazio alla politica vera che trovi le soluzioni più appropriate. Continuare così pensando di trarne ognuno un vantaggio politico addebitando le responsabilità solo ad altri potrebbe essere pericoloso. Potrebbe accadere che i cittadini si stanchino ed alla fine con il voto puniscano un po’ tutti.
Ottavio Nulli Pero.

1 luglio 2011
Castrini: soddisfazione per la  riattivazione corsa Treni

E’ con enorme soddisfazione che apprendo la notizia della riattivazione delle corse dei treni soppressi dal 10 marzo al 30 giugno e sostituiti con autobus. Chi come il sottoscritto è costretto a spostarsi con i mezzi pubblici per motivi di lavoro diventa problematico e faticoso nel dover pensare di prendere un pulman, causa non di poco conto sono le innumerevoli peripezie che è costretto a fare, producendo a gran parte dei viaggiatori uno stress infinito. Non si può paragonare certo, il treno, con l’autobus, il confronto non si può fare. L’autobus non può essere competitivo con il treno, c’è un abisso profondo, la differenza è abissale, sui tempi di percorrenza e sul confort, proprio non c’è paragone. Credo sia stato molto positivo l’incontro fatto in Regione con la Presidente Marini, con tutte le Associazioni Sindacali, c’è stata una scossa, però bisogna dare seguito a tutto ciò. Qualche segnale è già cominciato, capisco che c’è ancora molto da lavorare in tutti i sensi. Un plauso per l’impegno nel seguire l’intera vicenda in questi mesi, va all’Assessore Rometti, All’Assessore Della Vecchia, e perché no, anche al Direttore Fagioli per le innumerevoli telefonate fatte dal sottoscritto.  Credo ancora che la ferrovia Centrale Umbra, sia un bene Regionale, perciò rivolgo un accorato appello alle istituzioni e anche ai Parlamentari di ogni schieramento politico, affinché portino il proprio impegno nelle proprie Sedi Istituzionali, per non far morire questo bene prezioso quale è la Ex FCU.  Chi come il sottoscritto si è adoperato e interessato in questi anni per il buon andamento delle questioni inerenti la ferrovia, vorrebbe vedere crescere sempre più l’impegno in tale direzione. Positiva è stata anche la conferenza nel quale il Presidente Moriconi fa retromarcia sul raddoppio, asserendo che i denari verranno impiegati in altre direzioni. Mi auguro di vero cuore che con il mese di Settembre, non venga in mente di rimettere i pulman. Capisco che per tutti i lavori ci vuole tempo, però in questi 4 mesi secondo il sottoscritto, si è creato disservizio. Mai togliere i treni principali, il 206 delle 6.32 da Todi e quello delle 14.15 da S. Anna.  Bisogna mantenere l’esistente e cercare di rafforzare tutto ciò, per tutti noi viaggiatori e per il personale dipendente.
Giancarlo Castrini

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