Un ennesimo rapporto, quello del CERM 2011, individua l’Umbria come modello per la gestione della Sanità e la colloca al primo posto tra le Regioni italiane sia per la capacità di controllo della spesa (spesa pro-capite più bassa) che per l’alta qualità delle prestazioni erogate (efficacia degli interventi sanitari, livello di soddisfazione dell’assistenza sanitaria, andamento della mobilità e rischio di ospedalizzazione).
Qualora tutte le Regioni si attestassero al livello dell’Umbria, sia per livello di spesa che per qualità, dimostrando che la spesa sanitaria nazionale si ridurrebbe di ben 12 Miliardi di euro., secondo Nicola Salerno, curatore dei “Rapporti SaniRegio 2011 e Benchmarking”.
Dallo studio emerge, inoltre, che tutti gli studi di valutazione della qualità ed efficienza dei servizi sanitari regionali, condotti negli ultimi 2 anni, hanno collocato l’Umbria fra le tre Regioni incluse nel gruppo di eccellenza (Regioni benchmark) su cui calcolare i costi standard.
A conferma dell’eccellenza raggiunta sui livelli di spesa, secondo i dati della stessa Corte dei Conti emerge come solo l’Umbria, insieme alla Lombardia, risulta tra le due Regioni a statuto ordinario che sono riuscite a conseguire risultati economici positivi con le sole risorse garantite dallo Stato e senza perciò dover aggiungere ulteriori fondi regionali per il finanziamento della Sanità (compresi tasse e ticket).
Il rapporto CERM effettua una analisi anche relativa alla gestione della sanità pubblica negli anni che vanno dal 2003 al 2009 e da essi emerge che l’Umbria, oltre ad aver garantito la stabilità e l’equilibrio di gestione del proprio Servizio Sanitario Regionale, ha ottenuto una valutazione positiva anche per quanto riguarda le politiche sanitarie attivate e la qualità dei servizi erogati.
Per ciò che riguarda infine la spesa farmaceutica, i dati ufficiali (Rapporto OSMED 2010) evidenziano, a conferma della tradizionale attenzione al monitoraggio e al controllo dell’attività prescrittiva, come l’Umbria sia tra le prime tre Regioni a statuto ordinario nella spesa lorda pro-capite pesata (spesa Umbria pro-capite €. 187,1 – media Italia €. 215,1).
“I positivi risultati che ci prospetta il rapporto del CERM – ha affermato la presidente della Regione, Catiuscia Marini -, più che rappresentare un comprensibile motivo di soddisfazione, ci inducono a proseguire con maggior forza verso una ‘governance’ della sanità in Umbria che sia in grado di rispettare il principio dell’appropriatezza, senza dover per questo fare ricorso alla leva fiscale, o a tasse e ticket”.
“Dico questo – ha detto la presidente – nel momento in cui il Governo con la sua recente manovra ha voluto imporre un ticket sulle prestazioni di diagnostica e specialistica” che ”tutte le Regioni italiane hanno definito ingiusto e dannoso, chiedendo all’unanimità al Governo di ripensare a questa parte della manovra.
Come Regioni vogliamo fare la nostra parte anche nel concorrere al risparmio necessario, ma occorre che le misure che si adottano siano rispettose innanzitutto dell’autonomia delle Regioni. La strada scelta dal governo, invece, è forse uno degli atti più clamorosi di anti federalismo”.
“Noi continueremo a lavorare affinché vi sia un maggior livello di efficienza della spesa sanitaria, ma non possiamo più accettare, soprattutto in una prospettiva federalista, che il riparto delle risorse nazionali avvenga senza tener conto, appunto, dei livelli di efficienza e virtuosità di ogni singola Regione.
Questo ci dice, infatti, che se vi fosse un federalismo vero da questa sfida la nostra Regione guadagnerebbe risorse e sarebbe in grado di migliorare addirittura la qualità del sistema sia in termini di efficienza della spesa che delle prestazioni. Ciò che al contrario ci preoccupa è un ritardo del processo di miglioramento e razionalizzazione di tutto il sistema sanitario nazionale che potrebbe, se non avvenisse, compromettere parte del nostro lavoro”.
Le dichiarazioni sono state poi ulteriormente precisate dal suo portavoce.
“Dispiace dover intervenire nuovamente per alcune precisazioni rispetto alla vicenda dei ticket, ma notizie di stampa alquanto imprecise e successive dichiarazioni di consiglieri regionali stanno ingenerando confusione e soprattutto ignorano la realtà dei fatti che sono assolutamente chiari ed inequivocabili”.
Così inizia Il portavoce della Presidente della Giunta regionale Franco Arcuti in una nota sulla discussione aperta in merito all’introduzione di ticket nella sanità.
“Il Governo, con la manovra finanziaria, vuole imporre i ticket di dieci euro per specialistica e diagnostica. La regione Umbria, assieme anche ad altre regioni, si è fermamente opposta a questa ipotesi. La giunta regionale ha inoltre approvato una specifica delibera con la quale si riconferma la netta contrarietà dell’Umbria. Il Governo però, continua la nota del portavoce, insiste nell’imporre alle regioni che non volessero applicare il ticket (opzione che una legge del 2007 concede alle regioni in grado di attuare misure alternative per la copertura del mancato gettito) comunque una “compartecipazione dei cittadini”.
Dunque, è l’esatto contrario di ciò che – forse perché non ben documentati – si afferma da parte dei consiglieri regionali. Insomma, la Presidente Marini e la Giunta regionale parlano per atti e gli atti dicono che non vi è da parte della Regione Umbria alcuna volontà di applicare ticket, miniticket ed altra forma di compartecipazione dei cittadini. Tutt’altro.
Peraltro, è proprio grazie all’iniziativa della stessa presidente Marini, assieme alle altre regioni italiane che condividono questa volontà di non applicazione del ticket – da subito definito iniquo, ingiusto e dannoso per lo stesso sistema sanitario pubblico – che vi è stata la recente riunione al ministero della Salute con il Ministro Ferruccio Fazio, nel corso del quale le Regioni presenti hanno manifestato la loro contrarietà all’ipotesi del ticket, sostenendo invece la necessità di individuare misure alternative che comunque non prevedano in alcun modo la compartecipazione dei cittadini alla spesa.
Questa posizione, conclude la nota di Palazzo Donini, è stata condivisa ieri dalla stessa Conferenza dei Presidenti delle regioni che ha dato mandato alla commissione sanità della Conferenza di approfondire in questi giorni tutta la vicenda e individuare le proposte da avanzare al Governo.








